12 Dicembre 2014

Terzo giorno di interrogatorio per Schettino: Il naufragio è stato il fallimento

Terzo giorno di interrogatorio per Schettino: Il naufragio è stato il fallimento

 
 
di CRISTINA RUFINI VENTITRÉ. Tante le ore, ovviamente non consecutive, durante le quali l’ ex comandante Francesco Schettino ha risposto alle domande serrate di procura e parti civili. Ieri è ripreso l’ interrogatorio al teatro Moderno di Grosseto e Schettino ha dovuto ripercorrere ancora una volta la notte del naufragio. Otto ore di botta e risposta che si aggiungono alle 15 già compiute all’ inizio del mese. Il comandante, come ancora viene chiamato, ha risposto tuttosommato lucidamente: da quella droga non assunta da lui, ma rilevata sui suoi capelli come contaminazione a che cosa gli disse Ferrarini. Fino al quel personal computer sparito. Ha tenuto «la scena» il capitano di Meta di Sorrento. Soltanto in un’ occasione, spazientito da alcune domande dell’ avvocato Michelina Suriano, non sapendo come manifestare il disturbo si è fatto il segno della croce come richiamo alla pazienza. «SE AVESSI pensato di essere l’ unico responsabile ha risposto Schettino a un avvocato di parte civile non sarei qui ad affrontare un processo pubblico. Avrei chiuso prima. Il disastro ha significato il fallimento. Quella sera se fossimo stati nella condizioni di cento anni fa, avrei preso il timone io e avrei mandato tutti a casa». Una frase che non lascia spazio all’ interpretazione. Schettino non era contento della sua «ciurma», di quegli ufficiali promossi troppo in fretta. In aula l’ ex comandante ha anche lasciato intendere che dietro quegli avanzamenti di carriera da una crociera all’ altra fosse. «Faccio un esempio: se io sono responsabile del personale e mi danno 2.000 euro ha dichiarato per far passar di grado delle persone, questo ha un’ interferenza» sulla gestione del personale di bordo e, comunque, «cosa ne facevano (i manager di Costa spa, ndr) dei miei rapporti informativi, sui vari ufficiali, che io mandavo? A cosa servivano? Bisognerebbe usare la lente d’ ingrandimento per ciascuno». PRECISAZIONI, non chiarissime. Anche così, Francesco Schettino, ha criticato la selezione del personale di bordo di Costa Crociere interrogato oggi dalle parti civili al processo di Grosseto. Schettino lo ha detto rispondendo all’ avvocato Fabio Targa di Padova che gli stava chiedendo di individuare altre responsabilità del naufragio e perché, secondo l’ imputato, «le carriere degli ufficiali di Costa erano troppo veloci», rispetto alla maturazione di un’ esperienza professionale adeguata ai compiti da sostenere, e «io rilevavo un’ esperienza tale da non farli militare in quel grado». «A ognuno davo un certo profilo, facevo un vestito su misura», ha anche detto Schettino ricordando che «tantissimi volevano farsi imbarcare su navi Costa. Io solo una volta riuscii a far imbarcare un nipote e sembrò chissà che cosa, mentre altri…, ma lasciamo perdere…». Poi ci ripensa. «I manager di Costa facevano imbarcare chi aveva una certa…».Poi si è zittito, nonostante l’ invito dell’ avvocato targa a proseguire. Soltanto uno dei suoi legali, l’ avvocato Donato Laino, ai margini del processo, durante una pausa dell’ udienza ha aggiunto, «Materiale su cui lavorare e indagare». LA GRANDE colpa dei suoi ufficiali, secondo Schettino, è stato il silenzio che ha regnato in plancia, o come ha spiegato meglio alla fine dell’ udienza. «C’ era un’ alterazione della realtà e non so da che cosa potesse essere dipesa. Oppure ognuno stava facendo altro ha sottolineato Schettino rispondendo all’ avvocato di Codacons Giuliano Leuzzi Non mi so spiegare perché gli ufficiali stavano zitti.Non ho mai trovato una spiegazione congrua e logica». E quelle tracce, da contaminazione e on per assunzione, di eroina e cocaina rilevate sulla ciocca di cappelli al momento del test?. «Sono tre anni che mi chiedo se e come possa essere avvenuta la contaminazione». Un altro dei tanti misteri della Concordia.

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