14 Novembre 2014

Un sindaco solo al comando

Un sindaco solo al comando

ROMA. Se capiti in Italia, va’ a Milano. Questo pare dire, fra le righe della classifica delle dieci città da visitare nel 2015, la celebre guida Lonely Planet. Primo posto Washington, secondo El Chalten, in Argentina, terzo posto Milano, che è anche l’ unica meta italiana. Nessuna Venezia, nessuna Firenze, ma soprattutto: neppure un posticino per Roma, la più grande fra le escluse. Possibile? Angelo Pittro, responsabile Lonely Planet Italia, ci spiega che non è turistico lo scopo di questa top ten. È un fatto di tendenza, precisa: «ConBest in Travel 2015 abbiamo suggerito qualcosa di speciale da fare nel mondo il prossimo anno, ed è indubbio che l’ Expo di Milano sia, a livello internazionale, un gran richiamo. Abbiamo messo sotto ai riflettori posti nuovi, cercando di sprovincializzarci da quelli che sono i parametri consueti». Allora mettiti l’ anima in pace, Roma: sarai pure bella, ma non abbastanza trendy. (valentina farinaccio) R OMA. Ignazio Roberto Maria Marino è nato a Genova e ancora giovanotto fuggì in America a fare trapianti di fegato. Preso dagli impegni medico-scientifici, mai ebbe l’ occasione di leggere Giacomo Casanova. Ah, se lo avesse fatto. Mai avrebbe lasciato il laticlavio senatoriale per candidarsi sindaco della capitale, perché avrebbe saputo che «l’ uomo che vuole fare fortuna a Roma deve essere un camaleonte, un Proteo capace di assumere tutte le forme. Deve essere compiacente, insinuante, falso, impenetrabile, spesso strisciante… E se detesta comportarsi così è meglio che lasci Roma e vada a cercare fortuna altrove». Emigrare altrove: esattamente quel che pensa l’ 80 per cento dei romani che, un anno e mezzo fa, per dimenticare il disastro amministrativo ed etico compiuto da Gianni Alemanno, nutrito di vecchi arnesi fascisti che dell’ antico camerata possedevano l’ anima, lo elesse sindaco con un mezzo plebiscito. Ed esattamente ciò per cui lavora già da mesi il putrido sistema di potere della negletta capitale. I cui confini vanno dal Nazareno, sede del suo partito dove è stato commissionato e reso pubblico l’ ultimo sondaggio-killer, alle mura vaticane, dove aborrono le iniziative sui diritti civili; da via Barberini, dove regna l’ ottavo re di Roma Franco Caltagirone, a via del Tritone, dove la gazzetta caltagironiana Il Messaggero non perde occasione di oltraggiarlo («Una mozzarella scaduta»); dalle municipalizzate, dove un’ intera genìa canagliesca ha pompato per anni impunita immense risorse, agli archistar gonfi di progettazioni, fino ai giornalisti e ai conduttori televisivi maramaldi, specialisti nell’ arte di essere deboli con i forti e forti con i deboli. Intendiamoci, i primi diciotto mesi di Marino, che potrebbero essere anche gli ultimi, sono stati tutt’ altro che esaltanti: l’ uomo è solipsista, impulsivo, emotivo, oscillante tra il ghigno del coniglio mannaro e le lamentazioni del Calimero pulcino nero, in qualche modo pre-politico, vittima della «maledizione dei curricola», con continui incidenti più che imbarazzanti. Come quello del manager dei rifiuti licenziato nel primo giorno di lavoro perché indagato per reati ambientali, o quello del capo dei vigili urbani, un ex ufficiale dell’ Arma, che non aveva i requisiti previsti dalla legge. Intanto la città è sempre sporca, i trasporti pubblici carenti, il traffico pazzo, l’ abusivismo dilagante, l’ umore dei romani della strada sotto i tacchi. Insomma, l’ ex boy scout riesce a scontentare quasi tutti, dai motorinauti che non possono più entrare nel nuovo Tridente pedonale ai commercianti, dai gestori dei ristoranti-mangificio di Piazza Navona ai piccoli ras romani del suo partito, fino al grande ras nazionale Matteo Renzi, che lo esclude dal suo «Giglio magico», tanto che all’ ultima Leopolda non lo ha degnato di uno sguardo, e che non vede l’ ora di liberarsene. Anche se paradossalmente i problemi che hanno sono simili: tante belle idee e progetti, ma poche realizzazioni, spesso per le insuperabili difficoltà del contesto. Solo che Matteo sa cavalcare il rapporto con gli elettori senza mediazioni, mentre Ignazio Roberto Maria, digiuno nell’ arte del comunicatore disinibito, non ne è proprio capace. Marino, dunque, non avrà il carisma né le capacità di Bloomberg, ma – diciamolo – di qui a crocifiggere come un ladrone dopo solo un anno e mezzo il sindaco di una delle più difficili città del mondo intero da amministrare è alquanto ingeneroso. Cade un cavallo al traino di una botticella in via del Corso e di chi è la colpa ? Del sindaco Marino che aveva promesso agli animalisti di eliminare le botticelle. Parcheggia la Panda in un posto concesso dal Senato per ragioni di sicurezza e ne nasce uno scandalo, come se avesse rapinato i forzieri della Banca d’ Italia. Chiude i Fori imperiali e annuncia di voler chiudere il Circo Massimo e si scatena la vena letteraria apocalittica contro il «rottamatore» della capitale d’ Italia, non delle nefandezze cittadine, per renderla come Macao. Nel genere letterario si distingue sul Foglio di Giuliano Ferrara e Denis Verdini, Barbara Palombelli, consorte dell’ ex sindaco di Roma Francesco Rutelli. La sua prosa ci fa correre i brividi lungo la schiena: «Orrendi bar, terribili pizze vendute con cartelloni-sandwich che ti impediscono di camminare, camerieri che ti spingono verso quegli antri puzzolenti tanto alle cinque di pomeriggio che alle due di notte. Pullman ovunque, masse che si riversano senza sapere nulla davanti a monumenti presidiati da ogni tipo di camion-würstel, venditori di vomito plastificato colorato che ti lanciano sui piedi ogni genere di schifezza, bolle di sapone rancido che ti esplodono sulla giacca. Questo è il progetto del sindaco e del suo misterioso e ombroso assessore al Traffico». Insomma, sono Marino e il suo assessore gli sponsor «della folla in canottiera che sputa nelle fontane». Un cupo scenario medievale che sarebbe causato dalla chiusura alle auto di una striscia del centro storico in una città più estesa di Parigi. Ma dove è stata l’ ex sindachessa nel ruolo caricaturale di Ridley Scott e del suo Black Rain? Bisogna pur dire che il chirurgo cattolico, tanto abile nel trapiantare fegati, pecca quasi sempre di velleitarismo. Dice che un piano traffico non si fa dal 1998 quando sindaco era, per l’ appunto, Rutelli. E che lui, oltre a chiudere via del Babuino, manderà quarantamila persone col carsharing, venderà il biglietto dell’ autobus con lo smartphone e riparerà le buche. Ma chi, tra i predecessori, non ha sempre giurato che avrebbe coperto le voragini stradali in cui si precipita sia in periferia che in centro? Rivendica di aver bonificato l’ isola Tiberina e dragato il Tevere, di aver chiuso la discarica di Malagrotta e licenziato quel Panzironi, l’ esperto di razze equine che governava l’ Ama, di aver messo in riga l’ Atac e l’ Acea. Parzialmente vero, ma questo è – oltre alle promesse – solo un po’ di solletico a una città afflitta da decenni di problemi inesorabili di ogni genere, che avrebbe bisogno di interventi drastici, di un vero piano nazionale per la capitale d’ Italia. Come contrastare davvero, ad esempio, l’ abusivismo dilagante e la terra di nessuno della stazione Termini se le forze dell’ ordine non sono sufficienti e motivate? O come far ragionare i tassisti e le altre lobby cittadine irregimentate da Alemanno e ora dai nuovi post-fascisti? Una cosa va riconosciuta al sindaco: aver tentato di confrontarsi con i potenti califfati cittadini, a cominciare da quello di Caltagirone, autore della cementificazione senza regole dell’ agro romano e padrone dell’ Acea, stanza di compensazione dei poteri e degli interessi romani. Ma non sempre con grande successo. Vedi l’ ultimo scontro sui ritardi nella consegna del Metro C, opera da due miliardi di euro, per anomalie negli impianti. Marino ha fatto di nuovo la voce grossa con Caltagirone, ma ha scoperto che il califfo è favorito anche in caso di ritardi per una norma contrattuale capestro a suo favore. Il conflitto con i poteri forti cittadini non favorirà per niente affatto il sindaco boy scout: se si andrà a elezioni politiche anticipate si voterà di nuovo anche a Roma e il candidato non sarà lui. Il premier-segretario boy scout, pur non avendo letto Casanova, ha già deciso: «Meglio che lasci Roma e vada a cercare fortuna altrove». ottobre 2014 la panda Dall’ agosto 2013 la Panda rossa di Marino era parcheggiata in un posto auto riservato ai senatori, grazie all’ autorizzazione concessa dal prefetto dopo un vandalico graffio. Interpellanze parlamentari, lettere: monta la protesta. Un servizio delle Iene scopre che il permesso Ztl era scaduto a giugno, ma il sindaco non era mai stato multato. Il Prefetto ha revocato l’ autorizzazione e ora la Panda rossa ha levato le ruote. ottobre 2014 il sondaggio Fuoco amico. A fine ottobre vengono diffusi i dati di un sondaggio Swg sul gradimento del sindaco di Roma, in caduta libera: l’ 84 per cento dei romani non è soddisfatto, proprio quando lui aveva annunciato di volersi ricandidare. L’ analisi, all’ insaputa dell’ interessato, è stata commissionata proprio dal capogruppo Pd. nell’ Assemblea comunale, Francesco D’ Ausilio, e pagato dal gruppo. D’ Ausilio ha presentato le dimissioni, per ora “congelate”. E’ toccato al vicesegretario Pd Lorenzo Guerini smorzare le polemiche su Marino. ottobre 2014 matrimoni gay Sabato 18 ottobre il sindaco Marino trascrive nel registro comunale i matrimoni di 16 coppie omosessuali celebrati all’ estero. Festosa cerimonia in Campidoglio, con cinque coppie di donne e 11 di uomini, fra le braccia bambini. Marino resiste ad Alfano. Scatenati centrodestra e zone conservatrici del Vaticano. settembre 2014 tridentino Detto fatto, dopo i lavori estivi spariscono le auto anche dal famoso Tridente: da piazza di Spagna al Babuino, la pedonalizzazione si estende quasi fino al Tritone. Il «tridentino» è vietato anche a moto e scooter (se non residenti), unica risorsa di sopravvivenza dei romani di ogni età. È rivolta sui social. network aggiusta aggiusta spettavano la riparazione delle pericolose buche (il sindaco ciclista appena insediato vi cadde dentro a piazza del Collegio Romano). Marino non recede e annuncia: pedonalizzerò anche via dei Cerchi e il Palatino, guerra ai sanpietrini di via Nazionale. luglio 2014 rolling stones Un momento di Grande Bellezza per il sindaco: far suonare i mitici Rolling Stones nella cornice «unica al mondo» del Circo Massimo. L’ evento è riuscito, tra l’ emozione di Mick Jagger e dei settantamila spettatori (paganti, vietati gli appollaiamenti sul Palatino). Ma per avere tanta Satisfaction Marino ha dovuto lottare contro Sovrintendenza e Codacons. giugno 2014 maltempo Marino rischia per un pelo di essere associato a quel record negativo della «pala» anti-neve del predecessore Alemanno, quando, nel giugno 2014, un nubifragio genera il caos: interrotte strade, gallerie, alcune stazioni della metro allagate, buche diventano voragini e il traffico va in tilt. La pulizia di fogne e tombini urge, ma altrettanto l’ approvazione del bilancio per poter usare i fondi. Il sindaco lancia l’ allarme. dicembre 2013 rifiuti La «monnezza», emergenza permanente: strade sporche, spariti gli operatori ecologici, raccolta differenziata a picco. A Natale 2013 ciò che resta di cenoni e pacchetti si accumula dentro e fuori ai cassonetti. Eppure Marino aveva annunciato una rivoluzione per la governance delle municipalizzate. Per l’ Ama nuova gaffe: si scopre che il prescelto presidente è indagato. Deve lasciare. agosto 2013 i fori A piedi Alle 5.30 del 3 agosto 2013 Marino dà il via alla pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali, dalla metà fino al Colosseo. Percorsi vietati e circumnavigazione dell’ anfiteatro Flavio, ribaltati i sensi di marcia in un carosello urbano. Il sindaco vuole realizzare il Parco archeologico, il sogno di Antonio Cederna. Taxisti furiosi, autoblu graziate. agosto 2013 traffico Altri punti dolenti, il traffico asfissiante e la lentezza dei mezzi pubblici. Contestata la soppressione di linee urbane. Con una gaffe viene nominato comandante dei Vigili un ex colonnello dei carabinieri che non ha i dovuti requisiti. In Campidoglio il malumore cresce nella maggioranza, scossa anche dalla vittoria di Renzi che non semplifica la vita a Marino. Si dimettono due assessore. Bilancio e alla Cultura (qui il posto resta vacante per mesi). La Capitale ha un debito milionario e il bilancio è approvato dopo notti rissose nell’ Aula Giulio Cesare.

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