Sul Panda-gate il Pd molla Marino «Deve spiegazioni in Campidoglio»
-
fonte:
- Libero
BRUNELLA BOLLOLI ROMA nnnMartedì la resa dei conti. Per attendere la versione in Aula del sindaco Ignazio Marino, coinvolto nel pasticcio del Panda-gate, bisogna aspettare la prossima settimana. L’ auspicio dei fedelissimi è che per allora ci sia qualche certezza in più sulla presunta violazione dell’ archivio informatico del Comune, altrimenti sono dolori per Marino e per il Pd. Ieri il primo cittadino ha bellamente dribblato il problema della mozione di sfiducia presentata dal Nuovo centrodestra perché è volato a Londra, ospite di un convegno sulle infrastrutture e sulla vivibilità delle grandi metropoli. «Sono qui per parlare di Roma e basta», neanche una parola con i cronisti sullo scandalo del permesso scaduto per entrare nella Zona a traffico limitato. Una cosa, però, l’ ha detta il sindaco pedalatore che parcheggia la sua auto in divieto di sosta: «A Roma dobbiamo veramente cambiare l’ uso delle macchine private». Cominciasse lui, allora. «Se paragoniamo il numero di automobili ogni mille abitanti, Roma supera di gran lunga Londra e Parigi. Una soluzione sarà quella del car sharing». E così, aggiungendo altre perle al suo patrimonio di gaffe, l’ ex senatore del Pd continua a tenere banco per la storia delle otto sanzioni non pagate, scoperte dal senatore Ncd, Andrea Augello, e oggetto di un’ interrogazione e di una mozione di sfiducia in Aula Giulio Cesare presentata dai consiglieri Roberto Cantiani e Lavinia Mennuni. Per l’ opposizione il sindaco Marino «va sfiduciato in tutti i municipi di Roma», non solo in Comune. «Riteniamo che l’ operato di Marino, dal giorno del suo insediamento ad oggi, sia stato caratterizzato da ogni sorta di errore politico e amministrativo», hanno scritto. Tradotto: se ne vada a casa. In consiglio comunale quelli dell’ Ncd erano scatenati: «Dona un soldino al sindaco Marino», gridavano tra sfottò, striscioni e manifesti. «Daje Marino con ‘ste multe». Ma, dopo una settimana di polemiche, con i servizi delle Iene che lo inchiodano, adesso perfino il sostegno del Pd comincia a scricchiolare attorno all’ inquilino di Palazzo Senatorio. Oggi si riunisce il direttivo romano, l’ affaire multe sarà di sicuro sul tavolo dei dem, Marino non è più blindato come prima, sebbene continui a dichiararsi «serenissimo». Inequivocabili le parole di Lionello Cosentino, senatore e segretario del Pd romano, intervenuto a Radio24: «Marino arriva a fine legislatura se fa poche cose utili, se paga le multe, se ci mettiamo tutti assieme a lavorare sui problemi veri di Roma, e non sulle polemiche tra partiti». Ancora: «Ci vuole uno scatto, da parte del gruppo dirigente, altrimenti siamo colpevoli di fronte ai cittadini». I democratici non vogliono ancora pronunciare la parola dimissioni, evocate invece dal Codacons, ma «urge un chiarimento in Aula. Il sindaco deve spiegare». Lo ha detto ieri il consigliere Pd, Fabrizio Panecaldo, lo ha ribadito il capogruppo di Sel, Gianluca Peciola. E i grillini campioni di morale, cosa dicono di fronte al Pandagate? «Una vicenda in cui la politica ha raggiunto il livello più basso», recita una nota del M5S. «Siamo pronti a sfiduciare Marino, ma non su questioni inutili come le multe». Tanti, comunque, hanno criticato la decisione di rimandare a martedì la relazione del sindaco. Troppo tardi, ha lamentato il capogruppo del Movimento cantiere Italia, Mino Dinoi: «Credo sia da irresponsabili lasciare, per altri cinque giorni, la città esposta al linciaggio mediatico e alla paralisi». Ma il Campidoglio ha bisogno di tempo: in primis per dimostrare se davvero c’ è stata una violazione nel sistema informatico, come ha denunciato Marino ai carabinieri. Intanto, ieri sera, guarda caso, l’ Avvocatura di Roma Capitale ha fatto sapere che la Panda rossa intestata a Ignazio Marino può usufruire del permesso Ztl anche se non c’ è lui al volante. Un modo per dire che forse le multe sono state prese dalla moglie Rossana. E vabbè. Ma poi gli avvocati del Campidoglio precisano che il sindaco non aveva bisogno di un rinnovo formale del permesso Ztl perché «non occorre una specifica istanza da parte dell’ interessato per ottenere i rinnovi annuali del titolo». Sarà vero? Peccato che si siano svegliati solo adesso. STORIA-MULTE Ignazio Marino non avrebbe pagato otto multe prese dalla sua Panda rossa, entrata senza permesso nella ztl del centro storico. Come se non bastasse l’ utilitaria del sindaco di Roma è stata di nuovo pizzicata in divieto di sosta nel centro della capitale, vicino il Pantheon, sotto casa di Marino. LA DENUNCIA A denunciare Marino, il consigliere regionale del Lazio Fabrizio Santori che avrebbe visto l’ altra sera verso le 22.40 una macchina bianca con dentro il sindaco, subito dopo «parcheggiato sotto casa, su uno stallo per i disabili» vicino alla famosa Panda rossa, anch’ essa in sosta vietata. Il cartello ben visibile specificava come il divieto fosse permanente. I VIGILI Santori avrebbe contattato i vigili, ma dopo mezz’ ora sarebbe stata spostata in fretta e furia la Panda rossa e subito dopo l’ altra macchina bianca. Quando sono arrivati i vigili non c’ erano più. La scena è stata ripresa dalle Iene. Senza permesso nella Ztl e in sosta vietata La maggioranza chiede chiarimenti. Il sindaco, che ieri ha dribblato la mozione di sfiducia del Nuovo centrodestra, da Londra pontifica: è ora che i romani si convertano al car sharing
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- TRASPORTI
-
Tags: dimissioni, Ignazio Marino, multe, roma
