PENSIONI: SPARISCE LA NORMA CHE METTE UN TETTO ALLE PENSIONI D’ORO
DANNO
PER LA COLLETTIVITA’ DA 2,6 MILIARDI DI EURO IN 10 ANNI. CODACONS
CHIEDE ALLA CORTE DEI CONTI E AL TRIBUNALE DEI MINISTRI DI INDAGARE
Sul mistero della sparizione della “clausola di salvaguardia” contenuta nella legge 214 del 2011 interviene il Codacons, che ha presentato oggi un esposto alla Procura di Roma, alla Corte dei Conti e al Tribunale dei Ministri, chiedendo di fare chiarezza sulla vicenda.
Con tale norma, voluta dall’allora Ministro del lavoro Elsa Fornero, veniva fissato un tetto alle pensioni più ricche – spiega l’associazione – All’art. 24 infatti si stabiliva che, a partire dall’1 gennaio 2012, i lavoratori che pur avendo raggiunto i 40 anni di anzianità decidevano di rimanere in servizio fino ai 70 o ai 75 anni, avrebbero percepito una pensione non superiore all’80% del valore dell’ultimo stipendio.
Tale clausola, che di fatto poneva un limite all’importo delle pensioni erogate dall’Inps, è però misteriosamente sparita, con la conseguenza che ora circa 160.000 lavoratori che hanno già raggiunto i 40 anni di anzianità possono contare su un incremento progressivo della pensione, il cui importo sarà addirittura superiore a quello dell’ultimo stipendio percepito. Un danno per la collettività stimato in 2,6 miliardi di euro in 10 anni.
Il Codacons ha dunque chiesto alla Procura di Roma, alla Corte dei Conti e al Tribunale dei Ministri di aprire una indagine per accertare la causa della cancellazione di tale norma dalla legge 214 del 2011, e verificare la sussistenza di fattispecie penalmente rilevanti con particolare riguardo allo sperpero di risorse pubbliche a danno della collettività.
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