11 Novembre 2014

Il Pd trema alla vigilia del voto

Il Pd trema alla vigilia del voto

Il nome più eclatante non c’ è. Stefano Bonaccini non figura tra i 41 consiglieri regionali emiliani per i quali ieri la Procura di Bologna ha inviato l’ avviso di chiusura indagini, che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Il candidato Pd alla presidenza della Regione aveva chiesto ed ottenuto l’ archiviazione per le spese che gli venivano contestate dai pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari per circa 4000 euro. Ma per il Pd la notizia della chiusura delle indagini arriva come uno tsunami improvviso e soprattutto insolito. Ad appena 15 giorni dal voto per la successione di Vasco Errani la magistratura presenta il conto dopo due anni di indagini e migliaia di scontrini esaminati nell’ ambito dell’ inchiesta “Spe se pazze”. Dei 2 milioni di rimborsi contestati, sui quali grava lo spettro dell’ accusa di peculato, oltre 900mila sospetti sono in capo ai Dem. Non tutti però sono finiti nell’ inchiesta, tra questi ci sono anche alcuni candidati. Ma la maggior parte degli ex consiglieri rossi, 18, è in compagnia di tutti gli altri: dall’ Italia dei Valori all’ Udc, passando per Forza Italia e la Lega. Ce n’ è abbastanza per far dire ai vertici di Lega coop Emilia che quella la magistratura è stata «tempestiva». E se la centrale delle coop rosse si espone così, in altri tempi si sarebbe parlato di giustizia ad orologeria, vuol dire che il timore che sotto le due Torri arrivi il vento dell’ anti politica, è concreto. Tra i coinvolti c’ è anche Matteo Richetti, il deputato renziano doc, che fino a settembre era lo sfidante di Bonaccini alla guida della Regione e che si dimise in un drammatico pomeriggio proprio quando si diffuse la voce era tra gli indagati. Le accuse sono quelle che già erano emerse. C’ è la consigliera che si faceva rimborsare i sex toys o quello che invece faceva pipì nei bagni pubblici a spese dei contribuenti. Ma anche chi comprava abiti di sartoria a piè di lista. Ma la parte grossa dei rimborsi contestati sono per cene e trasferte. Ristoranti, alberghi, viaggi privati mascherati da istituzionali. Un fiume di scontrini per certificare che così “f acean tutti”, anche se a ben guardare la notizia dell’ inchiesta ha indignato di più i moralisti della Sinistra che fino a ieri si stracciavano le vesti per i guai della Destra. C’ è anche l’ Italia dei Valori che è finita del mirino della procura per il convegno con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, decisamente fuo ri portata in termini di cosi. Ma c’ è anche chi portava a spasso la famiglia e poi si faceva autorizzare la trasferta dal proprio capogruppo, come il caso del Pd Luciano Vecchi, oggi assessore alle Attività Produttive. Per lui, la magra attenuante che comunque si trattava di ristoranti di fascia media. Il suo capogruppo invece, Marco Monari, era già stato pizzicato nel week end a Venezia. E mentre il Codacons invita tutti i cittadini emiliani a costituirsi parte civile, la Lega Nord ne approfitta con il leader federale Matteo Salvini che si fa fotografare davanti alla sede della coop Terremerse di Imola perché «in fondo, tutto è cominciato da qui», alludendo alla condanna del presidente Vasco Errani, che ha costretto l’ Emilia ad andare anticipatamente al voto. Qualcuno su Facebook chiede che i candidati indagati si ritirino dalla corsa per la Regione. Ma c’ è già chi mette le mani avanti come è il caso della Pd Palma Costi, candidata, ma non coinvolta nell’ inchiesta e che ricorda, con spirito di garantismo “tombale”, che «un’ indagine non è una sentenza». Nel centrodestra lo dicevano spesso, ma l’ effetto solitamente era diverso.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this