7 Novembre 2014

Benigni spilla 4 milioni alla Rai e non vuole spot

Benigni spilla 4 milioni alla Rai e non vuole spot

MISKA RUGGERI Undicesimo comandamento: non desiderare break pubblicitari. Perché non si interrompe l’ emozione di un film, figuriamoci quella di ascoltare la parola del Signore dalle labbra del nostro novello Mosè. (…) :::segue dalla prima MISKA RUGGERI (…) Roberto Benigni, of course. Già Dante nell’ Oltretomba, già cantore-esegeta della Costituzione («la più bella del mondo») e dei «Fratelli d’ Italia», adesso addirittura – il 15 e il 16 dicembre in prima serata su Raiuno – in vetta al Sinai per ricevere dèka lògous da Dio e ammannirli al popolo televisivo. Alla modica cifra di 4 (quattro) milioni di euro. Tale infatti sarebbe il cachet richiesto ai vertici di Viale Mazzini dall’ entourage del comico toscano (capeggiato dall’ agente Lucio Presta) per lo spettacolo in due puntate su «I Dieci Comandamenti» (2,4 milioni) e per alcune seconde serate (1,6 milioni) da trasmettere senza spot e fuori dal cosiddetto periodo di garanzia. Ora, il talento divulgativo del 62enne Robertaccio non è certo in discussione; farebbe faville anche alle prese con l’ interpretazione delle canzoncine dei Sette Nani o con la lettura dell’ elenco del telefono, figuriamoci con le Tavole della Legge. Ma le cifre in ballo sono ovviamente destinate a far discutere, in questi tempi di spending review, e non mancheranno prese di posizione da parte di Codacons, Associazione utenti radiotelevisivi e l’ onnipresente Brunetta. Specie se ricordiamo le polemiche dello scorso settembre, quando Benigni tenne a battesimo la prima puntata del nuovo «Ballarò» targato Massimo Giannini facendosi intervistare dall’ ex vicedirettore di Repubblica. Un’ ospitata alla fine della fiera gratis, ma accompagnata da un po’ di maretta per un eventuale compenso all’ attore premio Oscar per La vita è bella. Adesso il contrordine: Benigni ha già fatto il suo beau geste nei confronti di Raitre, quindi è il caso che Viale Mazzini metta mano al portafogli. Non si capisce, però, in mezzo a tutti i sacrosanti tagli, Floris in primis, perché così tanti euro, un conto così salato per un tale one man show. Come sei i quasi 6 milioni tirati fuori dalla Rai appena due anni fa per la serata sulla Costituzione e le 12 puntate sulla Divina Commedia, nonostante i buoni ascolti della prima (43,9% di share), non avessero insegnato nulla a Luigi Gubitosi & C. Benigni infatti è una garanzia, in prime time fa quasi sempre il botto, soprattutto se riesce a inserire riferimenti all’ attualità politica e a fare satira. Ma poi i prodotti freddi e – come dire? – aggiunti giusto per fare cifra tonda sono un reale inferno. Ricordate il «TuttoDante» della primavera del 2013 ondato in onda su Raidue? Roba da un 2-3% di share, battuto – prima volta nella storia per una rete tematica digitale opposta a una generalista – persino da un film di Iris. Sembra quindi assurdo sganciare un milione e 600mila euro per un pacchetto di seconde serate e addirittura senza spot pubblicitari all’ interno del monologo. Questa pretesa in particolare – uno storico pallino di Adriano Celentano – assomiglia a un vero e proprio autogol. Senza gli introiti della pubblicità, infatti, come mai farà l’ azienda di Stato a rientrare nelle spese? Se persino i Comandamenti hanno un’ interruzione – cinque su una tavola (sul rapporto tra uomo e Dio) e cinque su un’ altra (sul rapporto tra l’ uomo e il suo prossimo) – anche il divo Benigni potrebbe tirare un po’ il fiato e, una volta adeguato il conto in banca al sogno di costruirsi una copia perfetta di San Pietro con tutto il colonnato in scala 1:1 (copyright di Stefano Disegni nelle strisce su Sette), far incassare qualcosa alla povera Rai Pubblicità (ex Sipra) dai conti ormai in rosso.

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