5 Novembre 2014

Test di medicina, la soluzione non piace

Test di medicina, la soluzione non piace

PERUGIA – Non verranno ripetute le prove per l’ accesso alle scuole di specializzazione in medicina del 29 e del 31 ottobre, così come ha annunciato il ministro dell’ istruzione Stefania Giannini della tarda serata di lunedì, ed è subito bagarre a colpi di preannunciati ricorsi. Trovata sì una soluzione che permetterà di salvare i test ma questa ha già scatenato le “ire” dei medici coinvolti, appoggiati anche dalla loro Federazione, con il Codacons pronto a promuovere una class action contro il “pastic ciaccio”. La commissione ha vagliato i quesiti proposti ai candidati per l’ Area medica (29 ottobre) e quella dei Servizi clinici (31 ottobre) stabilendo che, sia per l’ una che per l’ altra Area, 28 domande su 30 sono comunque valide ai fini della selezione. I settori scientifico -disciplinari di ciascuna Area sono infatti in larga parte comuni. «A seguito di un confronto avuto con l’ Avvocatura dello Stato e del verbale della Commissione – specifica il Ministero – e si è deciso di procedere, dunque, con il ricalcolo del punteggio dei candidati neutralizzando le due domande per Area che sono state considerate non pertinenti dal gruppo di esperti». Ma i tempi stringono: in teoria oggi dovrebbero uscire le nuove graduatorie e questa bufera che si sta scatenando non potrà non essere presa in considerazione. All’ Università di Perugia, nell’ area concorsi, sono in attesa di capire cosa accadrà. A Perugia si parla di un numero di medici interessati dai test non superiore a 120. Per ora c’ è solo la circolare ministeriale e basta. Certo, se è solo da cancellare due domande, il ricalcolo delle nuove graduatorie non sarà così complicato dal punto di vista informatico. «Di sicuro questo porterà a una marea di ricorsi – spiega il dottor Graziano Conti, presidente dell’ or dine dei medici di Perugia – in due giorni ho ricevuto una quarantina di telefonate da medici che chiedevano una presa di posizione da parte dell’ Ordine. Cosa che abbiamo già effettuato, a livello nazionale, con la nostra Federazione che chiede l’ in tervento del presidente del Consiglio. Quello che è avvenuto è davvero grave e complicato da sanare. Visto che questi test sono nati per dare una trasparenza e una garanzia più ampia rispetto agli altri concorsi. Già si parla di 5mila posti per 12 mila medici in tutta Italia, un test che arriva dopo 18 mesi e che è necessario per la formazione professionale. Poi accade questo grosso guaio. Di «inescusabile errore» parla la Federazione nazionale degli ordini dei medici. «Al momento – è scritto nella nota – è difficile individuare quali interventi possano restituire dignità e affidabilità alla prova nel suo complesso, e quali possano essere le soluzioni a invarianza di contesto normativo, ma intanto è certo che tutte le responsabilità coinvolte debbano assumere gli atti conseguenti, essendo in gioco la credibilità e la serietà delle Istituzioni».
 

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