Riso, vino e formaggi coi soldi pubblici
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fonte:
- La Nuova Sardegna
di Mauro Lissia CAGLIARI Non solo le ormai famose penne Montblanc, gli orologi Rolex, gli argenti e i libri preziosi da lasciare in eredità ai figli, il saldo delle bollette di casa: per l’ accusa l’ ex capogruppo del Pdl Mario Diana ha speso denaro pubblico, i fondi destinati all’ attività istituzionale, per comprare proprio sotto il Natale di cinque anni fa 162 sacchetti da un chilo l’ uno di riso Carnaroli, 136 chili e mezzo di formaggio e 25 bottiglie di vino per realizzare confezioni regalo di fine anno. Finora questi elementi, alla base della seconda imputazione di peculato aggravato – la prima era riferita a penne, libri e a circa 200 mila euro complessivi spesi senza rendiconto – erano rimasti sepolti nell’ immenso carteggio dell’ inchiesta condotta dal pm Marco Cocco e sono saltati fuori ieri mattina, alla prima udienza del giudizio immediato aperto per Diana, con l’ imputato presente nell’ aula del tribunale. Pacchi natalizi. Il magistrato dell’ accusa è stato preciso fino al dettaglio nella contestazione-bis rivolta a Diana: carabinieri e Guardia di Finanza hanno trovato assegni firmati da Diana per conto del gruppo e bonifici eseguiti sempre a spese pubbliche che sembrano dimostrare come il 23 dicembre 2009 l’ ex consigliere regionale abbia pagato 202 euro per acquistare il riso all’ azienda Riso della Sardegna spa di Oristano, mentre due giorni prima aveva versato 2940 euro alla Sepi di Marrubiu per portarsi a casa quantità pari di formaggio Fiore sardo, Dop dolce, Trio e Re che doveva far parte dei pacchi natalizi. Sempre il 21 dicembre Diana aveva comprato 383 euro di vino alla cantina di Olia Speciosa, a Castiadas. Tutte spese che per l’ accusa non sono compatibili con l’ attività del gruppo politico e che Diana, invitato a comparire dal pm Cocco, fino ad oggi non ha spiegato. Le questioni della difesa. Quella di ieri doveva essere la giornata del dibattimento pubblico, ma prima ancora che il presidente della prima sezione del tribunale Mauro Grandesso – a latere Giorgio Cannas e Silvia Badas – aprisse formalmente l’ udienza i difensori di Diana, Mariano e Massimo Delogu, hanno posto una questione preliminare legata al giudizio immediato: per i due legali la richiesta di immediato sarebbe stata presentata dalla Procura fuori dai termini di legge e a quindi il procedimento dovrebbe tornare all’ ufficio del gip per la fissazione dell’ udienza preliminare. Giudizio ordinario? Si andrebbe così – secondo i difensori – verso un giudizio ordinario e verrebbe accantonato il rito che viene seguito quando il pm e il gip rilevano prove evidenti a carico dell’ indagato, come nel caso dell’ ex onorevole oristanese. Il pm Cocco si è opposto con forza all’ istanza dei difensori, chiedendo che il giudizio immediato vfonenga aperto. Il Codacons. In aula erano anche Paolo Pilia e Veronica Dongiovanni, i due avvocati del Codacons, una delle maggiori associazioni che tutelano gli interessi dei consumatori: hanno chiesto di potersi costituire parte civile contro Diana, richiesta che ha sollevato l’ opposizione della difesa. Su entrambe le questioni il tribunale si esprimerà il 19 novembre e solo a quel punto si saprà se il giudizio potrà andare avanti come richiesto dal pm Cocco oppure no. Si tratta di capire poi se Diana sceglierà di rispondere alle domande del pubblico ministero o preferirà mantenere la linea del silenzio concordata con la difesa nel corso dell’ inchiesta. Nessuna risposta. L’ esponente politico del centrodestra dovrebbe spiegare quale attinenza abbiano le spese sostenute coi fondi del gruppo, nell’ arco della legislatura 2004-2009, con gli oggetti che la polizia giudiziaria gli ha trovato in casa: le penne stilografiche Montblanc, i libri storici rilegati con materiali pregiati, ora anche riso, formaggio e vino offerto in regalo a Natale. La capacità a delinquere. Seguendo un comportamento che ha indotto i giudici del Riesame a definire Diana – quando respinsero l’ istanza di scarcerazione presentata dai difensori, Diana era stato arrestato il 6 novembre dell’ anno scorso ed è tornato libero a marzo – persona «dalla pericolosità sociale evidente» avvezzo a usare «modalità spregiudicate» e «dall’ elevato grado di antigiuridicità». Per il tribunale l’ ex capo del gruppo Pdl sarebbe «soggetto dotato di notevole capacità a delinquere, privo di scrupoli, incapace di autocontrollo, indifferente rispetto ai controstimoli al delitto che pure dovevano essere presenti nella sua mente e insomma del tutto irresponsabile e inaffidabile». L’ inchiesta-bis. Nella stessa inchiesta stralcio, costola di quella principale che ha portato davanti al tribunale venti consiglieri ed ex consiglieri del gruppo Misto della tredicesima legislatura, erano stati indagati anche Sisinnio Piras, Carlo Sanjust e Onorio Petrini, tutti del Pdl. Piras è uscito dal processo patteggiando un anno e otto mesi, mentre gli altri hanno optato per il rito abbreviato e insieme all’ imprenditore Riccardo Cogoni dovranno presentarsi davanti al gup il 21novembre.
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