2 Novembre 2014

Quiz sbagliati, Medicina nel caos Annullati i test per le specializzazioni

Quiz sbagliati, Medicina nel caos Annullati i test per le specializzazioni

ROMA NON NE VA una dritta, a Medicina. Prima i ricorsi vinti al Tar e al Consiglio di Stato che hanno fatto lievitare il numero degli studenti ammessi alle facoltà di almeno 5.000 unità con problemi di spazi e mezzi insufficienti. Ora i test per le scuole di specializzazione invertiti che costringeranno 8.319 studenti già laureati e in attesa di accedere alla specialistica a ripetere le prove. La notizia l’ ha data ieri il Miur: il ministero ha deciso di annullare e ripetere i 30 quiz comuni all’ area medica dei servizi clinici che si sono tenuti il 29 e il 31 ottobre nel primo concorso nazionale per l’ ingresso alle Scuole di specializzazione. IL MOTIVO è che, a seguito dei controlli finali, si è scoperta una grave anomalia e il Miur ne ha chiesto ragione al Cineca, il Consorzio interuniversitario incaricato di somministrare i test. Quest’ ultimo ha ammesso l’ errore e di qui la decisione di far ripetere la prova agli 8.319 candidati che hanno sostenuto l’ esame il 29 e il 31 ottobre scorsi. I quiz si ripeteranno il prossimo 7 novembre in un’ unica giornata e nelle sedi utilizzate il 29 e il 31 ottobre. Il Miur sta cercando di rintracciare tutti coloro che si erano presentati attraverso il portale www.universitaly.it. Per regolarità domani il ministro Giannini emanerà un apposito decreto ma è inevitabile la confusione. Il Codacons ha già annunciato che denuncerà sia il Cineca che il ministero e promuoverà azioni risarcitorie a nome dei giovani coinvolti. Inutile dire che si farà perno, con i giudici, sulle difficoltà affrontate inutilmente dai candidati e sullo stress reiterato. PIOVE sul bagnato quando, in tutta Italia, le facoltà dei futuri medici devono fare i conti con un surplus di aspiranti camici bianchi. Oltre 5mila gli studenti (bocciati ai quiz di aprile) che hanno vinto i ricorsi e affollano le aule già piene di quanti avevano superato i test di ingresso. Ha dato loro ragione prima il Tar del Lazio e poi il Consiglio di Stato e ora vogliono fare lezione, esattamente come i colleghi già entrati. Ma moltissimi atenei non hanno lo spazio, non hanno abbastanza docenti e non hanno i mezzi per accogliere tanti neofiti. Il risultato è che in molte università i corsi non partono per problemi logistici che rischiano di aggravarsi visto che altri 1.500-2.000 studenti hanno seguito l’ esempio dei colleghi presentando ricorso contro l’ esclusione. A Bari, per citare un esempio, si prevedevano 237 frequentandi e ce ne sono più di 600. Alla seconda università di Napoli corsi bloccati per i medesimi motivi mentre alla Federico II sono stati allestiti maxischermi per consentire agli 800 discenti (i previsti erano 400) di seguire le lezioni. Doppi turni, invece, a Palermo dove i corsi sono stati divisi tra mattutini e pomeridiani, come un tempo si faceva nelle scuole troppo piene. Silvia Mastrantonio.

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