30 Ottobre 2014

Ponte sullo Stretto, il mistero dello stanziamento di 1,3 mld

Ponte sullo Stretto, il mistero dello stanziamento di 1,3 mld

PALERMO – L’ ipotizzata riesumazione del progetto del Ponte, che alimenta speranze e timori dalle opposte fazioni, deve fare i conti col rigoroso silenzio del governo. Per capirci qualcosa bisogna allora interpretare i segnali, presunti o tali, che si traducono nella voce inserita in un allegato dell’ aggiornamento della Legge di Stabilità 2014 che stanzia 1,3 miliardi per la Società dello Stretto. Un’ indicazione che pare adagiarsi nel solco di un’ inversione di tendenza che già nelle scorse settimane aveva visto l’ offerta di Impregilo a Renzi di barattare le penali col ripristino del progetto.I fuochi di inizio ottobre erano soltanto l’ antipasto. Ieri Repubblica.it ha lanciato nel tritacarne dei social network la notizia di un finanziamento da 1,3 miliardi per la costruzione del Ponte sullo Stretto, progetto abortito durante il governo Monti. Il riferimento incriminato si trova nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) 2014 che, nella tabella riepilogativa delle revoche e delle riassegnazioni di legge obiettivo, riporta una revoca da poco meno di 1,3 miliardi e un pari reimpiego per la società Stretto di Messina.La notizia ha immediatamente allertato gli uomini del “no” che tramite Arturo Scotto, capogruppo di Sel alla Camera, hanno annunciato una interrogazione diretta al ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi. In ogni caso sarà un passaggio interessante per capire che direzione intenda prendere il governo su questo tema, visto che Renzi ha finora agito, al di là della bontà e dell’ efficacia della sua azione, basandosi su principi di concretezza e non per questioni ideologiche.Uno stimolo in più arriva dagli ultimi dati dello Svimez 2014, presentati nei giorni scorsi, ripresi dal senatore Antonio Scavone, vicepresidente vicario del gruppo Grandi autonomie e libertà, che ha sottolineato un rischio sempre più concreto per la desertificazione nel sud d’ Italia. “Da quando siamo in Senato – ha spiegato Scavone – abbiamo chiesto sempre le stesse cose: il rafforzamento e il completamento delle reti infrastrutturali; strategie concrete di autentica perequazione territoriale con la revisione dei patti concessori per il Ponte sullo Stretto di Messina; l’ agevolazione di un processo di integrazione del sistema produttivo meridionale nel mercato internazionale con adeguate misure di sostegno, quali zone franche e altre misure come la fiscalità di vantaggio”.Intanto giungono sempre più pressanti le richieste per giustificare questo stanziamento. Il Codacons ha chiesto un chiarimento oppure la Corte dei conti sarà chiamata a indagare sull’ ennesimo caso di utilizzo “fantasioso” dei soldi pubblici. Per l’ associazione dei consumatori si tratta di “una cifra abnorme per un’ opera dalla controversa utilità, che non migliorerà certo le condizioni economiche dei cittadini del sud Italia”. Proprio su questo punto dissentono molti addetti ai lavori, che considerano il ponte una condizione necessaria e sufficiente per far ripartire l’ economia del mezzogiorno e integrare al meglio il percorso del corridoio europeo Helnsinki-La Valletta. Senza contare che l’ opera sarebbe realizzata in project financing, per cui l’ esborso statale potrebbe aggirarsi sui 2 mld di euro.Adesso tutti con gli occhi puntati su Roma. Nei giorni scorsi anche Pietro Cucci, presidente dell’ Anas, nel corso di un convegno sulle infrastrutture, aveva ribadito che la decisione finale sarebbe spettata al governo, precisando che il progetto è ancora “caldo” e che loro sarebbero, come operatori, “pronti a ripartire”.Rosario Battiato.

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