ANATOCISMO E USURA BANCARIA
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fonte:
- La Città di Salerno
di ROBERTO LAISO* La stragrande maggioranza dei rapporti bancari, in Italia, risulta “viziata” dall’ applicazione di condizioni anti-normative. Circa l’ 85% delle linee di credito poste in essere (mutui, leasing, prestiti personali, factoring, conti correnti, c/anticipi, carte di credito revolving, finanziamenti, derivati, cessioni del quinto) presentano condizioni di anatocismo/usura, cosa che si traduce in svariate migliaia di euro che le banche devono restituire ai propri clienti perché impropriamente addebitati. L’ anatocismo si verifica quando a fronte della concessione di un credito, sulle rate da pagare (calcolo degli interessi con il metodo alla “francese”) viene calcolata una piccola percentuale non dovuta che si ripropone a cascata sulle restanti rate da pagare. L’ articolo 1283 del codice civile definisce espressamente il divieto di anatocismo e obbliga alla restituzione del maltolto da parte degli istituti di credito. Per ciò che concerne l’ usura invece, nel caso in cui l’ istituto erogatore del credito applica un tasso di interesse ritenuto “oltre soglia” rispetto ai tassi di riferimento che la banca d’ Italia pubblica trimestralmente, “se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. La stessa Banca d’ Italia, pur ammettendo di non avere il controllo complessivo della situazione, ha annunciato che deve rivedere il sistema di rilevazione dei tassi bancari oltre che la sua funzione di vigilanza. Come è noto, il grosso del tessuto imprenditoriale italiano è fatto da piccole e medie imprese che non sono strutturate per affrontare problematiche di natura finanziaria o bancaria. Solo quando i costi di gestione dei loro conti correnti diventano particolarmente alti, gli imprenditori cominciano a porsi domande sui vari aspetti e sulle condizioni finanziarie applicate dalle banche. Data la richiesta asfissiante delle banche di tassi di interessi eccessivi, dell’ improvviso e brutale rientro negli affidamenti bancari su conti correnti, giungendo finanche al pignoramento dei beni acquistati grazie alla concessione del credito, da qualche anno a questa parte, soprattutto ad opera della crisi galoppante, gli imprenditori piccoli e grandi stanno prendendo coscienza di questa problematica. Infatti è in crescita il numero di cause del Codacons pendenti presso i tribunali d’ Italia e tra questi anche quelli della nostra provincia. Oltre al tribunale civile e penale, in alcuni casi si ricorre anche al giudice di pace. Purtroppo ci sono casi di persone le quali essendo in difficoltà con le rate del mutuo e vedendosi rifiutare la richiesta di sospensione temporanea dello stesso, si vedono sottoporre a pignoramento la propria casa, sulla base di rapporti di credito macchiati dall’ applicazione di tassi di interesse ultralegali. La speranza è che lo Stato faccia qualcosa di concreto per fermare questa ingiustizia e si regolamenti il rapporto tra banche e imprese/cittadini e che sia posta soprattutto maggiore tutela a quest’ ultima categoria, cosi come avviene in altri stati. In tutto ciò sicuramente un ruolo importante possono svolgerlo i mezzi di informazione e di comunicazione, i quali possono sollevare il problema in maniera da far prendere coscienza che la crisi si risolve anche e soprattutto tutelando i cittadini. *responsabile sportello Fiscale Codacons.
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