E lo Stato si frega altri 10 giorni
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ATTILIO BARBIERI nnn Venti milioni al mese sulla pelle dei pensionati. A tanto ammontano gli interessi che lo Stato riuscirà a lucrare con il pagamento della rendita posticipato al 10 del mese. L’ unica cosa che non si può dire è che questi denari escano dagli esangui portafogli degli anziani che con 10 giorni di valuta, ai tassi concessi loro da banche e Posta, non avrebbero maturato in pratica alcunché. Resta da capire cosa potrà provocare l’ indisponibilità dei dieci giorni di valuta per una categoria storicamente abituata a gestire la rendita in contanti. E poco incline a domandare aperture di credito in banca, ammesso di trovare poi istituti disposti a concederle. Non a caso la posizione dei sindacati è fortemente critica nei confronti del provvedimento. «La norma contenuta nella legge di stabilità che ritarda il pagamento della pensione al 10 del mese è un vero e proprio accanimento nei confronti degli anziani», fanno sapere in una nota congiunta i segretari generali di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil Carla Cantone, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima. «Il governo», prosegue il comunicato, «non ha previsto alcun tipo di aiuto o di sostegno ma ha pensato a come complicar loro ulteriormente la vita. È semplicemente inaccettabile. Ci domandiamo che cosa abbiano fatto di male gli anziani e i pensionati per essere trattati così», concludono i tre sindacalisti. Fra l’ altro, a gennaio, primo mese con lo slittamento dell’ accredito, la somma arriverà il 12, primo giorno bancabile dopo sabato 10. I più esposti sono i 2 milioni di anziani che percepiscono un assegno sotto i 500 euro. Così la norma, che punta a «razionalizzare e uniformare le procedure e i tempi di pagamento delle prestazioni corrisposte dall’ Inps, i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento erogate agli invalidi civili» rischia di sconvolgere la vita a molti anziani. Finora i pagamenti sono diversificati fra le categorie. Gli ex lavoratori del settore privato ricevono l’ assegno il 1° del mese, mentre i pensionati ex Inpdap, confluiti nell’ Inps con la riforma Monti, lo incassano il 14. Ma in genere hanno rendite superiori alla media. Scegliere la data del 10, poteva anche passare per un tentativo di mediazione. C’ è solo un piccolo problema numerico: che i lavoratori ex-Inps sono molti di più degli ex-Inpdap. Interessi a parte i problemi arriveranno per i percettori che avevano organizzato le loro scadenze secondo un’ agenda che inizia ai primi del mese: rate per l’ acquisto di elettrodomestici o beni strumentali, affitti, mutui, finanziamenti. Anche chi non si ritrova con la minima rischia di avere un problema di liquidità all’ inizio di ogni mese. E non è detto che sia semplice rinegoziare le scadenze con banche e società di credito al consumo, disponibili quando si tratta di erogare il prestito. Molto meno se il beneficiario vuole cambiare le condizioni standard. Contro il posticipo del pagamento il Codacons propone un’ azione preventiva per diffidare l’ Inps dall’ applicare la nuova disposizione. «Se il provvedimento otterrà il via libera, il danno per i pensionati sarà enorme, così come i disagi per gli anziani», denuncia il presidente, Carlo Rienzi che profila conti bancari in rosso e pagamento di commissione in favore delle banche. Sul primo del mese, infatti, pendono numerose scadenze in capo ai pensionati. Per questo l’ associazione consumeristica lancia l’ iniziativa collettiva: inviare una diffida all’ Inps a non introdurre la novità in quanto lesiva dei diritti dei pensionati italiani. Dello stesso avviso anche un’ altra associazione, l’ Adiconsum: «sarà un colpo duro anche per le famiglie», spiega il presidente Pietro Giordano, «che spesso creano welfare familiare grazie alle pensioni dei loro anziani. Anziché punire queste persone, già in difficoltà per conto loro, Renzi riveda la manovra inserendo semmai il sostegno per le tante famiglie che hanno al proprio interno anziani non autosufficienti».Sberla da venti milioni al mese La rabbia dei sindacati contro il progetto di posticipare i pagamenti dell’ InpsE lo Stato si frega altri 10 giorni.
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