12 Ottobre 2014

Libera lancia l’ allarme povertà in Calabria

Libera lancia l’ allarme povertà in Calabria

CATANZARO – “La nostra povertà si è trasformata in miseria: è dunque evidente che soltanto l’ attivazione sinergica di buone politiche nazionali e di serie politiche regionali sul lavoro e sull’ inclusione sociale può tentare di modificare questo quadro sconfortante”. Lo afferma in una nota Donatella Monteverdi, referente del coordinamento regionale della campagna “Miseria Ladra” Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. L’ associazione calabrese ha annunciato la partecipazione per venerdì 17 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale per l’ eliminazione della povertà, al sit-in promosso davanti a Montecitorio da diverse associazioni. “Secondo il Rapporto dell’ Istituto Europeo di Statistica sulla povertà – prosegue la nota – nel 2013 il 45% dei calabresi hanno vissuto al limite della povertà assoluta o relativa. Un dato a cui si aggiunge il Rapporto Caritas sulla Povertà e l’ Esclusione sociale, secondo il quale il tasso di povertà in Calabria nel 2013 è stato pari al 32,4% (nel 2012 era il 27,4%). E’ il tasso, condiviso con la Sicilia, più alto in Italia nel 2013. Numeri drammatici, considerato anche che per il Rapporto UnionCamere il numero delle famiglie che sono sotto la soglia della povertà assoluta nel 2012 è stato pari al 29,1%, aumentato rispetto al 26,9 registrato nel 2009”. D’ altronde, aggiunge Monteverdi, “secondo lo studio della Codacons del 2014 l’ indebitamento in Calabria ha raggiunto dai record: nel 2013 i debiti delle famiglie calabresi incidono per il 7% sul debito nazionale, pa ri ad Euro 3,2 miliardi, mentre ben 560.000 calabresi (pari al 29,20% della popolazione) risultano morosi solo per le bollette delle utenze familiari.” Una condizione drammatica, dunque, considerato che “il 27,4% delle famiglie residenti in Calabria ha superato la soglia della povertà relativa. Inoltre, la differenza di reddito medio tra i più ricchi e i più poveri è di 1 a 5,5, che – tradotto – significa che ad ogni euro di una famiglia tra le più povere, corrispondono 5,5 euro in una famiglia ricca. La cosiddetta generazione 1.000 euro, che per molto tempo ha riguardato solo i giovani, adesso, nel periodo di crisi, può essere riferita anche a persone adulte, lavoratori a bassa qualificazione, disoccupati rientrati nel mondo del lavoro alle condizioni che offre oggi il mercato”.

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