«Basta registrare qui le nozze gay» È bufera su Alfano
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fonte:
- Gazzetta dello sport
Circolare, non trascrivere. Ieri Angelino Alfano ha annunciato in radio di voler firmare una nota per imporre ai prefetti di cancellare tutte le trascrizioni delle unioni gay contratte all’ estero. «Non sono conformi alle leggi italiane», ha ribadito il ministro e la circolare è diventata in fretta un caso politico bollente, con tanto di scontro istituzionale e nel governo. Tra l’ altro, le parole non sono piovute a caso dal Viminale: il tema ha preso ormai i piede in tante amministrazioni pubbliche e lunedì il Consiglio comunale di Milano aveva formalmente chiesto a Giuliano Pisapia di iscrivere le unioni all’ Anagrafe. Così, proprio i sindaci hanno preso posizione sulla barricata: il più determinato quello di Bologna dove da settembre si trascrive tra le polemiche. «Se vogliono annullare gli atti lo facciano – ha detto Virginio Merola -. Io non ritiro la mia firma. Non obbedisco». Il pantano attuale nasce dalla mancanza di una legge nazionale, definita «inadempienza vergognosa»: «Leggeremo la loro stupida circolare e si assumeranno le responsabilità», ha aggiunto il sindaco di Bologna. E una sponda gli è arrivata da Sud, Napoli, primo comune che alcuni mesi fa ha adottato una delibera: la giunta ha annunciato che «ricorrerà nelle sedi giudiziarie competenti». Ricorso Le fibrillazioni attraversano la politica fino alle fondamenta del Pd, alleato di governo di Alfano: «Invece di annullare le trascrizioni dei matrimoni gay, preoccupiamoci di renderli possibili anche in Italia», ha twittato Matteo Orfini, presidente del partito. Con un altro cinguettio il sottosegretario alle Riforme, Ivan Scalfarotto, ha chiesto l’ intervento del capo: «Sarebbe auspicabile che il ministro prima di decidere sulle pari opportunità si coordinasse con il titolare della relativa delega, Matteo Renzi». Cannonate da Sel e una frecciatina pure da Francesca Pascale: «Alfano conferma di essere un perdente di successo ». Ma Forza Italia per bocca di Mara Carfagna è tornata sul cuore del problema: «C’ è un vuoto normativo che deve essere colmato». Nell’ attesa che intervenga il Parlamento, però, si è adoperato il Codacons: già pronto un ricorso collettivo al Tar del Lazio .
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