Truffa dei timbri falsi. Il perito incaricato dal giudice di verificare le stampanti non ha potuto procedere.
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fonte:
- Il quotidiano della Calabria
Non accenna a placarsi la eco destata in città dalla denuncia del Codacons circa l’esistenza di una organizzazione capace di truffare gli utenti postali.
La vicenda prende le mosse dal caso di un cittadino catanzarese che aveva provveduto al pagamento di alcuni bollettini postali per un importo di poche decine di euro. Il malcapitato, tuttavia, a distanza di tempo ha ricevuto una nuova richiesta dall’Ente impositore perché il pagamento effettuato presso gli sportelli delle Poste non era mai giunto a destinazione.
Come già riportato sul Quotidiano, alcuni mesi fa il giudice civile Sergio Lumare aveva nominato quale consulente tecnico l’ingegnere Giancarlo Spadanuda al fine di chiarire se i bollettini pagati dall’utente – difeso dall’avvocato Adolfo Procopi – fossero contraffatti ovvero se il malcapitato fosse rimasto vittima di abili truffatori. Quindi il giudice Lumare aveva conferito formale incarico al professionista per verificare la regolarità dei bollettini "incriminati", al fine di accertare se quei bollettini provenissero dalle stampanti in uso presso gli Uffici Postali della centralissima Piazza Prefettura.
Tuttavia l’accertamento richiesto dal magistrato non è stato possibile realizzarlo perché le Poste, successivamente al conferimento dell’incarico, hanno provveduto a sostituire le stampanti utilizzate presso gli uffici di corso Mazzini. «è una circostanza davvero sfortunata», ironizza l’avvocato Francesco Di Lieto, che ha il compito di difendere le ragioni del Codacons. Se da un lato siamo felici che le Poste abbiano deciso la modernizzazione dei loro macchinari – prosegue – dall’altra ci rammarichiamo del fatto che con le stampanti siano sparite le "prove" di quella che riteniamo essere una truffa ai danni dei cittadini. Com’è facile prevedere, proprio l’assenza delle stampanti contribuirà ad accrescere il sospetto di una vera e propria truffa ordita ai danni degli utenti da parte di soggetti che, utilizzando i contrassegni di Poste Italiane, intascano le somme di denaro versate dagli utenti. In attesa che la giustizia civile faccia il suo corso, le attenzioni sono rivolte all’operato della Procura della Repubblica, chiamata a far luce sui numerosi casi verificatisi in città».
Diversi i protagonisti, unico il copione, incentrato sui modelli per il pagamento delle tasse o su bollettini postali che, sebbene regolarmente pagati dai cittadini, non risultano mai pervenuti agli enti impositori. La realtà è che, nonostante il sigillo apposto sui bollettini sia quello appartenente alle Poste Italiane, il pagamento non risulta addebitato. «Pertanto – spiega l’avvocato Francesco Di Lieto – delle due l’una: o le Poste hanno truffato i propri clienti trattenendo l’importo di alcuni bollettini di pagamento, oppure i cittadini sono dei truffatori e, approfittando delle moderne tecnologie, hanno realizzato a tavolino falsi bollettini di pagamento. In quest’ultima ipotesi, però, non si comprende per quale motivo quegli stessi cittadini abbiano chiesto l’intervento della Procura della Repubblica di Catanzaro. In passato il Codacons aveva anche ottenuto alcune sentenze che hanno confermato le ragioni dei singoli cittadini, ma ora è necessario che venga scoperchiato quello che appare un sistema perverso che danneggia la collettività. Appare chiaro – conclude l’avvocato Di Lieto – che qualcuno inganna i cittadini vanificando i loro sforzi per ottemperare al pagamento delle tasse».
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