Deflazione, tanta «colpa» del Nord
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
• ROMA. È il Nord ad aver spinto il Paese in deflazione. L’ Istat scopre le carte sulla discesa dei prezzi, confermando per agosto un ribasso dello 0,1% su base annua, quanto basta per decretare la deflazione tecnica, come non accadeva da oltre mezzo secolo. Salgono così a 15 le grandi città sotto «soglia zero», una sorta di blacklist in cui rientra per la prima volta anche Milano. Ma le brutte notizie non finiscono qui, visto che la produzione industriale a luglio è tornata a scendere, cedendo l’ 1% su giugno e l’ 1,8% rispetto allo scorso anno. Cifre peggiori delle attese, che portano il livello destagionalizzato dell’ attività ai minimi dal 2009. E ancora, al bollettino dell’ Istat si aggiungono i dati della Banca d’ Italia, che vede il debito delle amministrazioni pubbliche aggiornare il record a 2.168,6 miliardi (200 milioni in più). Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire: l’ Istituto di statistica ratifica la deflazione, mentre continua il saliscendi dell’ attività industriale, con i passi indietro sempre più lunghi di quelli in avanzamento. Eppure qualcosa di nuovo c’ è: stavolta è il Nord responsabile della lineetta del meno comparsa davanti alla variazione dei prezzi. Infatti sia il Nord Est (-0,2%) che il Nord Ovest (-0,3%) sono in deflazione, mentre il Centro Italia registra prezzi fermi e il Mezzogiorno si mantiene sopra lo zero (Sud +0,3% e Isole +0,7%). D’ altra parte presentano prezzi in negativo oltre a Milano (-0,3%), una «new entry», anche Bologna, Genova (entrambe -0,2%), Trieste (-0,3%) Torino (-0,6%), Verona (-0,7%) e Venezia (-0,8%). «Tutti i dati che ho su Milano sono positivi: chiaramente la deflazione è la conseguenza di una situazione del Paese molto difficile» ha detto in serata il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. L’ elenco annovera peraltro tra le altre città anche Roma, Firenze e Bari. L’ estate non riserva soddisfazioni anche sul fronte industria, con la produzione che dopo il balzo di giugno segna decise flessioni. Ma c’ è qualche eccezione, la più evidente è l’ impennata rilevata per le autovetture (+10,1%). Slanci che però non possono risollevare le sorti dell’ insieme, tanto più se si guarda al percorso fatto da inizio anno (indice piatto). Passando al debito, il bilancio dei primi sette mesi del 2014, fa sapere Via Nazionale, vede l’ a m m o n t a re in rialzo di 99,2 miliardi, riflettendo il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (32,7 mld) e l’ au mento delle disponibilità liquide del Tesoro (72,1 mld). Quanto alle entrate tributarie, se a luglio salgono (+0,8%, ovvero 300 mld), nel confronto di periodo, prendendo in considerazione gennaio -luglio, invece scendono (-0,5%). Ecco che i consumatori, dal Codacons all’ Adusbef, rilanciano sulla necessità di spronare la domanda. Confcommercio, riassumendo, parla di «un sistema bloccato». E il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, avverte: « L’ idea che bastavano le riforme per far ripartire la crescita mi pare un’ ipotesi che sta venendo meno». L’ unica soluzione, aggiunge, è «creare lavoro», altrimenti «diventa molto difficile» superare «l’ incastro» fatto da «deflazione e recessione».
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