30 Settembre 2014

BOLLETTE PIÙ SALATE: STANGATA PER IL GAS, RINCARI SULLA LUCE

BOLLETTE PIÙ SALATE: STANGATA PER IL GAS, RINCARI SULLA LUCE

Dal primo ottobre scattano gli aumenti per le bollette della luce e, soprattutto, del gas, su cui incidono le tensioni dovute alla stagionalità e la crisi ucraina. Nel dettaglio l’ elettricità costerà nel prossimo trimestre l’ 1,7% in più (circa 2 euro per una famiglia tipo) e il metano subirà un rincaro del 5,4% (pari a 19 euro). L’ aggravio più consistente sarà dunque quello relativo alla bolletta del gas, che, con la riforma introdotta dall’ Autorità dell’ energia, risente degli andamenti stagionali e non più dell’ indicizzazione al petrolio e ai contratti a lungo termine. Il peso della stagione, ma anche la crisi russo-ucraina con tutte le tensioni sul mercato che ne sono derivate, ha quindi provocato il forte aumento. Del resto negli ultimi trimestri, quelli dei mesi più caldi e dei consumi più contenuti, i prezzi sono stati in calo, co un risparmio complessivo nel 2014 pari a 84 euro. Per quanto riguarda invece l’ elettricità l’ aumento si deve soprattutto al recupero degli scostamenti rispetto alle stime del costo di approvvigionamento della materia prima e della necessità di finanziare alcuni oneri di sistema. Di particolare rilievo, la componente per la messa in sicurezza del nucleare A2 per far fronte alle necessità di gettito relative ai versamenti al bilancio dello Stato (200 milioni). Preoccupati i consumatori, con il Codacons che parla di «pessima notizia», invitando il governo a tagliare il peso fiscale sulle bollette. Anche Adusbef e Federconsumatori premono per una riduzione temporanea delle tasse. Il progetto Tfr in busta paga, il no delle imprese: «Peso insostenibile» n Dal primo gennaio il Tfr disponibile in busta paga. Il progetto è allo studio in vista della Legge di Stabilità e la conferma arriva direttamente dal premier Matteo Renzi durante la direzione del Pd. Una ipotesi, già circolata nei giorni scorsi e rilanciata dal presidente del Consiglio anche domenica, che coglie di sorpresa i diretti interessati e che anzi è addirittura «impensabile» per le piccole e medie imprese già stremate da sei anni di crisi e a corto di liquidità per la contrazione del credito, come fa sapere Rete Imprese Italia. La misura, negli intenti, avrebbe una funzione anticiclica, sulla scia degli 80 euro: ogni anno si tratta in totale di un flusso tra i 25 e i 26 miliardi e se la metà (l’ ipotesi circolata era quella di rendere disponibile, su base volontaria, il 50% del Tfr, per almeno un anno, ma arrivando fino a tre) fosse disponibile ogni mese potrebbe dare nuova linfa ai consumi. Ma «per i lavoratori – ricorda il presidente di Rete Imprese Giorgio Merletti – il Tfr è salario differito, per le imprese un debito a lunga scadenza. Non si possono chiamare le imprese ad indebitarsi per sostenere i consumi dei propri dipendenti». Peraltro,«il trasferimento di tutto il Tfr, o di una parte di esso, nelle buste paga significa azzerare la possibilità, per moltissimi lavoratori, di costruire una previdenza integrativa dignitosa».

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