Inter, spirito da grande meraviglia Osvaldo l’ Atalanta si inchina
-
fonte:
- la Repubblica
DALLA sua tana al calduccio, dal letargo in cui era piombata da tre anni in qua, comincia a far capolino questa Inter che odora di terza forza, sempre meno potenziale e sempre più autorevole, anzi ormai terza a tutti gli effetti anche se insieme ad altri e in attesa del posticipo. Il 2-0 all’ Atalanta è nitido, persino ineluttabile a riavvolgere il nastro della gara, una volta si sarebbe detto risultato all’ inglese, un gol per tempo a dimostrare coi fatti la propria superiorità. Per una sera, forse la prima, Thohir e Moratti assistono insieme, cheek to cheek, a una vittoria convincente della vecchia e nuova creatura, issata alla seconda vittoria in campionato dai gol di Osvaldo e Hernanes in chiusura dei due tempi, contro un avversario sempre dominato con la qualità dalla metà campo in su e con l’ intensità difensiva: non ci fosse stata la follia di Vidic a Palermo, l’ Inter avrebbe ancora la difesa imbattuta dopo sette partite ufficiali. La costruzione del 2-0 avviene per gradi, ma partendo comunque dall’ arrocco sereno nella propria trequarti, dove la difesa si solidifica intorno a Medel, solito Ercolino sempreinpiedi che ruba, lotta e rilancia sollevando ovazioni che neppure le giocate sopraffine di Guarin e Kovacic strappano ai 30000 spettatori presenti. Alla fine ci saranno 22 palloni recuperati: cifre un tempo impensabili, quando il centrocampo non correva. L’ Inter concede un tenue possesso palla all’ Atalanta, che Colantuono schiera senza Denis e Biava pensando alla Juve che arriva sabato, ma sa ripartire con intelligenza, facendo perno sui movimenti eccelsi di Palacio: il ritorno del Trenza è un balsamo per la fluidità della manovra offensiva. Così il primo tempo, sbirciando il taccuino, è di fatto un monologo interista, con sei occasioni da gol. Vanno al tiro pericoloso Medel (8′), Vidic (16′, palo di testa), Palacio al 17′ a conclusione dell’ azione più bella (para Sportiello) ma in cui si infortuna Icardi, che riceve una ginocchiata perfida da Benalouane, poi Kovacic (24′), fino al rigore del 30′, concesso per una cintura di Benalouane a Ranocchia. Ma Palacio si fa parare il destro dal dischetto, risvegliando i suoi recenti fantasmi (chissà quanto pensa ancora a quel gol sbagliato nella finale mondiale) e quelli dell’ Inter: nell’ ultimo anno e mezzo i nerazzurri hanno ricevuto tre rigori in campionato ma li hanno sbagliati tutti. Ci vuole una mezza rovesciata acrobatica di Osvaldo, bravo a farsi largo su Dramé dopo punizione di Guarin, per chiudere il primo tempo com’ è logico, cioè sull’ 1-0. Ripresa più cauta, ma solo dopo il palo di Palacio su invito di Osvaldo (9′) perché Guarin e Kovacic perdono smalto e l’ ingresso del Papu Gomez regala più vivacità agli ospiti: Handanovic salva su Gomez al 16′, poi Estigarribia pettina male di testa da pochi passi (24′). Con M’ Vila e Hernanes si ristabiliscono gli equilibri e la punizione del Profeta dal limite, a 4′ dal termine, è la ciliegina. Festeggiata dalla solita mitragliata di musica a un milione di decibel che qui assorda tutti prima e dopo la gara e per la quale, prima o poi, è opportuno che intervenga qualcuno, magari il Codacons, o la forza pubblica o l’ esercito, chissà. © RIPRODUZIONE RISERVATA
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- SPORT
-
Tags: inter
