La prima volta della festa patronale senza fuochi
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fonte:
- La Città di Salerno
Diceva San Josemaría Escrivá che “più che nel “dare” la carità consiste nel “comprendere”. Da quando è uscita sui giornali la notizia che quest’ anno il Comune (accogliendo l’ invito dell’ arcivescovo Moretti a mantenere saldamente sul piano religioso la processione del santo Patrono per le vie cittadine) si sarebbe astenuto dal pagare i tradizionali fuochi di artificio che hanno sempre chiuso la Festa, i salernitani stanno cercando di “capire”. E si chiedono: pourquoi, monsieur? Ovviamente, si va alla ricerca di un perché credibile e in quanto tale accettabile dalla cittadinanza. Infatti – come ricordava ieri l’ ex vice presidente della Provincia, Gerardo Giordano (postando su FB il manifesto a firma del sindaco Pasquale Borrelli che il 13 agosto 1844 annunciava “gran fuoco artificiale” a conclusione della processione con il Santo) – risale almeno a 170 anni fa la tradizione di chiudere con i fuochi la Festa patronale. Dunque, quel perché non c’ entra nulla con l’ adesione del sindaco al carattere religioso della processione, visto che i due momenti (processione e fuochi) si svolgono a distanza di diverse ore l’ uno dall’ altro. E che i fuochi non hanno il significato traslato che hanno gli “inchini”. Resta la possibilità che quel perché risieda allora nella volontà di “risparmiare” eliminando l’ effimero in una fase in cui a tanti manca anche il necessario. Sarebbe un perché condivisibile, se il Comune avesse fatto sapere che i 20-30 mila euro dei fuochi venivano destinati alla Mensa dei Poveri. Ma questo non è stato detto. Non solo. Ma un’ Amministrazione che si appresta a spendere milioni per l’ ennesima edizione di Luci d’ Artista (un evento criticato non solo dal Codacons e da moltissimi cittadini per i disagi che procura, ma anche dagli operatori economici nel cui interesse si dichiara di promuoverlo), che spende e spande per la “promozione del Crescent” (edificio privato di dubbio gusto e documentato danno al paesaggio), pagando un altro plastico e assegnando un contributo all’ associazione che ha promosso un flash mob a sostegno, può permettersi di cassare con un colpo di spugna i tradizionali fuochi artificio dalla Festa patronale? Io non credo che questo tirarsi indietro abbia a che fare con quello che dalle nostre parti si chiama “scattiglio”. A chi poi? Al vescovo? Ai cattolici salernitani? O a quei preti che, dimenticandosi del sindaco, non si sono opposti al proprio vescovo? No, secondo me dietro quella “sparata” c’ è solo un’ ostensione di “potenza”. Un voler dire: solo io (e non altri) ho nella città il potere di fare o non fare”. Non è improbabile, perciò, che stasera, all’ ora prevista sarà sparato il colpo di avvio, e il cielo sopra il mare di Salerno s’ illuminerà ancora una volta in onore di Matteo, apostolo evangelista e martire. Ma è anche probabile che il “veto” venga mantenuto per una ragione molto più vera e “pesante”. Stasera arriveranno a Salerno migliaia di visitatori da tutta la regione per onorare Levi, il pubblicano che non esitò un istante nell’ accogliere l’ invito alla sequela da parte del Rabbì di Nazaret, e che divenuto apostolo scrisse in aramaico tra il 40-50 d.C. il “Vangelo del Regno”. Descrivendolo nelle sette parabole del centrale capitolo XIII, e riassumendolo, come perfezionamento della Torah e dei Profeti, nel capolavoro letterario e spirituale delle Beatitudini al capitolo V. Conviene, a distanza di pochi mesi dal voto regionale, esporre, sotto la luce dei fuochi d’ artificio e davanti a migliaia di cittadini campani, la spettrale carcassa del Crescent? E se anche a loro non dovesse piacere? Domande più che legittime, visto che la scenografia prevedeva altro per l’ inaugurazione della Piazza: Shakira, Morricone e fireworks. Meglio allora che il Crescent resti al buio nella sua desolante “sobrietà”: un’ aia di 28 mila mq. più condominium per le new entry nelle poverty traps. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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