21 Settembre 2014

La prima volta della festa patronale senza fuochi

La prima volta della festa patronale senza fuochi

Diceva San Josemaría Escrivá che “più che nel “dare” la carità consiste nel “comprendere”. Da quando è uscita sui giornali la notizia che quest’ anno il Comune (accogliendo l’ invito dell’ arcivescovo Moretti a mantenere saldamente sul piano religioso la processione del santo Patrono per le vie cittadine) si sarebbe astenuto dal pagare i tradizionali fuochi di artificio che hanno sempre chiuso la Festa, i salernitani stanno cercando di “capire”. E si chiedono: pourquoi, monsieur? Ovviamente, si va alla ricerca di un perché credibile e in quanto tale accettabile dalla cittadinanza. Infatti – come ricordava ieri l’ ex vice presidente della Provincia, Gerardo Giordano (postando su FB il manifesto a firma del sindaco Pasquale Borrelli che il 13 agosto 1844 annunciava “gran fuoco artificiale” a conclusione della processione con il Santo) – risale almeno a 170 anni fa la tradizione di chiudere con i fuochi la Festa patronale. Dunque, quel perché non c’ entra nulla con l’ adesione del sindaco al carattere religioso della processione, visto che i due momenti (processione e fuochi) si svolgono a distanza di diverse ore l’ uno dall’ altro. E che i fuochi non hanno il significato traslato che hanno gli “inchini”. Resta la possibilità che quel perché risieda allora nella volontà di “risparmiare” eliminando l’ effimero in una fase in cui a tanti manca anche il necessario. Sarebbe un perché condivisibile, se il Comune avesse fatto sapere che i 20-30 mila euro dei fuochi venivano destinati alla Mensa dei Poveri. Ma questo non è stato detto. Non solo. Ma un’ Amministrazione che si appresta a spendere milioni per l’ ennesima edizione di Luci d’ Artista (un evento criticato non solo dal Codacons e da moltissimi cittadini per i disagi che procura, ma anche dagli operatori economici nel cui interesse si dichiara di promuoverlo), che spende e spande per la “promozione del Crescent” (edificio privato di dubbio gusto e documentato danno al paesaggio), pagando un altro plastico e assegnando un contributo all’ associazione che ha promosso un flash mob a sostegno, può permettersi di cassare con un colpo di spugna i tradizionali fuochi artificio dalla Festa patronale? Io non credo che questo tirarsi indietro abbia a che fare con quello che dalle nostre parti si chiama “scattiglio”. A chi poi? Al vescovo? Ai cattolici salernitani? O a quei preti che, dimenticandosi del sindaco, non si sono opposti al proprio vescovo? No, secondo me dietro quella “sparata” c’ è solo un’ ostensione di “potenza”. Un voler dire: solo io (e non altri) ho nella città il potere di fare o non fare”. Non è improbabile, perciò, che stasera, all’ ora prevista sarà sparato il colpo di avvio, e il cielo sopra il mare di Salerno s’ illuminerà ancora una volta in onore di Matteo, apostolo evangelista e martire. Ma è anche probabile che il “veto” venga mantenuto per una ragione molto più vera e “pesante”. Stasera arriveranno a Salerno migliaia di visitatori da tutta la regione per onorare Levi, il pubblicano che non esitò un istante nell’ accogliere l’ invito alla sequela da parte del Rabbì di Nazaret, e che divenuto apostolo scrisse in aramaico tra il 40-50 d.C. il “Vangelo del Regno”. Descrivendolo nelle sette parabole del centrale capitolo XIII, e riassumendolo, come perfezionamento della Torah e dei Profeti, nel capolavoro letterario e spirituale delle Beatitudini al capitolo V. Conviene, a distanza di pochi mesi dal voto regionale, esporre, sotto la luce dei fuochi d’ artificio e davanti a migliaia di cittadini campani, la spettrale carcassa del Crescent? E se anche a loro non dovesse piacere? Domande più che legittime, visto che la scenografia prevedeva altro per l’ inaugurazione della Piazza: Shakira, Morricone e fireworks. Meglio allora che il Crescent resti al buio nella sua desolante “sobrietà”: un’ aia di 28 mila mq. più condominium per le new entry nelle poverty traps. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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