Il governo Renzi difende il Mose «Legittimo nonostante le tangenti»
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fonte:
- Corriere del Veneto
VENEZIA – «Nel bilanciamento degli interessi deve prevalere quello sotteso al completamento dell’ opera che si trova, attualmente, ad uno stadio di avanzamento dell’ 85 per cento». L’ opera è il Mose, ma chi parla non è il Consorzio Venezia Nuova, il pool di imprese che sta realizzando le dighe mobili pur in un momento difficile dopo la maxi-inchiesta giudiziaria della procura lagunare. E’ invece la chiosa di 119 lunghe pagine con cui il governo italiano – non con dichiarazioni politiche, ma con un atto giudiziario – difende a spada tratta il Mose e arriva a scrivere una cosa che ha a dir poco scandalizzato il Codacons, che aveva presentato un ricorso per cancellare quella sentenza con cui il Consiglio di Stato nel 2005 aveva dato il via libera all’ opera. Di fronte alla richiesta di revocazione della decisione perché basata su «false prove» – l’ indagine giudiziaria della procura di Venezia ha dimostrato l’ ampia attività di corruzione posta in essere dall’ ex presidente Giovanni Mazzacurati e che avrebbe interessato anche alcuni passaggi tecnici (per esempio la commissione Via regionale, la Corte dei Conti, funzionari dei ministeri) – l’ Avvocatura dello Stato si è opposta con parole nette: «Se la tesi della procura sarà confermata, è evidente che la corruzione non è stata la causa del Mose, perché il sistema dei contratti fittizi e delle fatture gonfiate con successiva “retrocessione” in nero del contante si è manifestato nella fase esecutiva, per accelerare o evitare intralci nell’ esecuzione dei lavori – è scritto nella memoria di costituzione depositata nei giorni scorsi al Consiglio di Stato in vista dell’ udienza di ieri – ma, in realtà, allo scopo di far lievitare i costi dell’ opera a cifre di gran lunga superiori di quelle programmate all’ inizio». E, ancora, l’ Avvocatura sostiene che si tratta di «un gravissimo ed allarmante fenomeno di corruzione che non ha avuto però ad oggetto la decisione di realizzare il Mose e, quindi, la legittimità degli atti di cui si è discusso nel giudizio, bensì la sua esecuzione, che è diventata molto più onerosa per conseguire l’ arricchimento personale, a spese della collettività, di politici, imprenditori e pubblici funzionari». Non c’ è insomma prova che tutti i pareri e i via libera tecnici siano stati la conseguenza del tintinnio del denaro. «Nella comparsa presentata dall’ Avvocatura a nome del premier Matteo Renzi sembra che lo scandalo più grave di corruzione degli ultimi decenni non si sia mai verificato – protesta il Codacons – il Presidente del Consiglio, sconcertando parti e giudici, è sceso in campo a fianco del Consorzio Venezia Nuova». «Una posizione sconcertante», la definisce l’ associazione dei consumatori guidata dall’ avvocato Carlo Rienzi, che ha mandato alla procura di Venezia una richiesta di sequestro dei cantieri delle dighe, «per evitare che i reati vengano portati a ulteriori conseguenze». Nel documento dell’ Avvocatura vengono appunto ripercorsi tutti i passaggi burocratici dell’ opera, ritenuti legittimi: a partire dal via libera del governo Amato il 15 marzo 2001, fino al Comitatone del 4 febbraio 2003, dai pareri di Comitato tecnico di magistratura e Salvaguardia alle delibere del Cipe. «Si finge di ignorare che ben due ministri all’ epoca avevano bocciato la valutazione di impatto ambientale dell’ opera – conclude il Codacons – per aggirare tale parere negativo netto e assoluto furono chiesti i pareri di Via alla Regione e ad altri organi dove scorrevano fiumi di danaro di mazzette e solo così fu possibile procedere alla costruzione». A.Zo.
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