Blocco stipendi, la rabbia contagia anche le tute blu
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fonte:
- Il Secolo XIX
CERNOBBIO. Renzi diserta Cernobbio e va «dove si investe». Una decisione che ha sollevato un polverone, anche se alla fine per la maggioranza degli ospiti del workshop Ambrosetti non è ragione «per montare una polemica». Con le debite eccezioni. Il presidente del consiglio non torna sui suoi passi: sabato «sarò a inaugurare una rubinetteria a Brescia, sarò lì dove le imprese investono, ne girerò tante. Le polemiche sulle assenze e le presenze, anche rispetto alle situazioni internazionali di cui abbiamo parlato, non le capisco».Da parte sua, il patron dello stabilimento di Gussago (Bs), Aldo Bonomi si è detto molto onorato della scelta del premier: «Entrerà in un’ azienda italiana, che ha una proprietà italiana e che paga le tasse in Italia». Parole di quelle di Renzi che arrivano dopo le sue frecciate «ai soliti noti che frequentano i salotti buoni a concludere gli affari di un capitalismo di relazione ormai trito e ritrito». Ed è l’ ex numero uno di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ora leader di Italia Unica, a bacchettare il premier: «Ha fatto male» perché «la politica deve ascoltare» gli industriali. E Roberto Casaleggio (M5s), anche lui tra i partecipanti attesi al workshop di Villa d’ Este, con un post sul blog di Beppe Grillo dice: «Per quanto riguarda il gran rifiuto di Renzi a partecipare al salotto buono, si aspetta ancora di sapere i contenuti del suo incontro con Berlusconi avvenuto in un “salottino buono” del Nazareno». Toni più comprensivi ma a tratti ironici sono arrivati invece da Renato Brunetta (FI). «Si tratta di una polemica sterile: un presidente del consiglio ha sempre cose più importanti da fare, per definizione. Non era obbligato a venire e, anche se il Forum Ambrosetti è un convegno importantissimo, ha fatto bene a non venire. Io odio la “convegnite” così come odio “l’ annuncite”, di cui Renzi è affetto. La sua assenza non cambia comunque le sorti del Paese». Un’ analisi diversa la fa, invece, il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici. L’ assenza di Renzi va letta come «un ritorno al primato della politica: in passato è stato così per molto tempo almeno fino a Craxi. Adesso come allora c’ è un leader consapevole della propria forza, rivedo una giusta separazione». ROMA. Polizia verso lo sciopero; dipendenti pubblici in trincea; metalmeccanici pronti ad unirsi al fronte degli scontenti. Si annuncia caldo l’ autunno di Matteo Renzi, nonostante in agosto il premier abbia liquidato questa eventualità con una battuta («già l’ estate non è stata un granché»). Ma ora che l’ estate è finita e si avvicina il momento delle scelte impopolari, il premier deve fare i conti con la marea montante della protesta di chi finirà nel tritacarne degli annunciati, che fra un mese troveranno posto nella legge di stabilità: se la spending review del governo sarà di 20 miliardi non potrà essere indolore né potrà essere circoscritta ai costi della politica. Una drastica cura dimagrante, che per molti sarà un salasso sia in busta paga sia intermini di «posizioni acquisite», come ha sottolineato qualche giorno fa il ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan. «Con la legge di stabilità ci sarà un taglio della spesa importante perché rispetteremo il tetto del 3 per cento», ha ribadito ieri il presidente del Consiglio. La crisi non è finita e i soldi non ci sono. Lo hanno scoperto a loro spese i cosiddetti insegnanti a «quota96», cioè i 4 mila docenti bloccati in mezzo al guado della pensione dalla riforma Fornero che nel 2011 ha sostituito l’ anno solare a quello scolastico per calcolare i requisiti previdenziali. Fra una settimana, dovranno tornare in cattedra dopo il tentativo, stoppato dal Tesoro, di farli andare in pensione con il decreto Madia sulla Pa. E ieri sul sito del ministero della Giustizia Andrea Orlando ha pubblicato l’ atto di indirizzo politicoistituzionale per l’ anno 2015 che tiene conto delle «ineludibili esigenze di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica». In soldoni: meno dirigenti ma anche riduzione delle dotazioni organiche e contestuale «recupero di risorse»; non ci saranno tagli lineari, ma il ministero di via Arenula annuncia la cancellazione dei duplicati. Niente da fare anche per idipendenti pubblici, alla prese dal 2010 con il congelamento dei contratti. Secondo i calcoli del Codacons, i dipendenti pubblici hanno perso dal 2010 circa il 10,5 per cento del loro potere d’ acquisto mentre un ulteriore 2 per cento andrà in fumo nel 2015. Un impiegato ministeriale con un reddito di 27 mila 400 euro ha perso finora 2 mila 870 euro a causa del blocco contrattuale. Una somma che potrà essere recuperata solo in parte con il bonus di 80 euro, che viene erogato in forma piena (480 euro netti nel 2014 e 1000 euro netti nel 2015) solo a chi ha un reddito lordo di 24 mila euro. Insomma, la storia che gli 80 euro sono meglio di un nuovo contratto da molti non sarà digerito. «Una scelta dolorosa che rivendichiamo», ha detto ieri il vicesegretario del Pd, Debora Serracchiani, una fedelissima di Renzi. Ma intanto cresce la protesta, mano a mano che prende corpo la maxi-manovra per il 2015, che lascerà bocca asciutta molte categorie, nella migliore delle ipotesi, mentre altre ci rimetteranno. Per esempio, il capitolo delle pensioni Revisione delle piante organiche. E meno dirigenti «NON siamo ancora arrivati al Partito del Premier, il Pd è ancora il Pd, ma vedo troppa insofferenza verso le posizioni diverse». Così il deputato Pd Stefano Fassina alla Festa dell’ Unità di Genova a margine di un incontro pubblico commenta la leadership Renzi COLTELLO alla gola, ritratta di un selfie che circola sui social network, Alda D’ Eusanio se la prende il premier Renzi per il blocco degli stipendi delle forze dell’ ordine e per difendere la reazione delle forze di polizia : «E cosa si aspettava, il giovane Matteo?» ro o d’ argento con relativo prelievo non è chiuso,come vorrebbe far credere Renzi. Rispunterà puntualmente fra i risparmi della legge di stabilità quando si tratterà solo di decidere dove fissare l’ asticella del contributo. Del resto non c’ è nulla di più precario delle smentite estive. «Occorre una estesa mobilitazione unitaria di tutto il pubblico impiego fino allo sciopero generale. Il governo vuole cancellare il contratto nazionale», ha tuonato il segretario generale della Cgil scuola, Mimmo Pantaleo. Ma perfino il “sindacalista di riferimento” di Renzi, Maurizio Landini avverte il premier: «La protesta dei poliziotti è giusta. Anche i metalmeccanici sono pronti allo sciopero. Lunedì proporrò alla segreteria una mobilitazione nazionale, una manifestazione a Roma e un pacchetto di scioperi». È la fine di una luna di miele. Ma non ci sono solo i tagli. La tensione salirà alle stelle quando il governo dovrà affrontare il nodo dell’ articolo 18, sospendendolo per i nuovi contratti tempo indeterminato come prevede il jobs act. Renzi sa bene che questa è la riforma che fa la differenza agli occhi dell’ Europa e della Bce. Mario Draghi lo ha ricordato al premier nel loro incontro d’ agosto. Lo ha ribadito ieri anche il capo economista di Francoforte, Peter Praest: «Il governo italiano sa quali sono le priorità». Già, ma i tagli e la sospensione dell’ articolo 18 rischianodi essere un mix esplosivo, che darà voce anche alla fronda interna al Pd. Un autunno caldo in Parlamento che si aggiungerà alle proteste di piazza. un accordo si era trovato per questo particolare comparto della Pa che riguarda il sempre spinoso tema della sicurezza, ma servivano 800 milioni, e per ragioni di spending review è saltato. Intanto Alfano, definite «legittime» le richieste dei sindacati, ha tenuto un summit al Viminale con i vertici di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, e nei prossimi giorni incontrerà le sigle di agenti e militari. «Siamo qua, ancora non ci hanno convocato» continua Romano. Nel merito, anche Alfano dice che hanno ragione, e che stanno cercando il modo di sbloccare gli aumenti salariali. C’ è chi, invece, ha alzato più rapidamente un muro, come il sottosegretario alla Pa Angelo Rughetti che ha ricordato gli 80 euro già in busta paga per chi guadagna meno. Accontentatevi, è il messaggio. «Su 95 mila poliziotti circa, gli 80 euro vanno solo al 5,6%, circa seimila agenti-replica Romano- Perché chi presta servizio di ordine pubblico prende 13 euro lordi al giorno, che cumulandosi fanno superare per 101 euro la soglia di chi ha diritto agli 80 euro». Ma la rivendicazione dei sindacati è su altro: più che gli scatti della Pa, è il tetto salariale introdotto dal decreto Brunetta del 2010 che ha bloccato gli aumenti per le promozioni: «Siamo vittime di un doppio taglio: non solo per il mancato rinnovo del contratto, ma anche perché da quasi 5 anni chi è bravo e se lo merita non ha diritto a guadagnare meglio. Ma non era Renzi il premier della meritocrazia?»
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