In 3 anni 20 miliardi di tasse in più
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fonte:
- Il Tempo
La ripresa, se così si può chiamare un incremento del pil dello 0,9%, è rinviata al prossimo anno. Un’ inversione di tendenza rispetto al segno negativo con cui chiuderà il 2014 (-0,2%) che non basterà a imprimere una svolta nel mercato del lavoro e nei consumi. La disoccupazione dovrebbe portarsi al 12,3% dal 12,5% del 2014 mentre i consumi aumenteranno dello 0,7% a fronte dello 0,2% di quest’ anno. Si tratta di scostamenti marginali in un contesto che resta «deludente». È questo lo scenario delineato dal presidente della Confesercenti, Marco Venturi, che ha parlato di situazione «deludente». In Italia sono sei milioni le persone senza lavoro, o perchè hanno perso il posto (sono circa 3 milioni) o perchè sono rimasti ai margini del mercato del lavoro scoraggiati dalla situazione di crisi (altri 3 milioni). Solo nel commercio, nei primi otto mesi dell’ anno, hanno chiuso ben 25 mila negozi. La Confesercenti stima che per superare la crisi e riportare il Pil sui valori del 2007 ci vorranno sette anni, sei anni peri consumi e otto anni per gli occupati. Rispetto al 2007 nel 2013 il Pil ha registrato una caduta dell’ 8,5, i consumi delle famiglie una perdita del 7,6%, mentre il potere di acquisto è diminuito negli stessi anni di 86 miliardi. «Senza una forte svolta il 2015 non si presenta con le ca ratteristiche di un’ economia in grado di voltare pagina» ha detto il presidente, Marco Venturi che ha indicato come uno dei maggiori freni all’ espansione dell’ economia, l’ alta pressione fiscale. Dal 2009 al 2012 famiglie e imprese italiane hanno sborsato 20 miliardi in più di imposte e tariffe. La pressione fiscale e contributiva «continua ad essere troppo elevata, bloccata al 44% del Pil, non possiamo pensare di crescere così» ha sottolineato Venturi. I problemi del paese «vengono da lontano. L’ ampia contrazione degli ultimi anni era stata preceduta da una fase di bassa crescita, fin dalla seconda metà degli anni novanta». Il ritardo nei confronti delle economie più avanzate ha continuato ad ampliarsi. Se nel 1990 l’ italia presentava un pil pro capite pari al 74% di quello degli Usa, nel 2008 si scendeva al 70% e attualmente è arrivato al 65%. L’ ampliamento del divario, osserva Confesercenti, è di «dimensione clamorosa, che sta ponendo il nostro paese sempre più ai margini dei processi di sviluppo globali. Se non riusciremo a interrompere questa tendenza l’ Italia si troverà rapidamente ai margini dei processi internazionali si sviluppo». Questo scenario è condiviso anche dal Codacons. Secondo l’ Osservatorio dell’ associazione dei consumatori il potere di acquisto da parte delle famiglie italiane, è diminuito dal 2008 di oltre il -13,4%.
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