4 Settembre 2014

Meno precari più merito, #labuonascuola

Meno precari più merito, #labuonascuola

«Ma dove le trova le risorse?», «Finalmente si mette la parola fine al precariato». Si dividono così, tra destra e sinistra, le reazioni al piano scuola presentato da Renzi ieri, e poi spiegato dalla Giannini (che ha anche decisamente smentito frizioni con il pre- mier), in uno schema abbastanza statico e che molto ha a che vedere col piano ideologico. Quello che è certo è che la sorpresa alla fine c’è stata: i precari il governo li vuole assumere davvero, la professione docente sarà rivalutata e le competenze saranno migliorate. La riforma prenderà forma tra breve, dopo la consultazione con tutto il mon- do che gravita dentro e fuori la scuola, e poi per decreto legge. Anche i sindacati dovranno esporre i loro desiderata, que- sta volta però non al tavolo della contrattazione, ma insieme agli altri. E sono proprio le sigle sindacali ad aprire il dialogo sull’impostazione generale della riforma che alla fine non dispiace. Parla di svolta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: «L’annuncio dell’assunzione nella scuola di 150mila insegnanti da parte del premier rappresenta una svolta dopo anni di tagli alla scuola pubblica e di precarizzazione del personale. Oc- corre dare speranza al futuro». Francesco Scrima (Cisl) e Massimo Di Menna (Uil Scuola) non criticano gli scatti di carriera per gli insegnanti basati sul merito, a condizione, però, che non si tocchino gli scatti di anzianità, perché sono un riconoscimento all’ esperienza che esiste in tutti i paesi dell’ Ue. Anche da parte della Flc-Cgil nessuna preclusione al dialogo, sottolinea il segretario generale Mimmo Pantaleo, ma la priorità assoluta rimane il rinnovo del contratto nazionale degli insegnanti. E mentre i Cobas rifiutano in toto le linee guida («solo fumo»), lo Snals-Confals lo accoglie «tra timori e speranze». E se l’ ex ministro dell’ istruzione, Maria Stella Gelmini, sembra ottimista ma anche piuttosto cauta («speriamo non siano solo annunci. Occorre recuperare le risorse e andare avanti con la valorizzazione del merito»), il capogruppo di Forza Italia alla camera, Renato Brunetta, affida a un tweet le sue critiche: «Curiosi di sapere costi, coperture e modalità assunzione 150.000 precari scuola a sett 2015. Non servono 136 pagine, basta un tweet, Matteo Renzi». Alla Gelmini risponde il Pd, invece, con il responsabile di settore del partito, Davide Faraone: «Per la prima volta una riforma della scuola non viene calata sulla testa di insegnanti e famiglie ma mette al centro dialogo e ascolto». Un po’ di scetticismo arriva da Sel che, con il capogruppo alla camera Arturo Scotto, ricorda a Renzi che fu «la destra con cui governa a desertificare la scuola pubblica» e ricorda che per «rimettere al centro del dibattito il tema dell’ educazione occorrono risorse». E mentre il Codacons annuncia ricorsi, soprattutto contro la possibilità da parte dei presidi di scegliere gli insegnanti, il semaforo verde arriva direttamente dall’ Ocse: «In Italia – ha detto il direttore della divisione lavoro e affari sociali, Stefano Scarpetta – investire nel capitale umano e nella formazione è fondamentale, e la riforma proposta può dare risposte importanti». Per gli studenti, però, nel piano mancano università e diritto allo studio. Secondo Udu e Rete degli studenti «si dà una visione di un’ istruzione a compartimenti stagni – afferma Gianluca Scuccimarra (Unione degli universitari) – Non possiamo pensare ad una “nuova” scuola se abbiamo un’ università bloccata all’ accesso (il 60 per cento dei corsi sono a numero chiuso) che perde 30mila immatricolati in 3 anni». E Alberto Irone, portavoce della Rete degli studenti medi sottolinea che «orientamento universitario e collegamenti con il mondo del lavoro sono due punti che non possono essere tralasciati nella riforma e nella discussione, il rischio è che si faccia infatti una riforma chiusa in sé stessa e di conseguenza fallace in partenza».
@paolafabi65

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