29 Agosto 2014

RASSEGNA STAMPA DEL 29 AGOSTO

RASSEGNA STAMPA DEL 29 AGOSTO

Ansa, 29/08/2014 18:16
GoiSardinia: Codacons, intervenga Sardegna o azioni legaliWeb Web
rienzi, passeggeri vanno riprotetti su altre navi senza spese.
(ANSA) – CAGLIARI, 29 AGO – Le Regione Sardegna intervenga dopo lo stop definitivo ai collegamenti marittimi operati da GoinSardinia sulla tratta tra Olbia e Livorno, altrimenti ci sarà una “raffica” di richieste di risarcimento danni da parte dei passeggeri. Lo afferma il presidente del Codacons Carlo Rienzi. “La Regione Sardegna e le autorità competenti – afferma – devono intervenire immediatamente per garantire i diritti degli utenti possessori di biglietti della compagnia di navigazione. Tutti i passeggeri – spiega- dovranno essere riprotetti senza spese su altri traghetti e chi subirà danni dalla cancellazione dei collegamenti dovrà ottenere, oltre il rimborso di quanto speso, il giusto risarcimento”. “Se ciò non avverrà automaticamente – prosegue Rienzi – sarà inevitabile una raffica di azioni risarcitorie da parte dei viaggiatori che già in massa si stanno rivolgendo al Codacons, associazione che prima di tutti si è mossa offrendo assistenza legale ai passeggeri e sta portando avanti la battaglia per i diritti degli utenti di GoinSardinia”. (ANSA).
 
 
iltirreno.it, 29/08/2014 17:53
GoinSardinia, annullata un’ altra corsa: indagine della capitaneriaWeb Web
caos per 12mila passeggeri che devono rientrare a livorno dalla sardegna.
La nave parte per ragioni di ordine pubblico Una notte in porto Un’ odissea lunga 48 ore: verso lo stop Caos allo scalo di Olbia LIVORNO. La nave del consorzio GoinSardinia stasera (giovedì 28 agosto) non ripartirà da Livorno per Olbia. A confermarlo alle agenzie di stampa è stato l’ ammiraglio Nunzio Martello, commissario dell’ Autorità portuale, comandante della guardia costiera di Olbia e a capo dell’ unità di crisi che sta lavorando in queste ore per ridurre i disagi dovuti all’ improvviso stop della nave noleggiata dal consorzio. Martello ha annunciato l’ apertura di un’ inchiesta amministrativa. Nelle prossime ore i vertici di GoinSardinia comunicheranno alle autorità se la nave potrà riprendere il mare nei prossimi giorni o se l’ avventura della compagnia low cost finisce qui. Mentre il traghetto El Venizelos noleggiato da un armatore greco è in viaggio verso Livorno, da olbia fanno sapere che intanto saranno riprotetti su tratte operate da altre compagnie navali i circa 12mila passeggeri in possesso di un biglietto di GoinSardinia. Migliaia di viaggiatori che nei prossimi giorni rischiano di non potersi spostare tra Olbia e Livorno per l’ improvviso blocco delle attività del consorzio. Intanto stasera, a Olbia, è in programma una nuova riunione della task force, composta oltre che dall’ autorità portuale, da polizia, carabinieri e rappresentanti delle istituzioni. Il vertice sarà allargato ai rappresentanti delle altre compagnie di navigazione, che hanno dato la loro disponibilità a ospitare sulle navi i passeggeri rimasti a terra, e a Federalberghi. È allo studio un accordo per ospitare nelle strutture ricettive della Gallura almeno coloro che sarebbero dovuti partire oggi dalla Sardegna e che sono rimasti a terra. Sul sito internet di GoinSardinia, consorzio di 200 imprenditori di Santa Teresa di Gallura nato nel 2013 per offrire passaggi low cost ai turisti diretti nel Nord Sardegna, è apparso un comunicato ufficiale. “Non potendo assicurare la partenza per l’ ora prevista”, si legge nella nota, il consorzio invita i passeggeri che da Olbia avrebbero dovuto imbarcarsi per Livorno “a rivolgersi presso le biglietterie delle altre compagnie di navigazione”. È allegato un modulo per la richiesta del rimborso delle tratte sospese, mentre è impossibile raggiungere il call center del consorzio e la pagina per le prenotazioni risulta “in manutenzione”. Sulla vicenda è intervenuta l’ associazione di consumatori Aduc, che consiglia ai viaggiatori rimasti a terra la costituzione in mora nei confronti della compagnia e si appella alla magistratura perchè verifichi eventuali condotte irregolari del consorzio. Il Codacons si è offerto di fornire assistenza legale ai passeggeri che hanno subito disagi e prospetta una class action. “I viaggiatori hanno diritto al risarcimento dei danni subiti, sia morali che materiali”, è intervenuto il presidente dell’ associazione di consumatori, Carlo Rienzi. “Invitiamo le autorità competenti e gli enti locali a garantire i collegamenti operati da GoinSardinia già acquistati dagli utenti o a disporre risarcimenti automatici in caso di sospensione dei traghetti”.
 
 
Roma Today, 29/08/2014 15:37
Caro strisce blu: “Stangata per i commercianti. Almeno con i soldi si combatta l’ abusivismo”Web Web
a parlare è rosario cerra, neo presidente di confcommercio. “ripercussioni negative inevitabili per i negozianti. e poi quando succederà che le tasse si trasformano in servizi al cittadino?”
Storie Correlate Caro strisce blu, lavoratori nel panico: “Io infermeria precaria, da 70 a 240 euro di sosta al mese” Strisce blu, Cgil contro gli aumenti: “Servono agevolazioni per i lavoratori” 2 Strisce blu, è guerra sugli aumenti: Codacons annuncia ricorso 10 Strisce blu, aumenti al via: ecco dove e quando si pagherà di più 1 Strisce blu, partiti gli aumenti. Ma i parchimetri chiedono ancora 1 euro 1 “La gabella sui parcheggi avrà un peso insostenibile sul commercio”. Lo dice chiaramente il neo presidente della Confcommercio, Rosario Cerra, raggiunto telefonicamente da Romatoday. “Penso a tutti i lavoratori, dipendenti dei negozi, imprenditori, che si recano a lavoro con l’ auto e che non potranno più usufruire degli abbonamenti agevolati”. Dopo sindacati e associazioni dei consumatori, un’ altra voce contraria agli aumenti delle strisce blu , entrati in vigore da pochi giorni in seguito a delibera capitolina approvato a fine luglio, che si aggiunge alle aspre critiche provenienti dal settore e non solo. Da 1 a 1,50 euro l’ ora, e senza agevolazioni, nè giornaliera nè mensile. Un balzello che avrà “inevitabili ripercussioni negative” per i commercianti. “Senza contare – sottolinea Cerra – che non è dato sapere come l’ amministrazione spenderà queste risorse. E’ la solita storia”. Già, perché se il provvedimento è già iniquo di per sè, surge a emblema di un modus operandi dell’ amministrazione “sbagliato e inefficiente”. Tutto tasse e niente servizi. “Non siamo contrari al portare avanti strategie di valorizzazione del territorio , che vadano prima di tutto a migliorarne la fruizione da parte di chi ci vive e ci lavora. Ma è incredibile come la soluzione sia sempre la stessa: aumentare le tasse. Si tratta sempre e comunque di mettere in campo azioni tattiche , d’ emergenza, che si limitano a far fare cassa a chi le applica, ma manca appunto una strategia. E poi, cosa ci fanno con quei soldi? Bisogna capire perché paghiamo. A livello di misure per il commercio le strade sono una vetrina per i negozianti. Andrebbero pulite, le risorse andrebbe utilizzate per la manutenzione, e, cosa fondamentale, per “ripulirle” dai venditori abusivi che sono un vero danno per i commercianti romani”. Insomma, “non si può pensare sempre e comunque a chiedere senza dare”. Annuncio promozionale A commentare l’ aumento delle tariffe anche Giovanna Marchese Bellaroto , presidente di Cna Roma. “Prendiamo ad esempio il Tridente, lì è già in atto una pedonalizzazione, e il sindaco cosa fa? Invece che facilitare comunque la mobilità intorno all’ area chiusa al traffico, aumenta i parcheggi? Per il commercio della zona è sicuramente motivo di preoccupazione”.
 
 
SoveratoWeb.com, 29/08/2014 14:08
Codacons: In Comune Gioiosa elevate 550 multe in 24 oreWeb Web
Il Codacons della Locride, in una nota, denuncia quello che definisce “un singolare episodio” avvenuto a Marina di Gioiosa Jonica …
 
 
ASCA, 29/08/2014 13:03
Codacons: Italia sempre piu’ vicina alla GreciaWeb Web
In picchiata libera i consumi delle famiglie (ASCA) – Roma, 29 ago 2014 – L’ Italia e’ sempre piu’ vicina alla Grecia e’ il dato sull’ inflazione “rispecchia lo stato disastroso dei consumi delle famiglie, che nel nostro paese sono in picchiata libera”. A sottolinearlo e’ il Codacons affermando che “andra’ ancora peggio nei prossimi mesi”. “Prevediamo un autunno nero sul fronte dei consumi e delle vendite, con effetti a cascata sull’ economia nazionale. Gli italiani non comprano piu’ perche’ non hanno piu’ soldi da spendere, e tutti gli indicatori economici confermano la situazione gravissima in cui versano le famiglie. Il Governo deve darsi una svegliata perche’ l’ Italia si sta avvicinando a grandi passi alla Grecia, e in assenza di interventi urgenti sul fronte del potere d’ acquisto verranno bruciati migliaia di posti di lavoro e migliaia di negozi e imprese chiuderanno i battenti”. red-Mlp.
 
 
Wall Street Italia, 29/08/2014 12:37
Codacons: Italia sempre più vicina alla GreciaWeb Web
in picchiata libera i consumi delle famiglie.
Roma, 29 ago. (TMNews) – L’ Italia è sempre più vicina alla Grecia è il dato sull’ inflazione “rispecchia lo stato disastroso dei consumi delle famiglie, che nel nostro paese sono in picchiata libera”. A sottolinearlo è il Codacons affermando che “andrà ancora peggio nei prossimi mesi”. “Prevediamo un autunno nero sul fronte dei consumi e delle vendite, con effetti a cascata sull’ economia nazionale. Gli italiani non comprano più perché non hanno più soldi da spendere, e tutti gli indicatori economici confermano la situazione gravissima in cui versano le famiglie. Il Governo deve darsi una svegliata perché l’ Italia si sta avvicinando a grandi passi alla Grecia, e in assenza di interventi urgenti sul fronte del potere d’ acquisto verranno bruciati migliaia di posti di lavoro e migliaia di negozi e imprese chiuderanno i battenti”.
 
 
Rai News, 29/08/2014 12:25
Consumatori, dati Istat “sconcertanti”Web Web
12.10 Dati “sconcertanti”,per Codacons,quelli sulla disoccupazione a luglio (balzata al 12,6%),che avranno ripercussioni pesanti sull’ economia italiana nei prossimi mesi. “L’ aumento della disoccupazione mostra come la classe politica abbia totalmente fallito sul fronte del lavoro, incapace di adottare misure per arginare quello che è un vero e proprio ‘dramma sociale'”, rileva il presidente Rienzi. Per i consumatori,la deflazione italiana”è la fotografia di un Paese in grandissima crisi”.
 
 
larepubblica.it (Roma), 29/08/2014 12:05
Rincari sosta a pagamento, rivolta bipartisan. E ora protestano i commerciantiWeb Web
Prima le associazioni dei consumatori, poi i sindacati. Ora anche i commercianti. Non si ferma la polemica sui rincari delle strisce blu, passate da 1 euro a 1,50 l’ ora. A schierarsi contro il provvedimento del Campidoglio, che oltre ad aver aumentato del 50 per cento la tariffa ha eliminato le agevolazioni giornaliera (4 euro per 8 ore di sosta) e mensile (70 euro), è la Confcommercio Roma e Lazio, con il presidente Rosario Cerra che si dice “deluso” oltre che “contrario”. “Comprendo e apprezzo l’ impostazione di voler migliorare la vita nel centro storico, ma sono perplesso quando si vanno a utilizzare sempre i soliti metodi, quindi aumentando le tariffe – spiega Cerra -. In un momento di crisi drammatico come questo bisognerebbe agevolare i consumi, invece aumentando le strisce blu andranno a perdere sia chi va a lavorare, quindi i commercianti o gli agenti, sia chi fa a fare shopping, quindi i consumatori. Il vero problema – conclude il presidente di Confcommercio Roma e Lazio – è che non si lavora mai su strategie di lungo periodo ma su soluzioni di emergenza, quindi si aumentano le tariffe”. Ma a far infuriare i romani, oltre alla confusione generata dall’ adeguamento degli oltre 2.600 parcometri e dei 6.500 segnali stradali (già iniziato da qualche giorno ma che non terminerà prima di fine ottobre), è soprattutto l’ eliminazione della tariffa giornaliera. Se prima con 4 euro si poteva sostare per 8 ore, ora ne serviranno 12. Un vero e proprio salasso per chi è costretto ad andare a lavorare con la macchina e a parcheggiare sulle strisce blu: alla fine del mese si vedrà alleggerito il portafogli di ben 240 euro. Per questo Davide Bordoni, coordinatore romano di Forza Italia, ha presentato un’ interrogazione al sindaco Marino e all’ assessore ai Trasporti Improta in cui chiede se la giunta intende reintrodurre le agevolazioni per “i romani costretti all’ utilizzo dell’ auto per gestire il fragile equilibrio tra gli impegni familiari e quelli lavorativi” e se, nel frattempo, è impegnata nel potenziare linee e frequenze orarie in tutta la periferia romana. “Marino, Improta e maggioranza sono ancora una volta lontani dalle reali esigenze dei cittadini”, tuona Bordoni. Tornare alla vecchia tariffa di 1 euro invece l’ idea di Marco Pomarici, consigliere capitolino di Ncd: “Sindaco e assessore facciano un passo indietro – chiosa -. È intollerabile che chi va a lavorare dovrà pagare 240 euro. Questo sacrificio sarebbe stato giustificabile a fronte di un potenziamento del trasporto pubblico locale ma così non è stato”. Contro la mancanza di alternative punta il dito anche Enrico Stèfano, M5S: “L’ aumento delle strisce blu non è stato affiancato dal potenziamento del tpl Anzi, Atac ha recentemente tagliato 17 linee. In questo modo i cittadini che vivono in periferia sono doppiamente penalizzati”. Ma il Campidoglio, che aumentando la sosta tariffata punta a disincentivare l’ uso dell’ auto, non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro e le agevolazioni non verranno reintrodotte. A meno che il Tar, il 3 settembre, non accolga il ricorso presentato dal Codacons.
 
 
Agi, 29/08/2014 11:46
Inflazione: Codacons, deflazione fotografa Paese in grande crisiWeb Web
(AGI) – Roma, 29 ago. – “La deflazione e’ la fotografia di un Paese in grandissima crisi”. Lo dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, secondo cui “si tratta di un segnale evidente della profonda difficolta’ e del drammatico disagio vissuto dalle famiglie. Appena ieri”, ricordano in una nota, “rilevavamo come la contrazione dei consumi nell’ ultimo triennio abbia raggiunto livelli impressionanti, toccando il -10,7%. Una percentuale che equivale a un calo della spesa delle famiglie di 77,6 miliardi di Euro. Calo che, come vediamo, si ripercuote in maniera negativa sull’ andamento della produzione e sull’ occupazione, di nuovo in calo a luglio. E’ ora che il Governo, ma anche l’ Europa aprano gli occhi e prendano decisioni adeguate. Vanno fatte serie politiche di rilancio, a partire da un piano straordinario per l’ occupazione, in grado di restituire reddito e prospettive in particolare ai giovani”, conclude il comunicato. –
 
 
ASCA, 29/08/2014 11:26
Codacons: disoccupazione dramma sociale, dati sconcertantiWeb Web
Effetti negativi sulle spese delle famiglie (ASCA) – Roma, 29 ago 2014 – I nuovi dati sulla disoccupazione a luglio, balzata al 12,6%, sono “sconcertanti” e “avranno ripercussioni pesanti sull’ economia italiana nei prossimi mesi”. Cosi’ il Codacons ha commentato i dati Istat sulla disoccupazione. “L’ aumento della disoccupazione dimostra come la classe politica abbia totalmente fallito sul fronte del lavoro, rendendosi incapace di adottare misure per arginare quello che e’ un vero e proprio dramma sociale”, ha affermato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi . “L’ incremento del numero dei disoccupati si ripercuotera’ sul benessere economico delle famiglie e sulla loro capacita’ di spesa, riducendo il potere d’ acquisto e determinando una ulteriore contrazione dei consumi nei prossimi mesi. E’ piu’ che mai necessario adottare un serio piano di incentivi per sostenere le piccole imprese in difficolta’ che rischiano la chiusura e spingere le aziende ad assumere”, ha concluso. red-Mlp.
 
 
Wall Street Italia, 29/08/2014 11:00
Codacons: disoccupazione dramma sociale, dati sconcertantiWeb Web
effetti negativi sulle spese delle famiglie.
Roma, 29 ago. (TMNews) – I nuovi dati sulla disoccupazione a luglio, balzata al 12,6%, sono “sconcertanti” e “avranno ripercussioni pesanti sull’ economia italiana nei prossimi mesi”. Così il Codacons ha commentato i dati Istat sulla disoccupazione. “L’ aumento della disoccupazione dimostra come la classe politica abbia totalmente fallito sul fronte del lavoro, rendendosi incapace di adottare misure per arginare quello che è un vero e proprio dramma sociale”, ha affermato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi . “L’ incremento del numero dei disoccupati si ripercuoterà sul benessere economico delle famiglie e sulla loro capacità di spesa, riducendo il potere d’ acquisto e determinando una ulteriore contrazione dei consumi nei prossimi mesi. E’ più che mai necessario adottare un serio piano di incentivi per sostenere le piccole imprese in difficoltà che rischiano la chiusura e spingere le aziende ad assumere”, ha concluso.
 
 
Il Manifesto, 29/08/2014 10:26
istat/ commercio al palo, 80 euro in tasca.
Bonus Irpef, provaci ancora: ferme le vendite al dettaglioPDF PDF
Dopo il primo mese ufficiale vita il bonus irpef non ne vuole sapere di funzionare. A giugno gli 80 euro di Renzi non hanno risollevato il morale di imprese e famiglie. È l’ estate più «nera» di sempre dice l’ Istat che ieri ha registrato il terzo calo consecutivo della fiducia dei consumatori (da 104.4 a 101,9). Per ritrovare un valore più basso bisogna tornare a marzo 2014 (101,8), quando il governo Renzi era entrato in carica da una manciata di giorni e non aveva ancora messo in rampa di lancia il bonus per il «ceto medio» del lavoro dipendente tra gli 8 mila e i 26 mila euro di reddito annuo. I balzi tra marzo e maggio avevano fatto sperare e in quei mesi sia il governo che Bruxelles parlavano ancora di una «crescita», sia pur stentata. Tutto è andato peggio del previsto. Lo conferma l’ indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio. Periodo pessimo per i supermercati, mentre si salvano i discount. Per la grande distribuzione è stato un salasso: -1,3% su base annua, un incubo per i supermercati (-2,5%). Ma sono i piccoli esercizi, quelli che non sono stati spazzati via negli anni in cui sono cresciuti come funghi gli ipermercati, a vedere rosso. Piccoli negozi e le botteghe di quartiere falcidiati:: -3,9%. Si sono salvati i discount (+0,5%). Se proprio bisogna spendere, meglio spendere poco. Tutto questo accade mentre l’ inflazione è rimasta bassa (0,3%) e i prezzi non sono aumentati. È il combinato disposto tra recessione e deflazione che spinge Confersecenti a dire che i commercianti escono «con le ossa rotte». Nei primi sei mesi il loro settore ha perduto 2,2 miliardi di euro di fatturato. Difficile così sopravvivere per più di tre anni. Un negozio su quattro chiude prima. Il 24,7% delle imprese avviate tra il 2012 e il 2013 aveva già chiuso a giugno 2014. In altri settori, la quota si ferma ben al disotto: 14,3%. «Il crollo del fatturato – sostiene Confesercenti – è sinonimo dell’ impoverimento delle famiglie. Resta irrisolta la gravissima crisi dei consumi». Ormai lo si può dire: la ripresa delle vendite è rinviata al 2015. Ora si ristagna. E non è detto che tra un anno non ci sia un altro rinvio, com’ è accaduto nei quattro precedenti. La ripresa, una fenice. Il bonus Irpef ha fatto il solletico nel suo primo mese di vita. «Le misure prese fino ad oggi non hanno prodotto gli effetti sperati sui consumi e non sono state ido nee a sostenere la fiducia delle famiglie, inca lo anche ad agosto», ribadisce la Confcommercio di Carlo Sangalli, già deputato Dc, non nuovo alle critiche a Renzi. Un altro colpo sotto la cintura è arrivato dal Codacons: «È il clamoroso flop del bonus da 80 euro- afferma il presidente Carlo Rienzi – Gli effetti sono stati deludenti e peggiori di qualsiasi aspettativa». Nei primi 6 mesi del 2014, si sono registrati più di 8 mila fallimenti di imprese con un incremento del 10% rispetto al 2013». Critiche che non sono piaciute al Pd che ha reagito con la vicepresidente della Camera Marina Sereni: «Sono detrattori – spiega – che non perdonono occasione per polemiche strumentali e oziose. In soli tre mesi il bonus non poteva risolvere la crisi e intertire il trend dei consumi. Bisogna guardare al medio periodo». Quando cioè il governo taglierà la spesa pubblica con la spending review. Si resta allora in attesa che cadano le foglie in autunno, nel frattempo l’ onorevole Sereni potrebbe dare un’ occhiata ai dati sulle retribuzioni. A luglio i salari sono cresciuti solo dell’ 1,1% rispetto all’ anno scorso. Per l’ Istat è la crescita annua più bassa dal 1982, 32 anni fa. Anche qui siamo al minimo storico. A pesare è la flessione sulle retribuzioni contrattuali orarie nel settore dei trasporti, -0,4% su base mensile, -0,3% sull’ anno. L’ incrinatura della fiducia nel futuro sembra sia dovuta al contributo di solidarietà per il contenimento del costo del lavoro in Alitalia, previsto dall’ accordo del 16 luglio 2014. Pesa il blocco dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Alla fine di luglio la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 59,0% nel totale dell’ economia e del 47,0% nel settore privato. Non c’ è verso: chi hai soldi, e il bonus, non li spende. Renzi risponderà: la crisi è europea. Certo, lo conferma l’ indicatore Esi del «sentiment» economico dell’ Eurozona e nell’ Ue che ha registrato un crollo ad agosto: 97,8 contro i 100,6 nell’ Eurozona (-1,2) e 104,6 nell’ Ue (-1,5). «Non è una sorpresa – ha detto il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Jyrki Katainen, che si è detto «preoccupato per l’ Italia» -Senza fiducia non avremo la ripresa degli investimenti». Le soluzioni sono sempre le stesse: «riforme strutturali» per tutti. Appuntamento a metà settembre a Milano per il consiglio informale Ecofin dove il cane continuerà a mangiarsi la coda. Più che la sfiducia, può arrivare il panico.
 
 
ilgiornale.it, 29/08/2014 07:00
Caos traghetti per la Sardegna Viaggio in forse per ventimilaWeb Web
file, ritardi di ore, confusione. in crisi la compagnia locale fondata per abbassare i prezzi e riportare i turisti sull’ isola.
Quando la vacanza- per i fortunati che ancora possono permetterserla- diventa un’ odissea. Senza nemmeno andare troppo lontano. Nell’ Italietta della perenne crisi, dell’ improvvisazione trasformata in ordinario, dell’ emergenza divenuta normalità, anche tornare a casa può risultare un’ impresa. Per informazioni(e relative imprecazioni) chiedere alle migliaia di turisti bloccati in Sardegna. O in Toscana. Dipende da quale direzione si scruta il mare in attesa del traghetto che “non c’ è”. Quella tra mercoledì e giovedì è stata una notte di passione per quasi duemila passeggeri che avrebbero dovuto imbarcarsi dal porto di Olbia Isola Bianca per Livorno con il traghetto “El Venizelos” del consorzio Goinsardinia, compagnia low cost nata per abbassare i prezzi di viaggio verso l’ Isola. La nave era bloccata a Livorno per “contenziosi burocratici”. Problemi economici, a quanto, pare, arretrati non pagati, problemi a rifornirsi di carburante. I viaggiatori sarebbero dovuti salpare alle 2, ci sono riusciti soltanto alle 9.30 di ieri mattina. Ma sono oltre 20.000 quelli che potrebbero, da adesso, trovarsi nella stessa situazione. Per i passeggeri, che lamentano “di esser stati abbandonati”, è stato impossibile ricevere informazioni dirette dalla compagnia, che comunicava solo attraverso sms. “Uffici chiusi, call center muto”, hanno detto. Da ieri si è assistito a un rincorrersi di comunicazioni inviati sui cellulari dei passeggeri. Prima sono stati avvisati di recarsi entro le 20 al porto per cambiare il biglietto con quello Tirrenia, a loro spese, per poi essere rimborsati, poi in un secondo momento la compagnia ha comunicato che la nave sarebbe partita, ma solo ieri mattina. Di buon ora aveva dovuto intervenire persino una “unità di crisi” della Capitaneria sarda che ha aperto un’ indagine per verificare eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti. “Dal tavolo tecnico, le compagnie di navigazione, compatibilmente con il loro operativo, si sono impegnate a riproteggere i passeggeri a bordo delle loro navi”, ha spiegato all’ Ansa l’ ammiraglio Nunzio Martello, direttore marittimo del Nord Sardegna e commissario dell’ autorità portuale, a conclusione della riunione, durata un paio di ore,con rappresentanti regionali, del comune di Olbia, delle forze dell’ ordine, della Prefettura e della Questura, oltre alle compagnia GoInSardinia, Tirrenia e Moby. “Gravissimi ritardi e disagi per i passeggeri della GoinSardinia, non solo per i 1.500 passeggeri che per ore hanno atteso invano di partire dal porto di Olbia, ma anche per gli oltre 20.000 passeggeri che hanno prenotato un viaggio con tale compagnia”, denuncia Federconsumatori. La “GoinSardinia” ieri però non è ripartita da Livorno per Olbia. L’ unica buona nuova è arrivata nel tardo pomeriggio da Federalberghi – Confcommercio che ha deciso di mettere gratuitamente a disposizione, per la notte, le camere libere degli alberghi associati in Gallura. Il Codacons, invece, si è offerto di fornire assistenza legale e prospetta una class action. “I viaggiatori hanno diritto al risarcimento dei danni subiti, sia morali che materiali”, afferma il presidente dell’ associazione di consumatori, Carlo Rienzi.
diana alfieri
 
 
Il Messaggero (ed. Metropolitana), 29/08/2014 06:35
Scuola, tagli ai corsi estivi studenti a lezioni privatePDF PDF
il 70 per cento degli istituti non ha potuto garantire le 15 ore per il recupero dei debiti.
L’ INCHIESTA C’ è chi ne approfitta solo per migliorare la propria preparazione, per colmare quelle piccole lacune che possono annidarsi anche nelle migliori carriere scolastiche. Ma c’ è anche chi, tra gli studenti liceali rimandati a settembre in una o più materie, fa ricorso alle lezioni private perché la scuola non riesce a garantirgli le ore di recupero previste dalla legge. Si scrive insegnamento pubblico, ma quando di mezzo ci si mettono i costi extra per i corsi di recupero estivi, la storia cambia. Sicché le famiglie si trovano a dover aggiungere un’ altra voce di spesa a quel contributo volontario che ogni anno devolvono agli istituti superiori, dal momento che i finanziamenti ministeriali – e quindi statali – non bastano per coprire le esigenze della scuola pubblica. Sono le lezioni private, pagate la maggior parte delle volte a nero, che quest’ estate hanno rappresentato, più che negli anni passati, l’ altra faccia delle vacanze per i liceali di Roma. Non si parla, infatti, solo di qualche famiglia, giacché gli scrutini dell’ ultimo anno scolastico hanno evidenziato, sulla Capitale, un aumento del 2% degli studenti sospesi. Di quelli cioè che saranno chiamati a recuperare il debito in greco, latino, matematica, fisica e in altre materie per non ripetere l’ anno scolastico. I numeri variano da istituto a istituto, con un’ incidenza maggiore registrata nei licei e per le materie d’ indirizzo. Poco più di 80 sono stati gli studenti sospesi al liceo classico Giulio Cesare, 160 quelli dell’ Albertelli, un centinaio allo scientifico Pasteur. I FINANZIAMENTI Una volta c’ era il fondo dell’ Istituzione scolastica, il salvadanaio per tutte le attività didattiche ed extradidattiche coperte dai finanziamenti erogati dal ministero dell’ Istruzione di viale Trastevere. Poi sono arrivati i tagli e le tante spending review, alla scuola sono rimaste le briciole. Pure il fondo per il miglioramento dell’ offerta formativa (Mof) è andato via via assottigliandosi. Nel 2011 i fondi per le scuole di Roma e provincia erano di 150milioni di euro, dopo solo due anni, nel 2013, erano scesi a 45milioni. «Negli ultimi cinque anni i finanziamenti alle scuole di Roma – spiega il vicepresidente dell’ Associazione nazionale presidi, Mario Rusconi – sono crollati del 40%». E pensare che vent’ anni fa la situazione era un’ altra. Nel 1992 le scuole ricevono l’ obbligo, su apposita ordinanza ministeriale, di effettuare i corsi di recupero durante l’ anno scolastico per non lasciare studenti indietro e combattere le bocciature. L’ ex ministro della pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, nel 2007, impone di effettuare 15 ore di lezioni per gli studenti che, pur avendo ottenuto la promozione, devono recuperare i debiti prima di settembre. «All’ inizio i contributi erogati erano sufficienti a coprire le ore di lezione extra», ricorda la dirigente scolastica del liceo Classico Mamiani, Tiziana Sallusti. Cifre non da capogiro, ma comunque sufficienti a coprire la domanda di lezioni extrascolastiche. «Fino al 2010 – conclude la Sallusti – le scuole di Roma riuscivano a ricevere circa 35mila euro l’ anno, al Mamiani, invece, i fondi disponibili per l’ attività 2013/2014 sono 11mila euro». LE LEZIONI E il risultato è che quest’ anno il 70% delle scuole romane non ha potuto coprire le 15 ore di lezione per il recupero degli studenti. In assenza di sufficienti risorse, infatti, non si possono neanche pagare i professori, che percepiscono per un’ ora di lezione di recupero, fuori dall’ orario scolastico, un massimo di 50 euro. Chi ha potuto, tra i licei della Capitale, ha attinto ai fondi d’ istituto, quel plafond che serve per coprire le spese correnti di una scuola. Altre scuole hanno usato il contributo volontario delle famiglie, che può oscillare ogni anno dai 50 a 150 euro per studente. Inoltre, tantissimi istituti, per non disattendere la norma ordinatoria sui corsi di recupero, hanno effettuato le lezioni la settimana precedente alla chiusura delle scuole, obbligando poi gli studenti a studiare comunque privatamente durante l’ estate in vista di settembre. «Un meccanismo sbagliato perché compiere i recuperi a giugno non aiuta l’ alunno a colmare il deficit che ha in quella materia – conclude Rusconi – ma che viene usato dalle scuole per difendersi dall’ assenza dei finanziamenti statali». I PRIVATISTI La prossima settimana oltre 3mila liceali dovranno sostenere le verifiche che, pur dovendosi compiere entro il 31 agosto, non vengono mai svolte prima di settembre. E per ottenere la sufficienza, oltre il 50% dei sospesi ha pagato di tasca propria delle lezioni private. In media, fa di conto Skuola.net ma anche il Codacons, uno studente su due ha compiuto oltre venti ore di lezione da professori in pensione o a casa di quelli precari con una spesa non inferiore ai 400 euro. Le materie più gettonate sono state greco, matematica, latino e fisica. Camilla Mozzetti © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 
Il Messaggero, 29/08/2014 06:22
Scuola, tagli ai corsi estivi studenti a lezioni privatePDF PDF
il 70 per cento degli istituti non ha potuto garantire le 15 ore per il recupero dei debiti.
L’ INCHIESTA C’ è chi ne approfitta solo per migliorare la propria preparazione, per colmare quelle piccole lacune che possono annidarsi anche nelle migliori carriere scolastiche. Ma c’ è anche chi, tra gli studenti liceali rimandati a settembre in una o più materie, fa ricorso alle lezioni private perché la scuola non riesce a garantirgli le ore di recupero previste dalla legge. Si scrive insegnamento pubblico, ma quando di mezzo ci si mettono i costi extra per i corsi di recupero estivi, la storia cambia. Sicché le famiglie si trovano a dover aggiungere un’ altra voce di spesa a quel contributo volontario che ogni anno devolvono agli istituti superiori, dal momento che i finanziamenti ministeriali – e quindi statali – non bastano per coprire le esigenze della scuola pubblica. Sono le lezioni private, pagate la maggior parte delle volte a nero, che quest’ estate hanno rappresentato, più che negli anni passati, l’ altra faccia delle vacanze per i liceali di Roma. Non si parla, infatti, solo di qualche famiglia, giacché gli scrutini dell’ ultimo anno scolastico hanno evidenziato, sulla Capitale, un aumento del 2% degli studenti sospesi. Di quelli cioè che saranno chiamati a recuperare il debito in greco, latino, matematica, fisica e in altre materie per non ripetere l’ anno scolastico. I numeri variano da istituto a istituto, con un’ incidenza maggiore registrata nei licei e per le materie d’ indirizzo. Poco più di 80 sono stati gli studenti sospesi al liceo classico Giulio Cesare, 160 quelli dell’ Albertelli, un centinaio allo scientifico Pasteur. I FINANZIAMENTI Una volta c’ era il fondo dell’ Istituzione scolastica, il salvadanaio per tutte le attività didattiche ed extradidattiche coperte dai finanziamenti erogati dal ministero dell’ Istruzione di viale Trastevere. Poi sono arrivati i tagli e le tante spending review, alla scuola sono rimaste le briciole. Pure il fondo per il miglioramento dell’ offerta formativa (Mof) è andato via via assottigliandosi. Nel 2011 i fondi per le scuole di Roma e provincia erano di 150milioni di euro, dopo solo due anni, nel 2013, erano scesi a 45milioni. «Negli ultimi cinque anni i finanziamenti alle scuole di Roma – spiega il vicepresidente dell’ Associazione nazionale presidi, Mario Rusconi – sono crollati del 40%». E pensare che vent’ anni fa la situazione era un’ altra. Nel 1992 le scuole ricevono l’ obbligo, su apposita ordinanza ministeriale, di effettuare i corsi di recupero durante l’ anno scolastico per non lasciare studenti indietro e combattere le bocciature. L’ ex ministro della pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, nel 2007, impone di effettuare 15 ore di lezioni per gli studenti che, pur avendo ottenuto la promozione, devono recuperare i debiti prima di settembre. «All’ inizio i contributi erogati erano sufficienti a coprire le ore di lezione extra», ricorda la dirigente scolastica del liceo Classico Mamiani, Tiziana Sallusti. Cifre non da capogiro, ma comunque sufficienti a coprire la domanda di lezioni extrascolastiche. «Fino al 2010 – conclude la Sallusti – le scuole di Roma riuscivano a ricevere circa 35mila euro l’ anno, al Mamiani, invece, i fondi disponibili per l’ attività 2013/2014 sono 11mila euro». LE LEZIONI E il risultato è che quest’ anno il 70% delle scuole romane non ha potuto coprire le 15 ore di lezione per il recupero degli studenti. In assenza di sufficienti risorse, infatti, non si possono neanche pagare i professori, che percepiscono per un’ ora di lezione di recupero, fuori dall’ orario scolastico, un massimo di 50 euro. Chi ha potuto, tra i licei della Capitale, ha attinto ai fondi d’ istituto, quel plafond che serve per coprire le spese correnti di una scuola. Altre scuole hanno usato il contributo volontario delle famiglie, che può oscillare ogni anno dai 50 a 150 euro per studente. Inoltre, tantissimi istituti, per non disattendere la norma ordinatoria sui corsi di recupero, hanno effettuato le lezioni la settimana precedente alla chiusura delle scuole, obbligando poi gli studenti a studiare comunque privatamente durante l’ estate in vista di settembre. «Un meccanismo sbagliato perché compiere i recuperi a giugno non aiuta l’ alunno a colmare il deficit che ha in quella materia – conclude Rusconi – ma che viene usato dalle scuole per difendersi dall’ assenza dei finanziamenti statali». I PRIVATISTI La prossima settimana oltre 3mila liceali dovranno sostenere le verifiche che, pur dovendosi compiere entro il 31 agosto, non vengono mai svolte prima di settembre. E per ottenere la sufficienza, oltre il 50% dei sospesi ha pagato di tasca propria delle lezioni private. In media, fa di conto Skuola.net ma anche il Codacons, uno studente su due ha compiuto oltre venti ore di lezione da professori in pensione o a casa di quelli precari con una spesa non inferiore ai 400 euro. Le materie più gettonate sono state greco, matematica, latino e fisica. Camilla Mozzetti © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 
Il Sole 24 Ore, 29/08/2014 06:02
i primi dati dell’ economia.
Imu contro Tasi, bilancio prematuroPDF PDF
Cristiano Dell’ Oste Costa di più la Tasi o l’ Imu sulla prima casa? Nella querelle sulla nuova imposta comunale, ieri sono stati rilanciati i dati delle Finanze, secondo cui la Tasi sarà più leggera del 29,3% rispetto all’ Imu 2012. Dati che sembrano contraddire gli allarmi lanciati nelle scorse settimane da Confedilizia e che ieri sono stati messi in discussione dal Codacons, secondo cui il vero problema non è l’ entità del gettito, quanto la ripartizione del peso della Tasi, che premierà chi abita in case di prestigio. Le elaborazioni delle Finanze – pubblicate per la prima volta lo scorso 31 luglio (si veda «Il Sole 24 Ore» del 1° agosto) – si basano sulle delibere dei circa 2.200 Comuni che hanno deciso le aliquote Tasi entro fine maggio, e le proiettano su base annua confrontandole con l’ Imu versata sulla prima casa nel 2012 (non nel 2013, perché l’ anno scorso si è pagata solo la mini-Imu sull’ abitazione principale, e solo in una minoranza di Comuni). Prendendo a riferimento le decisioni dei sindaci più veloci, insomma, le Finanze prevedono un gettito 2014 di 1,2 miliardi, contro gli 1,6 del 2012 nelle stesse città. Per non cadere in facili equivoci, però, è bene mettere qualche punto fermo. Le città mancanti I dati delle Finanze non possono tener conto dei circa 6mila Comuni che non hanno deliberato entro la fine di maggio e che sono chiamati a farlo entro il prossimo 10 settembre (chi non fa in tempo, incasserà il tributo con l’ aliquota base dell’ 1 per mille). Fino a pochi giorni fa, il totale dei Comuni che hanno deciso era fermo a poco più di 3.600, ma gli stessi tecnici del ministero avvertono che nel 2014 il gettito della Tasi potrebbe aumentare se i Comuni stabilissero aliquote superiori all’ 1 per mille standard. Il rischio-rincari, dunque, è ancora in agguato. Le case «povere» La Tasi non prevede detrazioni fisse per tutte le abitazioni principali, come nel caso dell’ Imu. Se il Comune applica l’ aliquota dell’ 1 per mille senza introdurre nessuna agevolazione, quindi, la Tasi risulta più pesante dell’ Imu 2012 ad aliquota base sulle prime case con una rendita catastale modesta (indicativamente, fino a 400 euro). Certo, non sempre chi vive in case “povere” ha redditi bassi, ma le statistiche mostrano una certa correlazione, il che pone un problema di equità che tocca ai Comuni risolvere, per come è disegnato il tributo. Gli altri fabbricati La Tasi può colpire anche gli immobili diversi dalla prima casa, anche se molti sindaci la stanno usando come una “nuova Imu” sull’ abitazione principale. In particolare, la somma di Imu e Tasi può arrivare fino a un’ aliquota complessiva dell’ 11,4 per mille sui fabbricati diversi dall’ abitazione principale: è vero che in questi casi la Tasi deve fermarsi al 2,5 per mille, ma è evidente che alcuni proprietari di seconde case potrebbero dover fare i conti con un prelievo più alto di quello del 2012. La legge concede i margini per aumentare il prelievo: per capire se sarà davvero così, i conti andranno fatti alla fine. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
cristiano dell’ oste
 
 
Il Resto del Carlino (ed. Fermo), 29/08/2014 05:43
il peso del sapere spopolano la «smemoranda» e «comix»
Due grembiuli, zaino e diario E già in prima il conto è salatoPDF PDF
SI COMINCIA il primo anno: quando il bambino ha sei anni e varca per la prima volta la porta della scuola. Bisogna comprare almeno due grembiulini, e fanno una media di 15 euro l’ uno, lo zaino – i più gettonati sono quelli delle ‘Tartarughe Ninja’ per i maschietti, complice il film che è in uscita al cinema – e di Violetta per le femmine. Piace anche quello delle Winx, per il quale bastano 54 euro. Esiste anche la versione a trolley, con il manico per non sforzare la schiena, indicato anche per i ragazzi delle scuole medie, che devono portare tanti volumi. In ogni caso si sfiora la cifra di 60 euro, a cui bisognano aggiungere almeno 27 euro per l’ astuccio tutto completo, a più piani, con i colori a spirito e pastello. E poi, quaderni, album da disegno, il diario che per i più piccoli arriva a costare al massimo 9 euro. I grandi, che puntano alla tradizionale «Smemoranda», alla «Comix» o alla nuova agenda di «Colorato Cafè», devono sborsare invece fino a 15 euro. Una spesa che per gli adolescenti è assolutamente fondamentale, l’ agenda è una compagna di viaggio e non solo un modo per appuntare i compiti da fare, è uno sfogo, è il diario delle giornate e dei sentimenti vissuti. Ancora secondo Federconsumatori, la spesa per il corredo scolastico (più i ‘ricambi’) passerà da 499,50 euro dell’ anno scorso ai ben 506,50 di quest’ anno. Ad aumentare in misura maggiore sono soprattutto i prezzi degli astucci pieni e dei diari. Più contenuti, ma pur sempre in aumento, i costi degli zaini. Il consiglio delle associazioni per i consumatori – Codacons in testa – è quello di evitare la fretta, di non comprare troppo in anticipo il materiale scolastico, ma di attendere le esigenze degli insegnanti. Oltretutto evitando di procedere troppo in anticipo, si potrà poi approfittare degli sconti in autunno, per risparmiare qualcosa e far felici comunque i nostri figli, che di tornare a scuola non saranno proprio particolarmente entusiasti.
 
 
Avvenire, 29/08/2014 05:31
Consumi, salari e fiducia L?Italia è ferma al paloPDF PDF
il bonus di 80 euro non spinge le vendite ferme le retribuzioni. ripresa più lontana.
MILANO Eppur… non si muove. L’ Italia è ferma. Consumi, vendite, stipendi. Tutto. La ripresa è una illustre sconosciuta per tutto il mondo del commercio, delle imprese, come per i lavoratori e le famiglie. Anche con gli sbandierati 80 euro del governo, le ventate mediatiche d’ ottimismo del premier e i decreti-annunci che avrebbero dovuto svegliare e oggi, chissà, «sbloccare» magicamente l’ Italia. E no. L’ economia italiana continua a non girare. La classe media – quella dei più, la maggioranza, i ‘normali’ – resta ai margini delle politiche. E si muove con i piedi di piombo, con poca fiducia, in questo Paese incapace di dare ai suoi cittadini, non diciamo una visione di futuro, ma un barlume di felicità. I dati che ieri per l’ ennesima volta ha dato l’ Istat, sono lo specchio dell’ immobilismo italiano. Calma piatta. Le vendite al dettaglio a giugno, primo mese di disponibilità in busta paga del bonus da 80 euro, hanno registrato una crescita zero su base mensile e un calo tendenziale del 2,6%. Nella media del trimestre aprile-giugno 2014, l’ indice mostra una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. I dati Istat, per Confcommercio, confermano che «le misure prese fino a oggi non hanno prodotto gli effetti sperati sui consumi e non sono state idonee a sostenere la fiducia delle famiglie, in calo anche ad agosto ». Confesercenti aggiunge un dato allarmante: «Nei primi 6 mesi del 2014, stimiamo che il settore nel suo complesso abbia perduto circa 2,2 miliardi di euro di fatturato. E per le imprese commerciali è sempre più difficile sopravvivere: tanto che, ormai, un’ attività del commercio su quattro vive meno di tre anni». Anche per le associazioni dei consumatori i numeri sono preoccupanti. «La forte contrazione dei consumi rilevata dall’ Istat», che «rappresenta l’ ennesimo dato negativo nella lunga lista dei pessimi indicatori sulla situazione economica del nostro Paese» è «impressionante», commentano Adusbef e Federconsumatori. Una contrazione che «non fa altro che alimentare la grave crisi sul versante della produzione e, quindi, dell’ occupazione, accrescendo così le difficoltà e le preoccupazioni delle famiglie ». Per il Codacons i dati Istat «dimostrano come il bonus da 80 euro introdotto in busta paga dal Governo Renzi si sia rivelato un clamoroso flop». Le brutte notizie ci sono anche sul fronte delle retribuzioni contrattuali, che sono rimaste invariate su base mensile a luglio, per un incremento tendenziale dell’ 1,1%. Un segno più che non deve ingannare: perché si tratta della crescita annua più bassa dal 1982, data di inizio delle serie storiche ricostruite. In calo pure la fiducia delle imprese ad agosto, dopo il balzo di luglio, completamente cancellato, che aveva portato l’ indicatore sui massimi da tre anni. Come dire, le speranze affidate sul nuovo esecutivo si sono via via affievolite: l’ indice calcolato dall’ Istat si attesta a 88,2 da 90,8 del mese precedente. L’ istituto di statistica spiega che il dato complessivo è dovuto al peggioramento della fiducia delle imprese praticamente di tutti i settori, manifatturiero, dei servizi di mercato, delle costruzioni e del commercio al dettaglio. Questo il quadro del Paese. In crisi perenne. Ormai strutturata, cronica. Oggi l’ atteso decreto del Governo cosiddetto «Sblocca Italia». Anche se forse ci vuole più di un decreto per smuovere un Paese che ha piantato le radici nella crisi. E che si porta dietro mostri di spreco, di clientele, retaggi di strutture fuori controllo che impediscono di liberare le migliori risorse del Paese. Una rottamazione – il primo annuncio di Renzi – che nei primi sei mesi a Palazzo Chigi stenta a vedersi. Chissà nei prossimi mille giorni… © RIPRODUZIONE RISERVATA.
giuseppe matarazzo
 
 
La Nazione, 29/08/2014 05:18
Gli ottanta euro, le riforme e il Pil La corsa di Renzi contro il tempoPDF PDF
bilancio di sei mesi a palazzo chigi, l’ economia rimane la bestia nera.
Matteo Palo ROMA GLI 80 EURO sono serviti a poco, almeno per adesso. È questa l’ impietosa sentenza emessa ieri dall’ Istat, che ha pubblicato i dati sull’ andamento delle vendite al dettaglio di giugno, primo mese nel quale i lavoratori dipendenti si sono visti recapitare il bonus del Governo Renzi in busta paga. L’ impatto sulla loro inclinazione a spendere, dice l’ istituto di statistica, è stato nullo. Non poteva esserci viatico peggiore sulla strada che oggi porterà l’ esecutivo alla prima riunione importante del Consiglio dei ministri dopo la pausa estiva. La svolta sperata al momento dell’ insediamento, per adesso, non c’ è ancora stata. PARTENDO dai numeri, l’ indice dei consumi calcolato dall’ Istat registra a giugno una crescita zero su base mensile, con un calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del 2,6 per cento. Nella media del trimestre aprile-giugno 2014, si è registrata una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Insomma, l’ inclinazione a spendere resta bassissima, nonostante l’ obolo messo dal Governo nelle buste paga: «La variazione nulla rispetto a maggio – spiegano dall’ istituto – è frutto di un lieve aumento delle vendite di prodotti alimentari (+0,1%), che si annulla con il calo (-0,1%) degli altri prodotti». Pesa pure il dato delle retribuzioni, anch’ esso dell’ Istat: a luglio i salari sono rimasti fermi rispetto al mese precedente e sono cresciuti dell’ 1,1% rispetto allo scorso anno. Hanno gioco facile, in questo contesto, le polemiche delle associazioni di categoria. Confcommercio spiega che «le misure prese fino ad oggi non hanno prodotto gli effetti sperati». Mentre per il Codacons, i dati Istat «dimostrano come il bonus da 80 euro si sia rivelato un clamoroso flop». Il Governo prova a difenderli per bocca del ministro del Lavoro Giuliano Poletti: «Daranno risultati». Ma Forza Italia affonda: «Servono interventi strutturali, non aspirine elettorali come gli 80 euro». AL DI LÀ delle polemiche, però, i numeri dell’ Istat fotografano una fase certamente difficile nell’ azione dell’ esecutivo. I risultati non sono arrivati nella misura sperata. Va bene lo spread, anche se ieri è leggermente risalito fino a quota 157 punti base: per effetto di questo andamento i Btp a cinque e dieci anni nell’ asta di ieri del ministero dell’ Economia hanno fatto registrare un nuovo minimo storico. Al momento dell’ insediamento del Governo, a fine febbraio, eravamo a 194 punti base. Molto peggio, invece, la situazione del debito pubblico. Secondo i dati di Bankitalia, a giugno eravamo a quota 2.168 miliardi, in ascesa inarrestabile, nonostante le buone intenzioni. Solo negli ultimi sei mesi la crescita è stata di circa 100 miliardi di euro.
 
 
Il Resto del Carlino, 29/08/2014 05:17
Gli ottanta euro, le riforme e il Pil La corsa di Renzi contro il tempoPDF PDF
bilancio di sei mesi a palazzo chigi, l’ economia rimane la bestia nera.
Matteo Palo ROMA GLI 80 EURO sono serviti a poco, almeno per adesso. È questa l’ impietosa sentenza emessa ieri dall’ Istat, che ha pubblicato i dati sull’ andamento delle vendite al dettaglio di giugno, primo mese nel quale i lavoratori dipendenti si sono visti recapitare il bonus del Governo Renzi in busta paga. L’ impatto sulla loro inclinazione a spendere, dice l’ istituto di statistica, è stato nullo. Non poteva esserci viatico peggiore sulla strada che oggi porterà l’ esecutivo alla prima riunione importante del Consiglio dei ministri dopo la pausa estiva. La svolta sperata al momento dell’ insediamento, per adesso, non c’ è ancora stata. PARTENDO dai numeri, l’ indice dei consumi calcolato dall’ Istat registra a giugno una crescita zero su base mensile, con un calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del 2,6 per cento. Nella media del trimestre aprile-giugno 2014, si è registrata una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Insomma, l’ inclinazione a spendere resta bassissima, nonostante l’ obolo messo dal Governo nelle buste paga: «La variazione nulla rispetto a maggio – spiegano dall’ istituto – è frutto di un lieve aumento delle vendite di prodotti alimentari (+0,1%), che si annulla con il calo (-0,1%) degli altri prodotti». Pesa pure il dato delle retribuzioni, anch’ esso dell’ Istat: a luglio i salari sono rimasti fermi rispetto al mese precedente e sono cresciuti dell’ 1,1% rispetto allo scorso anno. Hanno gioco facile, in questo contesto, le polemiche delle associazioni di categoria. Confcommercio spiega che «le misure prese fino ad oggi non hanno prodotto gli effetti sperati». Mentre per il Codacons, i dati Istat «dimostrano come il bonus da 80 euro si sia rivelato un clamoroso flop». Il Governo prova a difenderli per bocca del ministro del Lavoro Giuliano Poletti: «Daranno risultati». Ma Forza Italia affonda: «Servono interventi strutturali, non aspirine elettorali come gli 80 euro». AL DI LÀ delle polemiche, però, i numeri dell’ Istat fotografano una fase certamente difficile nell’ azione dell’ esecutivo. I risultati non sono arrivati nella misura sperata. Va bene lo spread, anche se ieri è leggermente risalito fino a quota 157 punti base: per effetto di questo andamento i Btp a cinque e dieci anni nell’ asta di ieri del ministero dell’ Economia hanno fatto registrare un nuovo minimo storico. Al momento dell’ insediamento del Governo, a fine febbraio, eravamo a 194 punti base. Molto peggio, invece, la situazione del debito pubblico. Secondo i dati di Bankitalia, a giugno eravamo a quota 2.168 miliardi, in ascesa inarrestabile, nonostante le buone intenzioni. Solo negli ultimi sei mesi la crescita è stata di circa 100 miliardi di euro.
 
 
Il Giorno, 29/08/2014 05:16
Gli ottanta euro, le riforme e il Pil La corsa di Renzi contro il tempoPDF PDF
bilancio di sei mesi a palazzo chigi, l’ economia rimane la bestia nera.
Matteo Palo ROMA GLI 80 EURO sono serviti a poco, almeno per adesso. È questa l’ impietosa sentenza emessa ieri dall’ Istat, che ha pubblicato i dati sull’ andamento delle vendite al dettaglio di giugno, primo mese nel quale i lavoratori dipendenti si sono visti recapitare il bonus del Governo Renzi in busta paga. L’ impatto sulla loro inclinazione a spendere, dice l’ istituto di statistica, è stato nullo. Non poteva esserci viatico peggiore sulla strada che oggi porterà l’ esecutivo alla prima riunione importante del Consiglio dei ministri dopo la pausa estiva. La svolta sperata al momento dell’ insediamento, per adesso, non c’ è ancora stata. PARTENDO dai numeri, l’ indice dei consumi calcolato dall’ Istat registra a giugno una crescita zero su base mensile, con un calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del 2,6 per cento. Nella media del trimestre aprile-giugno 2014, si è registrata una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Insomma, l’ inclinazione a spendere resta bassissima, nonostante l’ obolo messo dal Governo nelle buste paga: «La variazione nulla rispetto a maggio – spiegano dall’ istituto – è frutto di un lieve aumento delle vendite di prodotti alimentari (+0,1%), che si annulla con il calo (-0,1%) degli altri prodotti». Pesa pure il dato delle retribuzioni, anch’ esso dell’ Istat: a luglio i salari sono rimasti fermi rispetto al mese precedente e sono cresciuti dell’ 1,1% rispetto allo scorso anno. Hanno gioco facile, in questo contesto, le polemiche delle associazioni di categoria. Confcommercio spiega che «le misure prese fino ad oggi non hanno prodotto gli effetti sperati». Mentre per il Codacons, i dati Istat «dimostrano come il bonus da 80 euro si sia rivelato un clamoroso flop». Il Governo prova a difenderli per bocca del ministro del Lavoro Giuliano Poletti: «Daranno risultati». Ma Forza Italia affonda: «Servono interventi strutturali, non aspirine elettorali come gli 80 euro». AL DI LÀ delle polemiche, però, i numeri dell’ Istat fotografano una fase certamente difficile nell’ azione dell’ esecutivo. I risultati non sono arrivati nella misura sperata. Va bene lo spread, anche se ieri è leggermente risalito fino a quota 157 punti base: per effetto di questo andamento i Btp a cinque e dieci anni nell’ asta di ieri del ministero dell’ Economia hanno fatto registrare un nuovo minimo storico. Al momento dell’ insediamento del Governo, a fine febbraio, eravamo a 194 punti base. Molto peggio, invece, la situazione del debito pubblico. Secondo i dati di Bankitalia, a giugno eravamo a quota 2.168 miliardi, in ascesa inarrestabile, nonostante le buone intenzioni. Solo negli ultimi sei mesi la crescita è stata di circa 100 miliardi di euro.
 
 
Il Mattino, 29/08/2014 05:01
il debito.
Privatizzazioni, via il 5% di Eni-EnelPDF PDF
l’ obiettivo del tesoro: vendere entro l’ autunno per incassare 5 miliardi.
Andrea Bassi Roma. Il governo aveva promesso un abbattimento di dieci miliardi l’ anno del debito pubblico grazie alle privatizzazioni e, già da quest’ anno, l’ impegno sarà rispettato. Con una sorta di «aiutino» però. Quasi tre miliardi e mezzo, infatti, non arriveranno dalla cessione di società del Tesoro, ma dalla contabilizzazione dei soldi che il ministero aveva prestato al Monte dei Paschi di Siena quando la banca era a un passo dal baratro e che la banca ha da poco restituito. Si tratta dei cosiddetti Monti bond, le obbligazioni emesse da Mps e sottoscritte dal Tesoro e che hanno fruttato a quest’ ultimo un rendimento di circa il 9 per cento. Altri cinque miliardi di euro, invece, arriveranno dalla cessione a investitori istituzionali di due nuove tranche di Eni ed Enel. Il resto dalla vendita al Fondo Strategico italiano della partecipazione residua del Tesoro in Stm. La vendita del 4,36 per cento del Cane a sei zampe ancora in mano al ministero dell’ Economia era già prevista dal piano di privatizzazioni del governo Letta, mentre la cessione di un pacchetto del 5 per cento di Enel è il vero asso nella manica di Pier Carlo Padoan. «Un anno fa», spiega una fonte del Tesoro al lavoro sul dossier, «era un’ operazione non fattibile per le difficili condizioni del mercato, mentre negli ultimi dodici mesi il titolo della società elettrica si è apprezzato del 70 per cento rendendo appetibile l’ operazione». Nonostante con l’ operazione di cessione dei pacchetti Eni ed Enel che porteranno la partecipazione pubblica sotto il 30 per cento, il Tesoro manterrà ben saldo il controllo delle due società. Per statuto nessun socio “privato” può votare in assemblea oltre la soglia del 3 per cento a prescindere dalla quota detenuta. Una regola che può essere modificata solo in assemblea straordinaria con il voto dei due terzi del capitale. Significa che occorre il 75 per cento delle azioni più una per poter modificare questa soglia. Di contro il Tesoro con il 25 per cento più un’ azione ha la garanzia che Eni ed Enel non possano essere scalate. Ma chi può essere interessato a rilevare i pacchetti delle due società? L’ elenco è lungo. Di certo un interesse lo hanno i cinesi che tramite la Banca del popolo hanno già rilevato il 2 per cento delle società partecipate del Tesoro. Ma anche i fondi sovrani arabi oltre alle grandi banche d’ affari sono alla finestra. Il prossimo passo sarà la nomina dell’ advisor e la scelta delle banche per il collocamento accelerato. Le lettere d’ invito non sono ancora partite ma saranno spedite a breve, nei prossimi giorni. E l’ argomento scatena anche un dibattito politico. Il rilancio delle privatizzazioni a cui lavora il governo sarà l’ occasione per «realizzare anche in Italia delle vere public company» in grado di «attrarre il risparmio delle famiglie» sottolinea il viceministro dell’ Economia Enrico Morando. E il democrat Stefano Fassina aggiunge: «Si legge sui giornali di un’ accelerazione per la vendite di quote di Eni e Enel. Ricordiamo al governo e al ministro dell’ Economia che alcune decine di deputati del Pd nel luglio scorso hanno presentato alla Camera una mozione per impegnare il governo a condividere con il Parlamento, prima di procedere alla vendita, i dati finanziari fondamentali delle operazioni ipotizzate e le conseguenze in termini di impatto industriale e occupazionale. La prossima settimana – conclude – alla ripresa dei lavori della Camera, chiederemo alla conferenza dei capigruppo di calendarizzare la mozione nel più breve tempo possibile. L’ andamento della nostra finanza pubblica dipende dall’ anemia dell’ economia reale, in particolare dalla carenza di domanda, investimenti e consumi. Evitiamo di commettere altri errori: sul versante delle privatizzazioni abbiamo già dato». Infine le asssociazioni dei consumatori sono scettiche sul tema della privatizzazione di ulteriori quote di Eni ed Enel. Se Adusbef e Federconsumatori dicono che, se l’ operazione proprio si deve fare, il ricavato deve andare a un grande piano per il lavoro, il Codacons si schiera decisamente contro quella che chiama «svendita di servizi essenziali». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 
La Sicilia, 29/08/2014 05:01
Controlli antivelocità: multati 187 conducentiPDF PDF
L’ operazione sicurezza “Tispol”, la sesta dell’ anno in corso, che, dal 18 al 24 agosto scorso, ha riguardato il controllo della velocità di tutti i veicoli a motore, per ciò che riguarda la Sicilia orientale ha dato significativi risultati. Infatti il compartimento della Polizia stradale di Catania, che giornalmente ha impiegato anche più di cento agenti nei servizi d’ istituto, grazie anche al continuo appoggio di autovelox, telelaser e apparecchiature mobili “Provida”, ha perseguito 187 conducenti. Ben 150 di questi utenti sono stati infatti fotografati o filmati per eccesso di andatura sia sulla rete autostradale che sulle altre arterie. Molti sono incappati anche nel ritiro della patente. Nella fase delicata e massiccia del controesodo, i controlli della Stradale continueranno a tappeto. CODACONS.
 
 
L’Unione Sarda, 29/08/2014 04:56
i consumatori: azioni per danni.
L’ ambiziosa sfida al cartello dei mari finisce in calvarioPDF PDF
«Se non vogliamo buttare via le chiavi degli alberghi e morire, dobbiamo avere i nostri traghetti»: dicevano così gli imprenditori teresini che, alla fine del 2012, dopo l’ ennesima stagione turistica al ribasso, iniziarono a parlare di sfida alle compagnie di navigazione storiche. Un’ idea diventata realtà nei primi mesi del 2013, con la nascita della società consortile a responsabilità limitata GoinSardinia. Il presidente è l’ albergatore di Santa Teresa Gallura, Giampaolo Scano. È lui che guida una sessantina di colleghi, quasi tutti galluresi, il nocciolo duro del consorzio. L’ obiettivo è ridurre drasticamente i prezzi del biglietto per i turisti che scelgono l’ Isola. TUTTI DENTRO Le quote vanno da 500 a 5000 euro. Ci sono albergatori, ma anche gestori e titolari di importanti campeggi, aziende agrituristiche, ristoranti, pub e impianti sportivi. Nel giro di pochi mesi i soci diventano 200. Le aziende ogliastrine sembrano molto interessate, dentro il consorzio ne entrano 45. L’ entusiasmo è alle stelle, ma GoinSardinia è soprattutto un atto di buona volontà e coraggio. Mentre mancano l’ esperienza, il bagaglio tecnico e manageriale, necessari per affrontare il mondo, complicatissimo e feroce, degli armatori. GoinSardinia chiude l’ accordo con l’ armatore greco Anek Lines e l’ estate 2013 finisce male, perché il traghetto “Kriti”, ai primi di settembre, si ferma nel porto di Livorno. Non ci sono navi per rimpiazzarla. Rimangono a terra 2500 passeggeri e il consorzio sardo deve pagare i biglietti. Il pasticcio costa oltre un milione e mezzo di euro. DI NUOVO IN MARE Nonostante le difficoltà GoinSardinia ci riprova. Nel cuore della stagione 2014, un altro guasto, questa volta alla “El Venizelos”, e inizia il calvario per migliaia di passeggeri e l’ agonia del Consorzio. Le ultime ore sono una pagina nera nella storia del turismo sardo. L’ armatore greco Anek accusa la società consortile di un ritardo di due settimane nel pagamento del nolo del traghetto, circa 20mila euro al giorno. Ma i problemi riguardano anche le forniture di carburante, 45mila euro al giorno. LA GUERRA Il presidente Giampaolo Scano nega che le difficoltà di GoinSardinia siano di natura finanziaria. Sta di fatto, però, che l’ armatore sta esercitando la clausola di ritiro, blocca il traghetto perché sostiene di non essere stato pagato. Da parte sua, il Consorzio è intenzionato a presentare il conto alla Anek, che accusa di non avere curato adeguatamente la manutenzione. L’ armatore avrebbe anche rifiutato l’ offerta di entrare nella società consortile. Il contenzioso è aperto, a pagare sono i consumatori. L’ unico dato certo, in una vicenda che ha molti punti oscuri. Dentro il consorzio tanti parlano di boicotaggio. Qualcuno dice: «Vaso di coccio, tra vasi di ferro, abbiamo resistito anche molto» In effetti, la chiusura assoluta dell’ armatore è una reazione quantomeno singolare. Parlare di un giallo non è esagerato. RISARCIMENTI Associazioni dei consumatori all’ attacco. Il Codacons denuncia la situazione di incertezza, con 20mila passeggeri, già in possesso di un biglietto, che non sanno cosa fare. L’ Adiconsum chiede l’ intervento della Regione e dello Stato e il Movimento consumatori annuncia il monitoraggio di GoinSardinia. Tutti parlano di azioni legali e di una valanga di richieste di risarcimento danni. ( a. b. )
 
 
Il Tirreno, 29/08/2014 04:51
GoinSardinia beffa 12mila turistiPDF PDF
il traghetto resterà fermo a livorno, chi ha già pagato dovrà comprarsi i biglietti su altre navi.
di Juna Goti wLIVORNO Una beffa per 12mila vacanzieri in viaggio tra la Sardegna e la Toscana. Non potrebbe essere definita in altro modo, a questo punto, l’ avventura dei passeggeri che fino alla prima settimana di settembre avevano acquistato un biglietto da Olbia a Livorno, e viceversa, con il timbro della compagnia low cost GoinSardinia. Ieri intorno alle 20.30 – dopo due giorni di caos per migliaia di turisti bloccati nel porto di Olbia – il traghetto El Venizelos, noleggiato dall’ armatore greco Anek Lines per la stagione estiva, ha attraccato al porto di Livorno. E non è più ripartito. Il viaggio di Goinsardinia si ferma qui. Il consorzio sardo nato nel 2013 dalla stretta di mano tra 200 imprenditori turistici, ristoratori, albergatori e agenti di viaggio sospende le corse. Mentre per i passeggeri si apre già l’ odissea dei rimborsi: perché intanto per ripartire con altre compagnie dovranno pagare un nuovo biglietto di tasca propria. A confermarlo è stato ieri, intorno alle 20, l’ amministratore delegato di GoinSardinia, Giampaolo Scano: «La nave si ferma a Livorno perché l’ Anek ha intenzione di ritirarla dalla linea». Scano prova a difendere il consorzio: «C’ è un contenzioso con l’ armatore. Con tutta la nostra volontà, non possiamo proseguire il viaggio, anche se abbiamo già pagato il carburante». «Le corse – dice l’ ad, seguito poi da un comunicato ufficiale della Regione Sardegna – sono sospese. Invitiamo tutti i passeggeri che devono rientrare dalla Sardegna e quelli che dovevano partire da Livorno a procurarsi un biglietto per conto proprio con altre compagnie, perché noi non possiamo rimborsarlo subito. Per chiedere il rimborso, invitiamo a inviarci una e-mail a gestioneclienti@goinsardinia.it o a compilare il modello sul nostro sito». A quando i rimborsi? Come? Di quanto? Di più per ora l’ ad non dice: «Dobbiamo valutare con l’ assicurazione…». Ieri a Livorno non si sono presentati passeggeri per l’ imbarco: sono stati avvisati del flop con un sms. A Olbia, per i rientri, è invece scoppiato di nuovo il caos, dopo che già due giorni fa in 1800 avevano aspettato per dodici ore di salire su una nave con la prua diretta verso casa. Ieri si sono ammassati sulle banchine oltre mille passeggeri.La capitaneria di Olbia vuole vederci chiaro e ha aperto un’ inchiesta. Per tamponare l’ emergenza, una task-force istituzionale ha trovato due possibili alternative: 7mila passeggeri riprotetti sui traghetti messi a disposizione da altre compagnie e un centinaio di posti letto gratuiti recuperati da Confcommercio e Federalberghi, almeno per ieri, negli alberghi della Gallura. Sulla vicenda è intervenuta l’ associazione di consumatori Aduc, che ha consigliato ai viaggiatori la costituzione in mora nei confronti della compagnia e si è appellata alla magistratura perché verifichi eventuali condotte irregolari. Il Codacons si è offerto di fornire assistenza legale ai passeggeri che hanno subito disagi e prospetta una class action.
 
 
La Nuova Sardegna, 29/08/2014 04:49
«Azione collettiva per far valere i diritti»PDF PDF
codacons.
Sul caso GoinSardinia è già intervenuto anche il Codacons che già preannuncia battaglia. «I viaggiatori sono lasciati all’ oscuro e non sanno se nei prossimi giorni potranno usufruire dei biglietti regolarmente acquistati – denuncia Carlo Rienzi, il presidente dell’ associazione di tutela dei consumatori – tutti gli utenti coinvolti nei disagi hanno diritto al risarcimento dei danni subiti, sia quelli morali che quelli materiali. Invitiamo le autorità competenti e gli enti locali a garantire i collegamenti operati da GoInSardinia già acquistati dagli utenti, o a disporre risarcimenti automatici in caso di sospensione dei traghetti». «In caso contrario – aggiunge Carlo Rienzi – sarà inevitabile una azione collettiva per far valere i diritti dei passeggeri danneggiati da questa situazione» Il Codacons offre già da oggi assistenza legale ai viaggiatori coinvolti nel caso per valutare le dovute azioni legali da intraprendere per far valere i diritti calpestati.
 
 
Messaggero Veneto, 29/08/2014 04:46
Caos traghetti per la Sardegna disagi per migliaiaPDF PDF
Disagi per migliaia di turisti diretti in Sardegna a causa di ritardi e annullamenti del traghetto «El Venizelos» del consorzio GoinSardinia. E il referente proviciale del Codacons Nicola D’ Andrea informa: «Oltre al risarcimento del biglietto e all’ eventuale costo aggiuntivo per l’ acquisto di un nuovo ticket c’ è il danno da vacanza rovinata». La nave bloccata dall’ armatore che lamentava mancati pagamenti, è stata presa in affitto da GoinSardinia, un’ associazione che raggruppa circa 200 tra imprenditori turistici, ristoratori, albergatori e agenti di viaggio del Nord Sardegna che hanno unito le forze per dire basta al caro-traghetti e cercare di riportare i turisti nell’ Isola. (c.r.)
 
 
Giornale di Sicilia, 29/08/2014 04:33
dipartimento delle finanze. il gettito stimato sulle prime case, in base ai primi versamenti di giugno, è pari a 1,2 miliardi, inferiore del 29,3% rispetto alla cifra del 2012.
Tasi, nei Comuni incassi inferiori rispetto all’ ImuPDF PDF
…Imu batte Tasi. Almeno per ora. Gli incassi derivanti dalla nuova imposta sui servizi indivisibili introdotta dalla scorsa legge di stabilità in parziale sostituzione dell’ imposta municipale sono infatti al momento – ben inferiori a quelli riscossi dall’ Erario nel 2012. I dati sono ancora parziali, riferiti esclusivamente ai poco più di 2.000 Comuni che hanno deliberato l’ aliquota del nuovo tributo entro la prima scadenza del 23 maggio, ma mostrano un calo sulla prima casa di quasi un terzo rispetto a due anni fa, l’ ultima volta cioè in cui l’ Imu è stata pagata su tutte le abitazioni principali. Una buona notizia per i contribuenti, dunque, ma non altrettanto per le casse delle amministrazioni locali. Secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, il gettito Tasi/ Imu sulle prime case (l’ Imu si paga ancora su quelle di lusso) stimato a fine 2014 in base ai primi versamenti di giugno è pari a 1,2 miliar di, il 29,3% in meno rispetto alla cifra di 1,6 miliardi incassata dagli stessi Comuni nel 2012. I versamenti sulle seconde case e degli «altri immobili» segnano invece una sostanziale stabilità, con un crescita di appena lo 0,15%, pari a 11 milioni di euro. Tra i dati che emergono per la prima casa, invece, si scopre che, nel passaggio dall’ Imu 2012 alla Ta si, i Comuni che hanno deliberato le aliquote – 2.178 su un totale di circa 8.000 – registrano una diminuzione del numero di contribuenti: 1,2 milioni di proprietari e inquilini non hanno infatti versato l’ imposta comunale sull’ abitazione principale. Una flessione che, precisano le Finanze, può dipendere dall’ introduzione da parte di alcuni comuni di esenzioni, «nell’ esercizio della propria potestà impositiva». Tra i Comuni che non hanno ancora deciso l’ ammontare delle aliquote figurano molte grandi città, compresa Roma ad esempio, dove è prevedibile un aumento rispetto a due anni fa. Le amministrazioni comunali hanno in questo caso fino al 10 settembre per deliberare. La legge di stabilità fissava un tetto massimo al 2,5 per mille per la prima casa e al 10,6 per mille per la seconda (somma di Tasi e Imu). Il governo è poi intervenuto per conce dere ai Comuni la possibilità di aumentare le aliquote fino a un massimo dello 0,8% distribuendo l’ aumento tra prima e seconda casa. La maggiorazione deve essere pe rò vincolata alla concessione delle detrazioni, scomparse a livello nazionale rispetto all’ Imu. «Il vero problema non è l’ entità del gettito, quanto la ripartizione del peso della Tasi sulle famiglie italiane. La tassa sui servizi indivisibili, infatti, inciderà in modo più pesante sulle famiglie a reddito medio -basso rispetto a quelle con reddito elevato». Lo afferma il Codacons, commentando i dati del Dipartimento delle Finanze. «Per effetto delle minori detrazioni spiega l’ associazione – chi possiede un’ abitazione con rendita catastale modesta si troverà a pagare di più rispetto all’ Imu, mentre chi è proprietario di un immobile di prestigio sarà avvantaggiato dalla Tasi rispetto alla vecchia imposta, motivo per cui il gettito potrebbe addirittura essere inferiore rispetto all’ Imu 2012». «Si tratta di una evidente disparità sociale, una ingiustizia che si aggiunge alle tante che hanno caratterizzato la Tasi fin dalla sua nascita, con pagamenti diversificati sul territorio e scadenze variabili a seconda degli umori delle amministrazioni comunali», conclude il Codacons.
 
 
La Repubblica, 29/08/2014 04:17
Caro-strisce blu rivolta bipartisan E ora protestano i commerciantiPDF PDF
tutti contrari all’ aumento a 1,50 euro “sbagliato eliminare le tariffe giornaliere” i consumatori aspettano la sentenza del tar.
GIULIA CERASI PRIMA le associazioni dei consumatori, poi i sindacati. Ora anche i commercianti. Non si ferma la polemica sui rincari delle strisce blu, passate da 1 euro a 1,50 l’ ora. A schierarsi contro il provvedimento del Campidoglio, che oltre ad aver aumentato del 50 per cento la tariffa ha eliminato le agevolazioni giornaliera (4 euro per 8 ore di sosta) e mensile (70 euro), è la Confcommercio Roma e Lazio, con il presidente Rosario Cerra che si dice “deluso” oltre che “contrario”. «Comprendo e apprezzo l’ impostazione di voler migliorare la vita nel centro storico, ma sono perplesso quando si vanno a utilizzare sempre i soliti metodi, quindi aumentando le tariffe – spiega Cerra – . In un momento di crisi drammatico come questo bisognerebbe agevolare i consumi, invece aumentando le strisce blu andranno a perdere sia chi va a lavorare, quindi i commercianti o gli agenti, sia chi fa a fare shopping, quindi i consumatori. Il vero problema – conclude il presidente di Confcommercio Roma e Lazio – è che non si lavora mai su strategie di lungo periodo ma su soluzioni di emergenza, quindi si aumentano le tariffe». Ma a far infuriare i romani, oltre alla confusione generata dall’ adeguamento degli oltre 2.600 parcometri e dei 6.500 segnali stradali (già iniziato da qualche giorno ma che non terminerà prima di fine ottobre), è soprattutto l’ eliminazione della tariffa giornaliera. Se prima con 4 euro si poteva sostare per 8 ore, ora ne serviranno 12. Un vero e proprio salasso per chi è costretto ad andare a lavorare con la macchina e a parcheggiare sulle strisce blu: alla fine del mese si vedrà alleggerito il portafogli di ben 240 euro. Per questo Davide Bordoni, coordinatore romano di Forza Italia, ha presentato un’ interrogazione al sindaco Marino e all’ assessore ai Trasporti Improta in cui chiede se la giunta intende reintrodurre le agevolazioni per «i romani costretti all’ utilizzo dell’ auto per gestire il fragile equilibrio tra gli impegni familiari e quelli lavorativi » e se, nel frattempo, è impegnata nel potenziare linee e frequenze orarie in tutta la periferia romana. «Marino, Improta e maggioranza sono ancora una volta lontani dalle reali esigenze dei cittadini», tuona Bordoni. Tornare alla vecchia tariffa di 1 euro invece l’ idea di Marco Pomarici, consigliere capitolino di Ncd: “Sindaco e assessore facciano un passo indietro – chiosa – . È intollerabile che chi va a lavorare dovrà pagare 240 euro. Questo sacrificio sarebbe stato giustificabile a fronte di un po- tenziamento del trasporto pubblico locale ma così non è stato». Contro la mancanza di alternative punta il dito anche Enrico Stèfano, M5S: «L’ aumento delle strisce blu non è stato affiancato dal potenziamento del tpl Anzi, Atac ha recentemente tagliato 17 linee. In questo modo i cittadini che vivono in periferia sono doppiamente penalizzati ». Ma il Campidoglio, che aumentando la sosta tariffata punta a disincentivare l’ uso dell’ auto, non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro e le agevolazioni non verranno reintrodotte. A meno che il Tar, il 3 settembre, non accolga il ricorso presentato dal Codacons. © RIPRODUZIONE RISERVATA Il consigliere di FI Bordoni ha presentato un’ interrogazione al sindaco.
giulia cerasi
 
 
La Provincia di Sondrio, 29/08/2014 03:29
Imposte sulla prima casa «Tasi più leggera dell’ Imu»PDF PDF
le proiezioni delle finanze sulla prima rata in 2.000 comuni «incassi meno 29%». il codacons: penalizzati i redditi medio-bassi.
Imu batte Tasi. Almeno per ora. Gli incassi derivanti dalla nuova imposta sui servizi indivisibili introdotta dalla scorsa legge di stabilità in parziale sostituzione dell’ imposta municipale sono infatti – al momento – ben inferiori a quelli riscossi dall’ Erario nel 2012. I dati sono ancora parziali, riferiti esclusivamente ai poco più di 2.000 Comuni che hanno deliberato l’ aliquota del nuovo tributo entro la prima scadenza del 23 maggio, ma mostrano un calo sulla prima casa di quasi un terzo rispetto a due anni fa, l’ ultima volta cioè in cui l’ Imu è stata pagata su tutte le abitazioni principali. Una buona notizia per i contribuenti, dunque, ma non altrettanto per le casse delle amministrazioni locali. Secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, il gettito Tasi/Imu sulle prime case (l’ Imu si paga ancora su quelle di lusso) stimato a fine 2014 in base ai primi versamenti di giugno è pari a 1,2 miliardi, il 29,3% in meno rispetto alla cifra di 1,6 miliardi incassata dagli stessi Comuni nel 2012. I versamenti sulle seconde case e degli «altri immobili» segnano invece una sostanziale stabilità, con un crescita di appena lo 0,15%, pari a 11 milioni di euro. Tra i dati che emergono per la prima casa, invece, si scopre che, nel passaggio dall’ Imu 2012 alla Tasi, i Comuni che hanno deliberato le aliquote – 2.178 su un totale di circa 8.000 – registrano una diminuzione del numero di contribuenti: 1,2 milioni di proprietari e inquilini non hanno infatti versato l’ imposta comunale sull’ abitazione principale. Una flessione che, precisano le Finanze, può dipendere dall’ introduzione da parte di alcuni comuni di esenzioni, «nell’ esercizio della propria potestà impositiva». Tra i Comuni che non hanno ancora deciso l’ ammontare delle aliquote figurano molte grandi città, compresa Roma ad esempio, dove è prevedibile un aumento rispetto a due anni fa. Le amministrazioni comunali hanno in questo caso fino al 10 settembre per deliberare. La Legge di stabilità fissava un tetto massimo al 2,5 per mille per la prima casa e al 10,6 per mille per la seconda (somma di Tasi e Imu). Il governo è poi intervenuto per concedere ai Comuni la possibilità di aumentare le aliquote fino a un massimo dello 0,8% distribuendo l’ aumento tra prima e seconda casa. La maggiorazione deve essere però vincolata alla concessione delle detrazioni, scomparse a livello nazionale rispetto all’ Imu. «Il vero problema non è l’ entità del gettito, quanto la ripartizione del peso della Tasi sulle famiglie italiane. La tassa sui servizi indivisibili, infatti, inciderà in modo più pesante sulle famiglie a reddito medio-basso rispetto a quelle con reddito elevato», afferma il Codacons, commentando i dati del Dipartimento delle Finanze. «Per effetto delle minori detrazioni – spiega l’ associazione – chi possiede un’ abitazione con rendita catastale modesta si troverà a pagare di più rispetto all’ Imu, mentre chi è proprietario di un immobile di prestigio sarà avvantaggiato dalla Tasi rispetto alla vecchia imposta, motivo per cui il gettito potrebbe addirittura essere inferiore rispetto all’ Imu 2012». •
 
 
La Provincia di Lecco, 29/08/2014 03:28
Imposte sulla prima casa «Tasi più leggera dell’ Imu»PDF PDF
le proiezioni delle finanze sulla prima rata in 2.000 comuni «incassi meno 29%». il codacons: penalizzati i redditi medio-bassi.
Imu batte Tasi. Almeno per ora. Gli incassi derivanti dalla nuova imposta sui servizi indivisibili introdotta dalla scorsa legge di stabilità in parziale sostituzione dell’ imposta municipale sono infatti – al momento – ben inferiori a quelli riscossi dall’ Erario nel 2012. I dati sono ancora parziali, riferiti esclusivamente ai poco più di 2.000 Comuni che hanno deliberato l’ aliquota del nuovo tributo entro la prima scadenza del 23 maggio, ma mostrano un calo sulla prima casa di quasi un terzo rispetto a due anni fa, l’ ultima volta cioè in cui l’ Imu è stata pagata su tutte le abitazioni principali. Una buona notizia per i contribuenti, dunque, ma non altrettanto per le casse delle amministrazioni locali. Secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, il gettito Tasi/Imu sulle prime case (l’ Imu si paga ancora su quelle di lusso) stimato a fine 2014 in base ai primi versamenti di giugno è pari a 1,2 miliardi, il 29,3% in meno rispetto alla cifra di 1,6 miliardi incassata dagli stessi Comuni nel 2012. I versamenti sulle seconde case e degli «altri immobili» segnano invece una sostanziale stabilità, con un crescita di appena lo 0,15%, pari a 11 milioni di euro. Tra i dati che emergono per la prima casa, invece, si scopre che, nel passaggio dall’ Imu 2012 alla Tasi, i Comuni che hanno deliberato le aliquote – 2.178 su un totale di circa 8.000 – registrano una diminuzione del numero di contribuenti: 1,2 milioni di proprietari e inquilini non hanno infatti versato l’ imposta comunale sull’ abitazione principale. Una flessione che, precisano le Finanze, può dipendere dall’ introduzione da parte di alcuni comuni di esenzioni, «nell’ esercizio della propria potestà impositiva». Tra i Comuni che non hanno ancora deciso l’ ammontare delle aliquote figurano molte grandi città, compresa Roma ad esempio, dove è prevedibile un aumento rispetto a due anni fa. Le amministrazioni comunali hanno in questo caso fino al 10 settembre per deliberare. La Legge di stabilità fissava un tetto massimo al 2,5 per mille per la prima casa e al 10,6 per mille per la seconda (somma di Tasi e Imu). Il governo è poi intervenuto per concedere ai Comuni la possibilità di aumentare le aliquote fino a un massimo dello 0,8% distribuendo l’ aumento tra prima e seconda casa. La maggiorazione deve essere però vincolata alla concessione delle detrazioni, scomparse a livello nazionale rispetto all’ Imu. «Il vero problema non è l’ entità del gettito, quanto la ripartizione del peso della Tasi sulle famiglie italiane. La tassa sui servizi indivisibili, infatti, inciderà in modo più pesante sulle famiglie a reddito medio-basso rispetto a quelle con reddito elevato», afferma il Codacons, commentando i dati del Dipartimento delle Finanze. «Per effetto delle minori detrazioni – spiega l’ associazione – chi possiede un’ abitazione con rendita catastale modesta si troverà a pagare di più rispetto all’ Imu, mentre chi è proprietario di un immobile di prestigio sarà avvantaggiato dalla Tasi rispetto alla vecchia imposta, motivo per cui il gettito potrebbe addirittura essere inferiore rispetto all’ Imu 2012». •
 
 
La Provincia di Como, 29/08/2014 03:27
Imposte sulla prima casa «Tasi più leggera dell’ Imu»PDF PDF
le proiezioni delle finanze sulla prima rata in 2.000 comuni «incassi meno 29%». il codacons: penalizzati i redditi medio-bassi.
Imu batte Tasi. Almeno per ora. Gli incassi derivanti dalla nuova imposta sui servizi indivisibili introdotta dalla scorsa legge di stabilità in parziale sostituzione dell’ imposta municipale sono infatti – al momento – ben inferiori a quelli riscossi dall’ Erario nel 2012. I dati sono ancora parziali, riferiti esclusivamente ai poco più di 2.000 Comuni che hanno deliberato l’ aliquota del nuovo tributo entro la prima scadenza del 23 maggio, ma mostrano un calo sulla prima casa di quasi un terzo rispetto a due anni fa, l’ ultima volta cioè in cui l’ Imu è stata pagata su tutte le abitazioni principali. Una buona notizia per i contribuenti, dunque, ma non altrettanto per le casse delle amministrazioni locali. Secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, il gettito Tasi/Imu sulle prime case (l’ Imu si paga ancora su quelle di lusso) stimato a fine 2014 in base ai primi versamenti di giugno è pari a 1,2 miliardi, il 29,3% in meno rispetto alla cifra di 1,6 miliardi incassata dagli stessi Comuni nel 2012. I versamenti sulle seconde case e degli «altri immobili» segnano invece una sostanziale stabilità, con un crescita di appena lo 0,15%, pari a 11 milioni di euro. Tra i dati che emergono per la prima casa, invece, si scopre che, nel passaggio dall’ Imu 2012 alla Tasi, i Comuni che hanno deliberato le aliquote – 2.178 su un totale di circa 8.000 – registrano una diminuzione del numero di contribuenti: 1,2 milioni di proprietari e inquilini non hanno infatti versato l’ imposta comunale sull’ abitazione principale. Una flessione che, precisano le Finanze, può dipendere dall’ introduzione da parte di alcuni comuni di esenzioni, «nell’ esercizio della propria potestà impositiva». Tra i Comuni che non hanno ancora deciso l’ ammontare delle aliquote figurano molte grandi città, compresa Roma ad esempio, dove è prevedibile un aumento rispetto a due anni fa. Le amministrazioni comunali hanno in questo caso fino al 10 settembre per deliberare. La Legge di stabilità fissava un tetto massimo al 2,5 per mille per la prima casa e al 10,6 per mille per la seconda (somma di Tasi e Imu). Il governo è poi intervenuto per concedere ai Comuni la possibilità di aumentare le aliquote fino a un massimo dello 0,8% distribuendo l’ aumento tra prima e seconda casa. La maggiorazione deve essere però vincolata alla concessione delle detrazioni, scomparse a livello nazionale rispetto all’ Imu. «Il vero problema non è l’ entità del gettito, quanto la ripartizione del peso della Tasi sulle famiglie italiane. La tassa sui servizi indivisibili, infatti, inciderà in modo più pesante sulle famiglie a reddito medio-basso rispetto a quelle con reddito elevato», afferma il Codacons, commentando i dati del Dipartimento delle Finanze. «Per effetto delle minori detrazioni – spiega l’ associazione – chi possiede un’ abitazione con rendita catastale modesta si troverà a pagare di più rispetto all’ Imu, mentre chi è proprietario di un immobile di prestigio sarà avvantaggiato dalla Tasi rispetto alla vecchia imposta, motivo per cui il gettito potrebbe addirittura essere inferiore rispetto all’ Imu 2012». •
 
 
L’Eco di Bergamo, 29/08/2014 03:25
Imposte sulla prima casa «Tasi più leggera dell’ Imu»PDF PDF
le proiezioni delle finanze sulla prima rata in 2.000 comuni «incassi meno 29%». il codacons: penalizzati i redditi medio-bassi.
Imu batte Tasi. Almeno per ora. Gli incassi derivanti dalla nuova imposta sui servizi indivisibili introdotta dalla scorsa legge di stabilità in parziale sostituzione dell’ imposta municipale sono infatti – al momento – ben inferiori a quelli riscossi dall’ Erario nel 2012. I dati sono ancora parziali, riferiti esclusivamente ai poco più di 2.000 Comuni che hanno deliberato l’ aliquota del nuovo tributo entro la prima scadenza del 23 maggio, ma mostrano un calo sulla prima casa di quasi un terzo rispetto a due anni fa, l’ ultima volta cioè in cui l’ Imu è stata pagata su tutte le abitazioni principali. Una buona notizia per i contribuenti, dunque, ma non altrettanto per le casse delle amministrazioni locali. Secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, il gettito Tasi/Imu sulle prime case (l’ Imu si paga ancora su quelle di lusso) stimato a fine 2014 in base ai primi versamenti di giugno è pari a 1,2 miliardi, il 29,3% in meno rispetto alla cifra di 1,6 miliardi incassata dagli stessi Comuni nel 2012. I versamenti sulle seconde case e degli «altri immobili» segnano invece una sostanziale stabilità, con un crescita di appena lo 0,15%, pari a 11 milioni di euro. Tra i dati che emergono per la prima casa, invece, si scopre che, nel passaggio dall’ Imu 2012 alla Tasi, i Comuni che hanno deliberato le aliquote – 2.178 su un totale di circa 8.000 – registrano una diminuzione del numero di contribuenti: 1,2 milioni di proprietari e inquilini non hanno infatti versato l’ imposta comunale sull’ abitazione principale. Una flessione che, precisano le Finanze, può dipendere dall’ introduzione da parte di alcuni comuni di esenzioni, «nell’ esercizio della propria potestà impositiva». Tra i Comuni che non hanno ancora deciso l’ ammontare delle aliquote figurano molte grandi città, compresa Roma ad esempio, dove è prevedibile un aumento rispetto a due anni fa. Le amministrazioni comunali hanno in questo caso fino al 10 settembre per deliberare. La Legge di stabilità fissava un tetto massimo al 2,5 per mille per la prima casa e al 10,6 per mille per la seconda (somma di Tasi e Imu). Il governo è poi intervenuto per concedere ai Comuni la possibilità di aumentare le aliquote fino a un massimo dello 0,8% distribuendo l’ aumento tra prima e seconda casa. La maggiorazione deve essere però vincolata alla concessione delle detrazioni, scomparse a livello nazionale rispetto all’ Imu. «Il vero problema non è l’ entità del gettito, quanto la ripartizione del peso della Tasi sulle famiglie italiane. La tassa sui servizi indivisibili, infatti, inciderà in modo più pesante sulle famiglie a reddito medio-basso rispetto a quelle con reddito elevato», afferma il Codacons, commentando i dati del Dipartimento delle Finanze. «Per effetto delle minori detrazioni – spiega l’ associazione – chi possiede un’ abitazione con rendita catastale modesta si troverà a pagare di più rispetto all’ Imu, mentre chi è proprietario di un immobile di prestigio sarà avvantaggiato dalla Tasi rispetto alla vecchia imposta, motivo per cui il gettito potrebbe addirittura essere inferiore rispetto all’ Imu 2012». 

 
Il Giornale, 29/08/2014 03:00
estate difficile le proteste dei passeggeri lasciati a terra.
Caos traghetti per la Sardegna Viaggio in forse per ventimilaPDF PDF
file, ritardi di ore, confusione. in crisi la compagnia locale fondata per abbassare i prezzi e riportare i turisti sull’ isola.
Quando la vacanza- per i fortunati che ancora possono permetterserla- diventa un’ odissea. Senza nemmeno andare troppo lontano. Nell’ Italietta della perenne crisi, dell’ improvvisazione trasformata in ordinario, dell’ emergenza divenuta normalità, anche tornare a casa può risultare un’ impresa. Per informazioni(e relative imprecazioni) chiedere alle migliaia di turisti bloccati in Sardegna. O in Toscana. Dipende da quale direzione si scruta il mare in attesa del traghetto che «non c’ è». Quella tra mercoledì e giovedì è stata una notte di passione per quasi duemila passeggeri che avrebbero dovuto imbarcarsi dal porto di Olbia Isola Bianca per Livorno con il traghetto «El Venizelos» del consorzio Goinsardinia, compagnia low cost nata per abbassare i prezzi di viaggio verso l’ Isola. La nave era bloccata a Livorno per «contenziosi burocratici». Problemi economici, a quanto, pare, arretrati non pagati, problemi a rifornirsi di carburante. I viaggiatori sarebbero dovuti salpare alle 2, ci sono riusciti soltanto alle 9.30 di ieri mattina. Ma sono oltre 20.000 quelli che potrebbero, da adesso, trovarsi nella stessa situazione. Per i passeggeri, che lamentano «di esser stati abbandonati», è stato impossibile ricevere informazioni dirette dalla compagnia, che comunicava solo attraverso sms. «Uffici chiusi, call center muto», hanno detto. Da ieri si è assistito a un rincorrersi di comunicazioni inviati sui cellulari dei passeggeri. Prima sono stati avvisati di recarsi entro le 20 al porto per cambiare il biglietto con quello Tirrenia, a loro spese, per poi essere rimborsati, poi in un secondo momento la compagnia ha comunicato che la nave sarebbe partita, ma solo ieri mattina. Di buon ora aveva dovuto intervenire persino una «unità di crisi» della Capitaneria sarda che ha aperto un’ indagine per verificare eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti. «Dal tavolo tecnico, le compagnie di navigazione, compatibilmente con il loro operativo, si sono impegnate a riproteggere i passeggeri a bordo delle loro navi», ha spiegato all’ Ansa l’ ammiraglio Nunzio Martello, direttore marittimo del Nord Sardegna e commissario dell’ autorità portuale, a conclusione della riunione, durata un paio di ore,con rappresentanti regionali, del comune di Olbia, delle forze dell’ ordine, della Prefettura e della Questura, oltre alle compagnia GoInSardinia, Tirrenia e Moby. «Gravissimi ritardi e disagi per i passeggeri della GoinSardinia, non solo per i 1.500 passeggeri che per ore hanno atteso invano di partire dal porto di Olbia, ma anche per gli oltre 20.000 passeggeri che hanno prenotato un viaggio con tale compagnia», denuncia Federconsumatori. La «GoinSardinia» ieri però non è ripartita da Livorno per Olbia. L’ unica buona nuova è arrivata nel tardo pomeriggio da Federalberghi – Confcommercio che ha deciso di mettere gratuitamente a disposizione, per la notte, le camere libere degli alberghi associati in Gallura. Il Codacons, invece, si è offerto di fornire assistenza legale e prospetta una class action. «I viaggiatori hanno diritto al risarcimento dei danni subiti, sia morali che materiali», afferma il presidente dell’ associazione di consumatori, Carlo Rienzi.
diana alfieri
 
 
La Padania, 29/08/2014 03:00
«La Tasi colpirà la famiglie a basso reddito»PDF PDF
Nei 2.178 Comuni che hanno deliberato entro fine maggio l’ aliquota della Tasi, il gettito stimato sulle prime case stimato a fine 2014 in base ai primi versamenti è di 1,2 miliardi, il 29,3% in meno rispetto a 1,6 miliardi 2012 (nel 2013 l’ Imu sulla prima casa non era stata pagata). È quanto emerge dal rapporto del Dipartimento delle Finanze che mette a confronto i versamenti Imu effettuati nel 2012 e quelli complessivi effettuati in acconto a titolo Imu e Tasi 2014 nei 2.178 Comuni che hanno deliberato l’ aliquota Tasi 2014. «Tralasciando il fatto che mancano all’ appello gli altri 6.000 Comuni ritardatari – sottolinea l’ associa zione di consumatori Codacons – il vero problema non è l’ entità del gettito, quanto la ripartizione del peso della Tasi sulle famiglie italiane. La tassa sui servizi indivisibili, infatti, inciderà in modo più pesante sulle famiglie a reddito medio -basso rispetto a quelle con reddito elevato. Questo perchè, per effetto delle minori detrazioni, chi possiede un’ abitazione con rendita catastale modesta si troverà a pagare di più rispetto all’ Imu, mentre chi è proprietario di un immobile di prestigio sarà avvantaggiato dalla Tasi rispetto alla vecchia imposta, motivo per cui il gettito potrebbe addirittura essere inferiore rispetto all’ Imu 2012. Si tratta di un’ evidente disparità sociale, un’ ingiustizia che si aggiunge alle tante che hanno caratterizzato la Tasi fin dalla sua nascita».
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