RASSEGNA STAMPA DEL 13 AGOSTO
RASSEGNA STAMPA DEL 13 AGOSTO
| ASCA, 13/08/2014 13:09 | |||||||||
Codacons: record debito pubblico e’ fallimento politiche tagli Web |
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| Ora tassare banche, assicurazioni e petrolieri (ASCA) – Milano, 13 ago 2014 – “Il debito pubblico in costante aumento e’ la prova di come i governi che si sono succeduti negli ultimi anni abbiano clamorosamente fallito, adottando una politica di tagli e di manovre ‘lacrime e sangue’ che non hanno portato alcun risultato”. Con queste parole il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha commtato il nuovo record del debito pubblico italiano, che a giugno si e’ attestato a quota 2.168,4 miliardi di euro. “Nonostante questo dato negativo il governo non puo’ cadere nella tentazione di aumentare ancora le tasse, perche’ tale scelta e’ risultata finora deleteria, e avrebbe conseguenze negative finendo per abbassare ulteriormente i consumi. Per ridurre il debito pubblico serve semmai tassare banche, assicurazioni e petrolieri, in modo da non pesare sul ceto medio sempre piu’ impoverito”, ha concluso Rienzi. Bos. | |||||||||
| Wall Street Italia, 13/08/2014 13:00 | |||||||||
Codacons: record debito pubblico è fallimento politiche tagli Webora tassare banche, assicurazioni e petrolieri. |
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| Milano, 13 ago. (TMNews) – “Il debito pubblico in costante aumento e’ la prova di come i governi che si sono succeduti negli ultimi anni abbiano clamorosamente fallito, adottando una politica di tagli e di manovre ‘lacrime e sangue’ che non hanno portato alcun risultato”. Con queste parole il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha commtato il nuovo record del debito pubblico italiano, che a giugno si è attestato a quota 2.168,4 miliardi di euro. “Nonostante questo dato negativo il governo non può cadere nella tentazione di aumentare ancora le tasse, perché tale scelta e’ risultata finora deleteria, e avrebbe conseguenze negative finendo per abbassare ulteriormente i consumi. Per ridurre il debito pubblico serve semmai tassare banche, assicurazioni e petrolieri, in modo da non pesare sul ceto medio sempre più impoverito”, ha concluso Rienzi. | |||||||||
| I Giornali di Sicilia, 13/08/2014 12:43 | |||||||||
La Procura apre indagine conoscitiva su revoca nomine manager Sanità catanese Web |
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| Il Codacons chiede che i rilievi siano estesi a tutte le Province CATANIA – La revoca delle nomine dei due manager Angelo Pellicanò e Paolo Cantaro, ai vertici delle aziende sanitarie catanesi Cannizzaro e Policlinico provoca l’ apertura di un’ inchiesta conoscitiva da parte della Procura di Catania. Il fascicolo, di cui è titolare il sostituto procuratore Angelo Busacca è stato avviato dopo la denuncia di un’ associazione dei consumatori ed al momento non ipotizza alcun reato. Il provvedimento di revoca ha portato la Digos di Palermo a recarsi nelle sedi dell’ assessorato alla Salute e della Presidenza della Regione a palazzo d’ Orleans per prendere visione dei documenti. Nel mirino le delibere di nomina dello scorso giugno, quella di annullamento del 7 agosto, e i vari pareri espressi in questo arco di tempo da parte, tra l’ altro, del Ministero della Funzione Pubblica e dell’ Avvocatura dello Stato. Era stato il Governatore Rosario Crocetta nei giorni scorsi ad intervenire sulla vicenda giustificando l’ operato della sua Giunta con il rispetto della legge. A chiarire la questione sarà adesso la Procura etnea ricordando che finora su 17 manager, ad insediarsi sono stati in 13. All’ appello mancano 4 aziende ospedaliere, 3 della quali a Catania. L’ Asp infatti è retta da un commissario straordinario. Una storia, quella delle nomine dei direttori generali della Sanità Siciliana, che sembra non avere fine e che si arricchisce quasi ogni giorno di nuovi colpi di scena. Il Codacons intanto chiede di estendere l’ indagine a tutte le province siciliane “per verificare se ci sono state irregolarità nelle recenti nomine degli altri manager al fine di rassicurare gli utenti siciliani e fugare ogni dubbio su nomine che hanno un forte impatto sociale”. | |||||||||
| bruno capanna | |||||||||
| LinkSicilia, 13/08/2014 12:22 | |||||||||
Allerta Ebola, Codacons: “Il Ministero della Salute dia informazioni più precise, le rassicurazioni non bastano” Web |
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| Sul fronte del virus ebola “il ministero della Salute non deve dare generiche e banali rassicurazioni ma deve dire esattamente ai cittadini cosa sta accendendo e quali sono rischi e i pericoli sul fronte sanitario”. Lo afferma il Codacons che esorta il Governo nazionale a non lesinare informazioni sul caso: “Attendiamo dal ministero maggiori e piu’ precise informazioni sul caso ebola, perche’ le rassicurazioni finora pervenute non ci bastano – osserva il presidente Carlo Rienzi – in particolare occorre fare prevenzione specie per chi viaggia all’ estero e per chi arriva in Italia da paesi a rischio. Essenziale poi combattere la diffusione di farmaci truffa contro il virus, che giocano sulla paura degli utenti per vendere prodotti assolutamente inutili lucrando sulla sensibilita’ dei cittadini”. Gia’ in passato, conclude Rienzi, “con l’ influenza aviaria si scateno’ il business di farmaci che alla fine si rivelarono una costosa presa in giro per i consumatori, vicenda per la quale il Codacons ha intentato una azione risarcitoria al Tar contro il ministero”. Il Codacons era già intervenuto sulla questione con un appello rivolto sempre al Ministero della Salute e dell’ Interno, per tutelare le Forze dell’ Ordine esposte a rischi sanitari nell’ operazione Mare Nostrum: “Chiediamo ai due dicasteri di attivarsi per fornire a tutte le forze dell’ ordine, volontari ed operatori sanitari, operanti in Sicilia nel settore dell’ accoglienza ai profughi, gli strumenti necessari a garantire igiene e sicurezza sanitaria”. “Servono cioè dotazioni di sicurezza speciali che evitino contagi o il diffondersi di malattie, considerando che i costi per tali misure di precauzione sarebbero di sicuro inferiori ai costi sanitari nel caso in cui dovesse scoppiare une epidemia”. “Senza contare che in caso di contagio tra profughi e forze dell’ ordine sprovvisti di protezione, questi ultimi potrebbero chiedere maxi-risarcimenti allo Stato Italiano”. Migranti e rischi sanitari, a Palermo i poliziotti si danno malati. Pronta una class action Ebola, Rondini “Quarantena per gli immigrati”. Lorenzin: “Nessun caso a Lampedusa” Mare Nostrum, altri tre poliziotti contagiati da TBC. SIAP: “Il Governo vuole fare l’ untore?” Migranti, Codacons: “Garantire la sicurezza sanitaria alle Forze dell’ ordine” Migranti e rischi sanitari: ad Augusta la bara del mistero. | |||||||||
| Dagospia, 13/08/2014 12:07 | |||||||||
OK, IL PREZZO È GIÙ – LA DEFLAZIONE È UNA REALTÀ IN 10 GRANDI CITTÀ: IN TESTA TORINO, MA ANCHE FIRENZE . GLI ITALIANI SPENDONO SEMPRE PIÙ LOW COST – IN TUTTA EUROPA SI SOFFRE: MALE LA FRANCIA E PERFINO LA GERMANIA Webi prezzi mai così fermi dal 1959: solo che allora eravamo agli albori del boom, oggi è stata annunciata la terza recessione nel giro di 6 anni. la crisi dei consumi è gravissima, ma non solo da noi. c’ è però chi dice che siamo nel punto più basso e che la seconda metà del 2014 sarà migliore… |
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| 1. PREZZI ITALIANI A CRESCITA ZERO. MAI UN DECLINO COSÌ DAL 1959 E IN 10 GRANDI CITTÀ È DEFLAZIONE Rosaria Amato per ” la Repubblica ” mercati finanziari Meno 0,1 per cento su giugno, più 0,1 per cento sul luglio dell’ anno scorso: variazioni nulle, le rilevazioni Istat confermano che i prezzi sono fermi, fermissimi. Anzi, mai così fermi dal 1959: solo allora infatti si è registrata una sequenza lunga 11 mesi di variazioni inferiori all’ 1 per cento, con la differenza che in quel periodo il Paese stava per tuffarsi nel boom economico, adesso è stata appena annunciata la terza recessione nel giro di sei anni. Se la media è vicina allo zero, la deflazione è una realtà già in dieci grandi città: in testa tra i capoluoghi di regione Torino, con un calo tendenziale dello 0,4 per cento. Nel confronto mensile i numeri sono anche più alti: si parte dal meno 0,7 per cento di Firenze. La deflazione si concentra soprattutto nel Nord-Ovest, mentre nel Nord-Est e Centro i prezzi sono fermi, e nel Sud e nelle Isole si registrano tassi di inflazione superiori alla media. spesa al supermercato Federconsumatori e Adusbef denunciano «il grido di allarme delle famiglie», mentre il Codacons sottolinea come la deflazione sia «lo specchio della grave crisi dei consumi». A confermare la tendenza al ribasso anche l’ andamento dei “prodotti acquistati con maggiore frequenza”, una categoria introdotta dall’ Istat per porre fine alle polemiche sollevate soprattutto dalle associazioni dei consumatori, secondo le quali l’ Istituto non misurava correttamente gli aumenti “veri” dei prezzi. commercio Ebbene, i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza a luglio calano dello 0,3 per cento su base mensile, due punti base in più rispetto all’ indice per l’ intera collettività. A incidere sul calo mensile sono soprattutto i prezzi dei beni energetici regolamentati (meno 3,1 per cento), della frutta fresca (meno 9) e delle verdure (meno 3,8). Per la Coldiretti il calo rilevato è anche maggiore: le famiglie, spiega l’ associazione, prediligono l’ hard discount, trascurando la qualità dei prodotti, e pur di risparmiare arrivano a «non buttare il cibo scaduto ma a mangiarlo, con una percentuale che è aumentata del 18 per cento dall’ inizio del 2014». spiaggia Riccione Le scelte low cost degli italiani non si limitano agli alimenti, ma emergono da tutte le categorie del “paniere” Istat: per esempio scendono su base mensile i prezzi di alberghi e pensioni (meno 1,1 per cento), ma salgono i prezzi dei servizi di alloggio di villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù (più 19,9 su giugno, più 2,7 su anno). 2. UNA SPIRALE PERVERSA CHE PUÒ INGHIOTTIRE ANCHE I CONTI PUBBLICI Maurizio Ricci per ” la Repubblica ” La sindrome Giappone e il suo ventennio di sviluppo perduto, inghiottito dalla deflazione? Probabilmente ci siamo già dentro. Ormai, stabilire se l’ Italia sia o no in deflazione è diventato un dettaglio statistico. A luglio i prezzi sono scesi dello 0,1% rispetto a giugno, ma fa anche più impressione che, in un anno, dal luglio 2013, siano cresciuti solo dello 0,1%. Un dato – la media nazionale – peraltro illusorio. spiaggia Marina Grande La verità è che, per gran parte degli italiani, anche la soglia dell’ inflazione zero è un ricordo. Rispetto a giugno, a Torino e a Roma i prezzi sono crollati dello 0,5%. A Milano dello 0,3%. Firenze li ha visti scendere dello 0,7%. Una gelata che ha avuto un impatto devastante sull’ economia, con il Pil ridotto dello 0,2% fra aprile e giugno. E le prospettive sono pessime, perché il problema non è solo italiano. Nel resto d’ Europa non va molto meglio. In Francia, i prezzi non saliranno più di un asfittico 0,6%. In Germania dello 0,8. E, anche qui, l’ impatto sull’ economia è stato immediato. Ieri, il sondaggio Zew sulle aspettative degli imprenditori tedeschi ha mostrato un pessimismo assai più marcato delle previsioni. OPERAI TEDESCHI VOLKSWAGEN Domani, le statistiche probabilmente sanciranno che, nel secondo trimestre, anche il Pil della superpotenza tedesca si è ridotto. Sono tre anni che l’ economia dell’ eurozona va avanti solo grazie al traino della locomotiva tedesca: se anche la Germania si ferma, la crisi può entrare nella sua fase più cupa. Crisi ucraina e sanzioni alla Russia sono solo l’ ultima goccia e, comunque, successiva al congelamento dell’ economia europea dalla primavera in poi. Decisiva, piuttosto, l’ erosione, psicologica e materiale, dell’ economia che determinano proprio deflazione o inflazione zero. In una società sempre più diseguale, infatti, il calo dei prezzi favorisce i detentori di redditi alti e sicuri. Ma tutti gli altri preferiscono rinviare le spese, in attesa di sconti anche più generosi. O, più semplicemente, non hanno i soldi da spendere, perché neanche i redditi salgono. angela merkel 4 Gli industriali, infatti, di fronte ad una domanda stagnante, non investono. I salari non salgono, anzi scendono. La domanda si riduce ulteriormente. Gli industriali investono ancora meno. La spirale della deflazione è partita. Ma i danni sono anche più ampi. L’ inflazione, infatti, alzando prezzi e redditi, alleggerisce il peso reale dei debiti preesistenti. La deflazione – per gli stessi motivi – lo aggrava. E questo vale anche per la montagna del debito pubblico. Su cui la deflazione agisce perversamente, rendendo più soffocanti i parametri europei. Il rapporto debito/Pil e deficit/Pil contemplano infatti il prodotto nominale, che incorpora cioè l’ inflazione. Se il Pil nominale si riduce, debito e deficit risultano più negativi. UCRAINA LA GENTE IN PIAZZA DOPO GLI SCONTRI Il famoso 3% di deficit, scolpito negli impegni italiani, diventa più difficile da tenere. E il rischio è un’ altra dose di austerità europea che inasprisca deflazione e recessione, rendendo più veloce la spirale. Alcuni economisti pensano che questo agosto sia, in realtà, il momento più basso della crisi e che la seconda metà del 2014 sarà migliore. Quello che già sappiamo, tuttavia, è che l’ economia europea dovrà risollevarsi, probabilmente, da sola. A Bruxelles, la nuova Commissione comincerà a lavorare solo a novembre. E, a Francoforte, la Bce non sembra intenzionata a intervenire prima di gennaio. UCRAINA NEL SANGUE SCONTRI E MORTI A KIEV Anche se Draghi ripete ad ogni occasione che la banca centrale è pronta ad interventi eccezionali, se necessari, la tregua raggiunta, a giugno, fra falchi e colombe all’ interno del board della Bce prevede, infatti, che si dia tempo alle misure straordinarie decise due mesi fa di manifestare i loro effetti. Il problema è che molti pensano che quelle misure siano, fin dall’ inizio, insufficienti. Lo pensa, in particolare, l’ Fmi che, ormai da mesi, martella l’ Eurotower perché imbocchi la stessa strada scelta, da tempo, dalle altre grandi banche centrali e finora rifiutata dalla Bce, per la decisa opposizione tedesca: acquisto massiccio di titoli per ridare fiato al credito e alla domanda. Francoforte ha preferito limitarsi ad una nuova iniezione di liquidità, attraverso le banche, ma, recentemente, in un blog assai pubblicizzato, i massimi dirigenti del Fondo per l’ Europa hanno contestato la scelta come timida e inefficace. draghi Il Qe (quantitative easing) rivendicato dal Fmi è divers o dalla iniezioni di liquidità attraverso le banche (Ltro, nel gergo) perché ha un orizzonte superiore ai 3 anni, con effetti psicologici più vistosi, perché è la stessa Bce, non le banche, a decidere quanto comprare sul mercato e perché Francoforte si impegna a comprare fino a che l’ inflazione non è tornata all’ obiettivo del 2 per cento. IL PROGETTO DELLA NUOVA SEDE BCE Un’ operazione da fare, senza falsi pudori, sui titoli di Stato (di tutti i paesi dell’ eurozona contemporaneamente), nella convinzione che questi acquisti massicci dai portafogli delle banche migliorino i loro bilanci e rendano più facile ed abbondante il credito alle imprese e alle famiglie. E’ possibile che, come calcola Moody’ s, un Qe all’ europea abbia effetti meno vistosi di quanto avvenuto in America o in Inghilterra. Ma il tempo per attendere sembra sempre di meno. | |||||||||
| Hercole, 13/08/2014 11:59 | |||||||||
Indagini sui manager della Sanità, la Digos a Palazzo d’ Orleans Web |
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| Dopo la revoca di Angelo Pellicano e Paolo Cantaro, i due manager della sanità nominati al Cannizzaro e al Policlinico di Catania, la procura ha aperto un’ indagine sulla vicenda. Gli agenti della Digos si sono presentati sia all’ assessorato regionale alla Sanità che alla presidenza della Region, chiedendo di visionare i documenti relativi alle nomine e una copia del decreto ministeriale sull’ incompatibilità per gli incarichi ai pensionati, insieme al verbale della giunta che il 7 agosto ha avviato il procedimento di revoca. Intanto il Codacons chiede di estendere l’ indagine a tutte le province siciliane per verificare se ci sono state irregolarità nelle recenti nomine degli altri manager. Occorre “verificare se i criteri prescritti dalle norme siano stati pienamente rispettati o se si sia dato corso, invece, a una spartizione di poltrone”. “È necessario estendere le indagini – conclude il Codacons – per rassicurare gli utenti siciliani e fugare ogni dubbio su nomine che hanno un forte impatto sociale”. | |||||||||
| redazione1 | |||||||||
| ASCA, 13/08/2014 10:31 | |||||||||
Codacons: Ministero Salute dia informazioni precise su caso ebola Web |
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| “Fare prevenzione per chi viaggia all’ estero e per chi arriva” (ASCA) – Roma, 13 ago 2014 – Il Ministero della salute non deve dare generiche e banali rassicurazioni ma deve dire esattamente ai cittadini cosa sta accendendo e quali sono rischi e i pericoli sul fronte sanitario. Lo afferma il Codacons, intervenendo in merito al caso del virus Ebola. “Attendiamo dal Ministero maggiori e piu’ precise informazioni sul caso ebola, perche’ le rassicurazioni finora pervenute non ci bastano – afferma il presidente del Codacons Carlo Rienzi – In particolare occorre fare prevenzione specie per chi viaggia all’ estero e per chi arriva in Italia da paesi a rischio. Essenziale poi combattere la diffusione di farmaci truffa contro il virus, che giocano sulla paura degli utenti per vendere prodotti assolutamente inutili lucrando sulla sensibilita’ dei cittadini”. “Gia’ in passato con l’ influenza aviaria si scateno’ il business di farmaci che alla fine si rivelarono una costosa presa in giro per i consumatori, vicenda per la quale il Codacons ha intentato una azione risarcitoria al Tar contro il Ministero”, conclude Rienzi. Red/Sav. | |||||||||
| Libertà, 13/08/2014 06:48 | |||||||||
Allarme deflazione: i prezzi calano in 10 grandi città PDF |
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| ROMA – Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. I prezzi invece che salire hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati l’ anno scorso. Una notizia positiva per le tasche dei consumatori, ma non in tutti i casi. Quando si accosta a una disoccupazione in ascesa e a un’ economia in recessione il risultato è la paura: gli economisti con la mente vanno subito al Giappone, alla crisi che per due decenni ha colpito il Paese. La mancata crescita dei prezzi in determinate circostanze può avere l’ effetto di paralizzare il sistema, anzi, peggio, di innescare un circolo vizioso che porta al collasso. Per ora però i segni meno sono limitati a determinate aree territoriali, mentre la media nazionale a luglio, come conferma l’ Istat, si mantiene positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1%). Insomma l’ Italia non è in deflazione, ma l’ allarme è ormai stato lanciato. D’ altra parte a terrorizzare è proprio la spirale, la catena “maledetta”: si parte con i consumi deboli che spingono a una riduzione dei listini. Ma, ed è questo il problema, la domanda non risponde alle sollecitazioni. Allora si fa ancora leva sui prezzi, abbassandoli ancora, ma non cambia niente, perché mancano tutte le altre condizioni di rilancio, finché la produzione perde ogni stimolo e il valore di beni e servizi si annulla. Ovviamente si tratta di una dinamica teorica, di casi di scuola, ma la posta in gioco è talmente alta che la deflazione, abbinata a una crescita anemica, viene vista come uno spettro. Con luglio si arriva alla terza diminuzione consecutiva dell’ indice, ormai sotto quota 1% da undici mesi. Per rintracciare un periodo così lungo di bassa inflazione bisogna fare un salto indietro di 55 anni. Non stupisce quindi se il sistema prezzi scricchioli: sia su base territoriale, con le flessioni maggiori a Livorno (-0,7%), Verona e Torino (-0,5%), sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa, dal cibo ai detersivi, tocca il minimo dal 1997. Neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. Ora occhi puntati sul mese in corso. E a riguardo l’ Istat nell’ ultima nota mensile, datata 31 luglio, qualcosa ha lasciato presagire: «L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto, prima di una possibile marginale inversione di tendenza in autunno». Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio invita a considerare l’ Italia all’ interno del quadro Ue: «La politica economica restrittiva» di Bruxelles e Francoforte «sta portando l’ Europa stessa – spiega – in una situazione di deflazione e recessione, che potrebbe configurare una sindrome giapponese». E stando all’ indice armonizzato per i paesi Ue (Ipca) la Penisola ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona). Cifre lontane dal target Bce del 2%. Di fronte a questi dati Federconsumatori e Adusbef si appellano al Governo affinché estenda «la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro», mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, «l’ economia italiana rischia l’ infarto». | |||||||||
| Il Cittadino, 13/08/2014 06:01 | |||||||||
| il dato. C’ era una volta il caro prezzi: 10 grandi città in deflazione PDF |
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| Da Torino a Bari, passando per Firenze e Roma, l’ inflazione retrocede a minimi storici: era ormai da 55 anni che l’ Italia non viveva una situazione tale n Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. I prezzi invece che salire hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati l’ anno scorso. Una notizia positiva per le tasche dei consumatori, ma non in tutti i casi. Quando si accosta a una disoccupazione in ascesa e a un’ economia in recessione il risultato è la paura: gli economisti con la mente vanno subito al Giappone, alla crisi che per due decenni ha colpito il Paese. La mancata crescita dei prezzi in determinate circostanze può avere l’ effetto di paralizzare il sistema, anzi, peggio, di innescare un circolo vizioso che porta al collasso. Per ora però i segni meno sono limitati a determinate aree territoriali, mentre la media nazionale a luglio, come conferma l’ Istat, si mantiene positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1%). Insomma l’ Italia non è in deflazione, ma l’ allarme è ormai stato lanciato. D’ altra parte a terrorizzare è proprio la spirale, la catena “maledetta”: si parte con i consumi deboli che spingono a una riduzione dei listini. Ma, ed è questo il problema, la domanda non risponde alle sollecitazioni. Allora si fa ancora leva sui prezzi, abbassandoli ancora, ma non cambia niente, perché mancano tutte le altre condizioni di rilancio, finché la produzione perde ogni stimolo e il valore di beni e servizi si annulla. Il carrello della spesa? Vuoto Con luglio si arriva alla terza diminuzione consecutiva dell’ indice, ormai sotto quota 1% da undici mesi. Per rintracciare un periodo così lungo di bassa inflazione bisogna fare un salto indietro di 55 anni. Non stupisce quindi se il sistema prezzi scricchioli: sia su base territoriale, sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa, dal cibo ai detersivi, tocca il minimo dal 1997. Neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. E ora occhi puntati sul mese in corso, per il quale l’ Istat il 31 luglio qualcosa ha lasciato presagire: «L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto, prima di una possibile marginale inversione di tendenza in autunno». L’ allarme dei consumatori Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio invita a considerare l’ Italia all’ interno del quadro Ue: «La politica economica restrittiva» di Bruxelles e Francoforte «sta portando l’ Europa stessa in una situazione di deflazione e recessione, che potrebbe configurare una sindrome giapponese». E stando all’ indice armonizzato per i paesi Ue la Penisola ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona). Cifre lontane dal target Bce del 2%. Perciò Federconsumatori e Adusbef si appellano al Governo affinché estenda «la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro», mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, «l’ economia italiana rischia l’ infarto». Il governo: niente manovre Intanto il governo Renzi starebbe valutando un piano triennale per l’ economia, che potrebbe essere messo nero su bianco con la legge di Stabilità.. Mentre il premier rassicura gli italiani («rismentisco un’ altra manovra»), in cassa secondo le previsioni ci sarebbero già tutte le risorse per coprire gli interventi del 2015, che ha bisogno di una manovra di circa 20 miliardi, tra bonus e taglio Irap da rendere permanenti (circa 12 miliardi), spese indifferibili (circa 4) e altri capitoli di spesa, come il rifinanziamento degli ammortizzatori (circa 4 miliardi). Ma l’ ipotesi di un orizzonte temporale più ampio resta, e potrebbe anche comprendere l’ allargamento del bonus di 80 euro. | |||||||||
| Il Gazzettino (ed. Padova), 13/08/2014 05:33 | |||||||||
| sant’ elena i residenti in tribunale chiedono 700 mila euro per la svalutazione delle case. Passaggio a livello, guerra in via Granzette PDF |
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| (Ca.B.) I cittadini di Sant’ Elena residenti in via Granzette chiedono quasi 700mila euro a Comune, Provincia, Regione e Ferrovie dello Stato per i danni di svalutazione dei beni che avrebbero subito dopo la chiusura (avvenuta nel maggio 2013) del passaggio a livello della stessa strada, l’ unica via di comunicazione a sud di Sant’ Elena. La richiesta è stata presentata al tribunale di Rovigo dai legali delle venti famiglie residenti, in particolare dall’ avvocato Marco Locas del Codacons di Padova e Rovigo, completa di perizia e di un’ ampia documentazione fotografica. E la prima udienza è già stata fissata per il prossimo 15 dicembre: venti giorni prima si costituiranno le controparti. Al centro delle contestazione dei residenti ci sono i disagi dovuti alle modifiche alla viabilità locale, che li costringono a lunghi percorsi alternativi per raggiungere il resto del territorio comunale, ma soprattutto quella che chiamano la svalutazione commerciale di fabbricati (secondo le famiglie hanno perso il 20% del loro valore) e di terreni (-10%), per quasi 700mila euro complessivi. I 44 documenti che comprovano il valore nominale dei beni e il valore delle perdite di cui si chiede l’ indennizzo parlano infatti di 691.278,19 euro, di cui 652.700 per i fabbricati e 38.578,19 per i terreni. «Abbiamo fiducia nella Magistratura – afferma Ilario Cuccato, presedente del Comitato promotore del ricorso, nel quale si sono costituite le famiglie coinvolte – e crediamo che ci verrà riconosciuto il diritto ad un giusto risarcimento dei danni. Noi continuiamo a insistere che la soluzione ottimale per mettere fine al contenzioso che si trascina da troppo tempo, sarebbe la realizzazione del sottopasso, tanto più che quello nella vicina via Ceresara di Solesino sembra non trovare attuazione». La realizzazione del sottopasso basterebbe a convincere le famiglie a ritirare le richieste di risarcimento, perché via Granzette potrebbe essere congiunta agevolmente con delle bretelle alla struttura. «Si tratterebbe di un’ opera pubblica di indiscutibile utilità – conclude Cuccato – e si avrebbe un risparmio consistente del denaro pubblico che altrimenti andrebbe impiegato per i risarcimenti». | |||||||||
| Quotidiano di Sicilia, 13/08/2014 05:33 | |||||||||
Codacons: “è allarme deflazione, specchio della crisi dei consumi” PDF |
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| MILANO – I dati Istat che vedono dieci grandi città registrate una inflazione negativa a luglio, sono “lo specchio della grave crisi dei consumi” attraversata dall’ Italia, secondo il Codacons.”Siamo in pieno allarme deflazione, e l’ economia italiana sta rischiando un vero e proprio infarto”, ha affermato il presidente dell’ associazione di consumatori Carlo Rienzi.”Il tasso di crescita dei prezzi oramai azzerato sotto lo zero in alcune città è lo specchio dello stato disastroso in cui versano le famiglie: il potere d’ acquisto è in picchiata libera, l’ occupazione ancora a livelli altissimi, la povertà relativa in continuo aumento specie nel sud Italia.Tutti fattori che impediscono ai cittadini di comprare e creano un crollo della domanda”, ha aggiunto. Il governo, secondo Rienzi, deve “correre ai ripari incentivando i consumi e riducendo la pressione fiscale specie per le famiglie a reddito medio-basso perché se l’ inflazione continuerà a scendere, l’ economia italiana subirà un ‘infarto’ con conseguenze pesantissime in tutti i settori e una nuova ondata di povertà”. | |||||||||
| Il Quotidiano della Calabria, 13/08/2014 05:32 | |||||||||
Prezzi in picchiata in 10 grandi città da Torino a Bari PDF |
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| ROMA – Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. I prezzi invece che salire hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati l’ anno scorso. Una notizia positiva per le tasche dei consumatori, ma non in tutti i casi. Quando si accosta a una disoccupazione in ascesa e a un’ economia in recessione il risultato è la paura: gli economisti con la mente vanno subito al Giappone, alla crisi che per due decenni ha colpito il Paese. La mancata crescita dei prezzi in determinate circostanze può avere l’ effetto di paralizzare il sistema, anzi, peggio, di innescare un circolo vizioso che porta al collasso. Per ora però i segni meno sono limitati a determinate aree territoriali, mentre la media nazionale a luglio, come conferma l’ Istat, si mantiene positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1%). Insomma l’ Italia non è in deflazione, ma l’ allarme è ormai stato lanciato. D’ altra parte a terrorizzare è proprio la spirale, la catena ‘maledetta’: si parte con i consumi deboli che spingono a una riduzione dei listini. Ma, ed è questo il problema, la domanda non risponde alle sollecitazioni. Allora si fa ancora leva sui prezzi, abbassandoli ancora, ma non cambia niente, perché mancano tutte le altre condizioni di rilancio, finché la produzione perde ogni stimolo e il valore di beni e servizi si annulla. Ovviamente si tratta di una dinamica teorica, di casi di scuola, ma la posta in gioco è talmente alta che la deflazione, abbinata a una crescita anemica, viene vista come uno spettro. Con luglio si arriva alla terza diminuzione consecutiva dell’ indice, ormai sotto quota 1% da undici mesi. Per rintracciare un periodo così lungo di bas sa inflazione bisogna fare un salto indietro di 55 anni. Non stupisce quindi se il sistema prezzi scricchioli: sia su base territoriale, con le flessioni maggiori a Livorno (-0,7%), Verona e Torino (-0,5%), sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa, dal cibo ai detersivi, tocca il minimo dal 1997. Neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. Ora occhi puntati sul mese in corso. E a riguardo l’ Istat nell’ ultima nota mensile, datata 31 luglio, qualcosa ha lasciato presagire: «L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto, prima di una possibile marginale inversione di tendenza in autunno». Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio invita a considerare l’ Italia all’ interno del quadro Ue: «La politica economica restrittiva» di Bruxelles e Francoforte «sta portando l’ Europa stessa – spiega – in una situazione di deflazione e recessione, che potrebbe configurare una sindrome giapponese». E stando all’ indice armonizzato per i paesi Ue (Ipca) la Penisola ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona). Cifre lontane dal target Bce del 2%. Di fronte a questi dati Federconsumatori e Adusbef si appellano al Governo affinché estenda «la platea dei beneficiari del bonus di ottanta euro», mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, «l’ economia italiana rischia l’ infarto». | |||||||||
| Il Resto del Carlino, 13/08/2014 05:15 | |||||||||
Consumi fermi, prezzi in picchiata Allarme deflazione in dieci città PDFcrollo anche degli alimentari. il codacons: italia a rischio infarto. |
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| Nuccio Natoli ROMA NON C’ È PACE: da un mostro (l’ inflazione) a un altro (la deflazione) forse ancora più pericoloso. In dieci grandi città italiane (Roma, Torino, Bari, Firenze, Trieste, Livorno, Verona, Ravenna. Reggio Emilia, Potenza) la deflazione è già entrata in scena. L’ Istat ha calcolato che in Italia a luglio la crescita dei prezzi su base annua (ossia rispetto a luglio 2013) ha sfiorato lo zero fermandosi allo 0,1% , contro lo 0,3% registrato a giugno. Il passo indietro nella complessa analisi dell’ Istat è spiegato in parte con la riduzione delle bollette dell’ energia elettrica, anche se gli effetti di quella riduzione sono stati molto frenati dal rialzo dei prezzi degli «energetici non regolamentati» (più 0,8%) e dei trasporti (più 1,5%). Il punto centrale, che suscita il vero allarme deflazione, è relativo ai prezzi dei beni alimentari e della cura della casa e della persona che rispetto al mese di giugno sono diminuiti dello 0,7% e su luglio 2013 dello 0,6%. Un ribasso così non si registrava dall’ agosto del 1997. Con una differenza: nel 1997 eravamo in presenza di una frenata del ritmo di crescita dell’ inflazione, oggi facciamo i conti con un calo reale dei prezzi. Non c’ è dubbio che, a prima vista, possa apparire un vantaggio per i consumatori perché a parità di denaro speso si ottiene una quantità maggiore di beni. NELLA REALTÀ la deflazione spinge a rimandare gli acquisti non essenziali nella convinzione che i prezzi siano destinati a scendere, ma questo innesca una contrazione della produzione, quindi un calo dell’ occupazione. Tutti fenomeni che a loro volta contraggono i consumi amplificando gli effetti negativi. Ricette contro la deflazione? Nessuna. Da oltre vent’ anni il Giappone la combatte, ma senza riuscire a debellarla. Non a caso il presidente dell’ associazione consumatori Codacons, Rienzi, vede nei dati Istat «il rischio di un infarto dell’ economia italiana e lo specchio dello stato disastroso in cui versano le famiglie». Le associazioni del Commercio (Confcommercio, Confesercenti) spiegano la gelata dei prezzi come effetto perverso del crollo dei consumi delle famiglie a causa della minore disponibilità di reddito innescata dalla crisi, dalla disoccupazione crescente, ma anche dall’ eccesso di tassazione presente e futura (ad esempio l’ Imu). I ?famosi 80 euro’ non sembra abbiano sedato il timore di quel che potrà accadere in futuro. | |||||||||
| Il Giorno, 13/08/2014 05:15 | |||||||||
Consumi fermi, prezzi in picchiata Allarme deflazione in dieci città PDFcrollo anche degli alimentari. il codacons: italia a rischio infarto. |
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| Nuccio Natoli ROMA NON C’ È PACE: da un mostro (l’ inflazione) a un altro (la deflazione) forse ancora più pericoloso. In dieci grandi città italiane (Roma, Torino, Bari, Firenze, Trieste, Livorno, Verona, Ravenna. Reggio Emilia, Potenza) la deflazione è già entrata in scena. L’ Istat ha calcolato che in Italia a luglio la crescita dei prezzi su base annua (ossia rispetto a luglio 2013) ha sfiorato lo zero fermandosi allo 0,1% , contro lo 0,3% registrato a giugno. Il passo indietro nella complessa analisi dell’ Istat è spiegato in parte con la riduzione delle bollette dell’ energia elettrica, anche se gli effetti di quella riduzione sono stati molto frenati dal rialzo dei prezzi degli «energetici non regolamentati» (più 0,8%) e dei trasporti (più 1,5%). Il punto centrale, che suscita il vero allarme deflazione, è relativo ai prezzi dei beni alimentari e della cura della casa e della persona che rispetto al mese di giugno sono diminuiti dello 0,7% e su luglio 2013 dello 0,6%. Un ribasso così non si registrava dall’ agosto del 1997. Con una differenza: nel 1997 eravamo in presenza di una frenata del ritmo di crescita dell’ inflazione, oggi facciamo i conti con un calo reale dei prezzi. Non c’ è dubbio che, a prima vista, possa apparire un vantaggio per i consumatori perché a parità di denaro speso si ottiene una quantità maggiore di beni. NELLA REALTÀ la deflazione spinge a rimandare gli acquisti non essenziali nella convinzione che i prezzi siano destinati a scendere, ma questo innesca una contrazione della produzione, quindi un calo dell’ occupazione. Tutti fenomeni che a loro volta contraggono i consumi amplificando gli effetti negativi. Ricette contro la deflazione? Nessuna. Da oltre vent’ anni il Giappone la combatte, ma senza riuscire a debellarla. Non a caso il presidente dell’ associazione consumatori Codacons, Rienzi, vede nei dati Istat «il rischio di un infarto dell’ economia italiana e lo specchio dello stato disastroso in cui versano le famiglie». Le associazioni del Commercio (Confcommercio, Confesercenti) spiegano la gelata dei prezzi come effetto perverso del crollo dei consumi delle famiglie a causa della minore disponibilità di reddito innescata dalla crisi, dalla disoccupazione crescente, ma anche dall’ eccesso di tassazione presente e futura (ad esempio l’ Imu). I ?famosi 80 euro’ non sembra abbiano sedato il timore di quel che potrà accadere in futuro. | |||||||||
| La Nazione, 13/08/2014 05:15 | |||||||||
Consumi fermi, prezzi in picchiata Allarme deflazione in dieci città PDFcrollo anche degli alimentari. il codacons: italia a rischio infarto. |
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| Nuccio Natoli ROMA NON C’ È PACE: da un mostro (l’ inflazione) a un altro (la deflazione) forse ancora più pericoloso. In dieci grandi città italiane (Roma, Torino, Bari, Firenze, Trieste, Livorno, Verona, Ravenna. Reggio Emilia, Potenza) la deflazione è già entrata in scena. L’ Istat ha calcolato che in Italia a luglio la crescita dei prezzi su base annua (ossia rispetto a luglio 2013) ha sfiorato lo zero fermandosi allo 0,1% , contro lo 0,3% registrato a giugno. Il passo indietro nella complessa analisi dell’ Istat è spiegato in parte con la riduzione delle bollette dell’ energia elettrica, anche se gli effetti di quella riduzione sono stati molto frenati dal rialzo dei prezzi degli «energetici non regolamentati» (più 0,8%) e dei trasporti (più 1,5%). Il punto centrale, che suscita il vero allarme deflazione, è relativo ai prezzi dei beni alimentari e della cura della casa e della persona che rispetto al mese di giugno sono diminuiti dello 0,7% e su luglio 2013 dello 0,6%. Un ribasso così non si registrava dall’ agosto del 1997. Con una differenza: nel 1997 eravamo in presenza di una frenata del ritmo di crescita dell’ inflazione, oggi facciamo i conti con un calo reale dei prezzi. Non c’ è dubbio che, a prima vista, possa apparire un vantaggio per i consumatori perché a parità di denaro speso si ottiene una quantità maggiore di beni. NELLA REALTÀ la deflazione spinge a rimandare gli acquisti non essenziali nella convinzione che i prezzi siano destinati a scendere, ma questo innesca una contrazione della produzione, quindi un calo dell’ occupazione. Tutti fenomeni che a loro volta contraggono i consumi amplificando gli effetti negativi. Ricette contro la deflazione? Nessuna. Da oltre vent’ anni il Giappone la combatte, ma senza riuscire a debellarla. Non a caso il presidente dell’ associazione consumatori Codacons, Rienzi, vede nei dati Istat «il rischio di un infarto dell’ economia italiana e lo specchio dello stato disastroso in cui versano le famiglie». Le associazioni del Commercio (Confcommercio, Confesercenti) spiegano la gelata dei prezzi come effetto perverso del crollo dei consumi delle famiglie a causa della minore disponibilità di reddito innescata dalla crisi, dalla disoccupazione crescente, ma anche dall’ eccesso di tassazione presente e futura (ad esempio l’ Imu). I ?famosi 80 euro’ non sembra abbiano sedato il timore di quel che potrà accadere in futuro. | |||||||||
| La Sicilia, 13/08/2014 05:02 | |||||||||
Allarme deflazione i prezzi sono scesi in dieci grandi città PDFin luglio su base annua +0,1% la media nazionale ma nelle isole è +0,7%. alimentari, ancora ribassi una donna fa la spesa in un supermercato. |
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| ROMA. Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. Anche a Trieste, Potenza, Livorno, Verona, Ravenna e Reggio Emilia, infatti, i prezzi invece che salire hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati l’ anno scorso. Una notizia positiva per le tasche dei consumatori, ma non in tutti i casi. Quando si accosta a una disoccupazione in ascesa e a un’ economia in recessione, il risultato è la paura: gli economisti con la mente vanno subito al Giappone, alla crisi che per due decenni ha colpito il Paese del Sol Levante. La mancata crescita dei prezzi in determinate circostanze può avere l’ effetto di paralizzare il sistema, anzi, peggio, di innescare un circolo vizioso che porta al collasso. A livello territoriale, è tutto il Nord Ovest a registrare una “crescita negativa” dei prezzi (-0,1%), mentre l’ inflazione risulta azzerata nel Nord Est e nel Centro. Mostrano invece valori superiori alla media nazionale il Sud (+0,4%) e le Isole (+0,7%). Guardando alle singole regioni, ben otto risultano in deflazione, presentando variazioni annue inferiori allo zero, anche se solo di qualche decimo (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Lazio, Basilicata, Puglia). La media nazionale a luglio, come conferma l’ Istituto nazionale di statistica, si mantiene però positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1 per cento). Insomma l’ Italia non è in deflazione, ma l’ allarme è ormai stato lanciato. D’ altra parte a terrorizzare è proprio la spirale, la catena “maledetta”: si parte con i consumi deboli che spingono a una riduzione dei listini. Ma, ed è questo il problema, la domanda non risponde alle sollecitazioni. Allora si fa ancora leva sui prezzi, abbassandoli ancora, ma non cambia niente, perché mancano tutte le altre condizioni di rilancio, finché la produzione perde ogni stimolo e il valore di beni e servizi si annulla. Ovviamente si tratta di una dinamica teorica, di casi di scuola, ma la posta in gioco è talmente alta che la deflazione, abbinata a una crescita anemica, viene vista come uno spettro. Con luglio si arriva alla terza diminuzione consecutiva dell’ indice, ormai sotto quota 1 per cento da ben undici mesi. Per rintracciare un periodo così lungo di bassa inflazione bisogna fare un salto indietro di 55 anni. Non stupisce quindi se il sistema prezzi scricchioli: sia su base territoriale, con le flessioni maggiori a Livorno (-0,7%), Verona e Torino (-0,5%), sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa, dal cibo ai detersivi, tocca il minimo dal 1997. E neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano soltanto a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. Adesso occhi puntati sul mese in corso. E a riguardo l’ Istat nell’ ultima nota mensile, datata 31 luglio, qualcosa ha lasciato presagire: «L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto, prima di una possibile marginale inversione di tendenza in autunno». Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio, vicepresidente dell’ Accademia dei Licei, invita a considerare l’ Italia all’ interno del quadro Ue: «La politica economica restrittiva» di Bruxelles e Francoforte «sta portando l’ Europa stessa – spiega – in una situazione di deflazione e recessione, che potrebbe configurare una sindrome giapponese». E Quadro Curzio ricorda come per uscirne il Sol Levante abbia impiegato «20 anni». Stando all’ indice armonizzato per i paesi Ue (Ipca) la Penisola per altro ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona. Cifre lontane dal target Bce del 2%. Per Quadrio Curzio «la deflazione si sta manifestando» in particolare nell’ Eurozona, come «evidente segno di una crisi economica» legata a un crollo della domanda interna, «dovuto alle politiche fiscali restrittive, che sono state poste in essere dalla politica economica europea». Un altro fattore, spiega l’ economista, «conseguenza, ma anche causa» è «il grande livello della disoccupazione, che ovviamente comprime i consumi e la domanda interna». Di fronte ai dati dell’ Istat, Federconsumatori e Adusbef si appellano al governo affinché estenda «la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro», mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, «l’ economia italiana rischia l’ infarto». | |||||||||
| La Sicilia, 13/08/2014 05:02 | |||||||||
| la tradizionale manifestazione si svolgerà regolarmente il 15. Aci Castello, salva la “Bagnaculo-Barracche”: la tassa sarà pagata PDF |
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| Sarà pagata la tassa “iniqua” (euro 359,27 che, aggiunti ai 111,97 pagati si avvicinano a 500 euro) e la trentasettesima edizione della Bagnaculo-Barracche si svolgerà regolarmente il giorno di Ferragosto, anche se con mezz’ ora di ritardo sull’ abituale orario, per il vano tentativo di evitare la tassa. Si partirà alle 19 da Bagnaculo, cioè la costa bassa dove i bagnanti erano un tempo numerosissimi, prima che cominciassero gli scarichi (oggi sotterrati e nascosti ma spesso intercettati dall’ olfatto) sul vicino torrente Toscano, immediatamente a sud del municipio castellese; L’ arrivo è invece segnato, come al solito, dalla parte opposta del Castello: al lo “scoglitto” sommerso delle “Barracche”, cioè lo stabilimento balneare che oggi, dopo oltre 110 anni di vita estiva, non esiste più. Il tutto attraversando a piedi (evitando i pericoli) la Praca, cioè la piattaforma lavica su cui si erge il vecchio maniero. Si è preferito evitare le proteste e si sta cercando di raccogliere la somma da pagare ma, appena si è diffusa la notizia che la manifestazione non si sarebbe probabilmente svolta, è giunta un’ offerta “dall’ America” (cioè dagli Stati Uniti), altri sponsors hanno promesso qualcosa e ora (locali a parte) anche il Codacons ha anticipato il contributo. Sono tempi difficili ma gli organizzatori sperano di raggranellare la tassa che in ogni caso non sarà a carico dei partecipanti, troppo impegnati mentalmente a portare a termine la prova che in qualche modo li unirà all'”iron man” Dario Viscuso, reduce dalla prova di Zurigo, che sarà presente alla manifestazione. In fondo è una prova di triathlon perché al nuoto e alla corsa sulle lave della Praca unisce il difficile approccio con l’ acqua. La Rematalonga, nelle difficoltose vie burocratiche dell’ organizzazione di quest’ anno, non si svolgerà domenica 17: si spera di recuperarla per la domenica successiva. ENRICO BLANCO. | |||||||||
| L’Unione Sarda, 13/08/2014 04:57 | |||||||||
| mentre 10 grandi città italiane sono cadute in deflazione. A Cagliari i prezzi salgono PDF |
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| ROMA Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. I prezzi invece di salire hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati nel 2013. Ma nella Sardegna martoriata dalla crisi, Cagliari segna un altro record in controtendenza: dopo Bolzano e Messina (+1,1%) e la città italiana in cui l’ inflazione è cresciuta di più in un anno (+0,8% contro una media nazionale ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero con +0,1%). Insomma, il sistema dei prezzi scricchiola: sia su base territoriale, con le flessioni maggiori a Livorno (-0,7%), Verona e Torino (-0,5%), sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. L’ insieme dei prodotti nel carrello della spesa, dal cibo ai detersivi, tocca il minimo dal 1997. Neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. E, stando all’ indice armonizzato per i paesi Ue, l’ Italia ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona. Cifre ben lontane dal target fissato dalla Bce al 2%. Di fronte a questi dati Federconsumatori e Adusbef si appellano al Governo affinché estenda «la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro», mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, «l’ economia italiana rischia l’ infarto». | |||||||||
| Giornale di Sicilia, 13/08/2014 04:32 | |||||||||
| i dati istat. le flessioni maggiori a livorno, torino e verona. palermo in controtendenza con lo 0,6%. l’ economista quadrio curzio: «tutta l’ europa rischia la recessione» I prezzi calano, è deflazione in 10 grandi città PDF• inflazione sotto quota 1% da undici mesi: non avveniva da oltre 50 anni. e lo spettro è ora la paralisi del sistema economico. |
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| I segni meno sono limitati a determinate aree territoriali, mentre la media nazionale a luglio si mantiene positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1%). …Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. I prezzi invece che salire hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati l’ anno scorso. Una notizia positiva per le tasche dei consumatori, ma non in tutti i casi. Quando questo dato si accosta a una disoccupazione in ascesa e a un’ economia in recessione il risultato è la paura: gli economisti con la mente vanno subito al Giappone, alla crisi che per due decenni ha colpito il Paese dell’ estremo Oriente. La mancata crescita dei prezzi in determinate circostanze può avere l’ effetto di paralizzare il sistema, anzi, peggio, di innescare un circolo vizioso che porta al collasso. Per ora però i se gni meno sono limitati a determinate aree territoriali, mentre la media nazionale a luglio, come conferma l’ Istat, si mantiene positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1%). Insomma l’ Italia non è in deflazione, ma l’ allarme è ormai stato lanciato. D’ altra parte a terrorizzare è proprio la spirale, la catena «maledetta»: si parte con i consumi deboli che spingono a una riduzione dei listini. Ma, ed è questo il problema, la domanda non risponde alle sollecitazioni. Allora si fa ancora leva sui prezzi, abbassandoli ancora, ma non cambia niente, perchè mancano tutte le altre condizioni di rilancio, finchè la produzione perde ogni stimolo e il valore di beni e servizi si annulla. Ovviamente si tratta di una dinamica teorica, di casi di scuola, ma la posta in gioco è talmente alta che la deflazione, abbinata a una crescita anemica, viene vista come uno spettro. Con luglio si arriva alla terza diminuzione consecutiva dell’ indice, ormai sotto quota 1% da undici mesi. Per rintracciare un periodo così lungo di bassa inflazione bisogna fare un salto indietro di 55 anni. Non stupisce quindi se il sistema prezzi scricchioli: sia su base territoriale, con le flessioni maggiori a Livorno (-0,7%), Verona e Torino (-0,5%) – ma Palermo è in controtendenza con inflazio ne allo 0,6 e Messina addirittura a 1,1 – sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa, dal cibo ai detersivi, tocca il minimo dal 1997. Neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. Ora occhi puntati sul mese in cor so. E a riguardo l’ Istat nell’ ultima nota mensile, datata 31 luglio, qualcosa ha lasciato presagire: «L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto, prima di una possibile marginale inversione di tendenza in autunno». Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio invita a considerare l’ Italia all’ interno del quadro Ue: «La politica economica restrittiva» di Bruxelles e Francoforte «sta portando l’ Europa stessa – spiega – in una situazione di deflazione e recessione, che potrebbe configurare una sindrome giapponese». E stando all’ indice armonizzato per i paesi Ue (Ipca) la Penisola ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona. Cifre lontane dal target Bce del 2%. Di fronte a questi dati Federconsumatori e Adusbef si appellano al governo affinchè estenda «la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro», mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, «l’ economia italiana rischia l’ infarto». | |||||||||
| La Repubblica (ed. Milano), 13/08/2014 04:17 | |||||||||
Inflazione zero, ma dalla frutta ai cellulari molti prezzi sono in picchiata PDF |
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| L’ ANALISI ORIANA LISO SEGUE DALLA PRIMA DI MILANO «POSSO assicurare che tra export in calo – soprattutto verso l’ Est europeo, verso la Russia che era un mercato felice – e consumi dei milanesi in picchiata, i prezzi non possono che scendere. La media per la frutta fresca è del 10 per cento in meno, rispetto a un anno fa»: Parola di Dino Abbascià, presidente della Federazione italiana dettaglianti alimentari, consigliere dell’ Unione del commercio e, soprattutto, proprietario di uno dei più rinomati negozi di ortofrutta a Porta Nuova. È l’ esperienza quotidiana, appunto, a rendere meno freddi i numeri che l’ Istat ha diffuso ieri sull’ inflazione arrivata ai minimi storici in tutta Italia, anche a Milano: a luglio l’ indice generale dei prezzi al consumo è calato dello 0,3 per cento rispetto a giugno e, tra le voci che subiscono le variazioni con il segno meno, ci sono proprio la frutta, la verdura, la carne, i derivati del latte. Calano i prezzi e calano anche i consumi: non perché ci sia meno gente in città (almeno, non solo per questo), ma perché si spende meno per mangiare, ci si rivolge sempre più agli hard discount e si taglia tutto quello che si può. L’ allarme arriva dalle associazioni di consumatori come Adusbef e dagli stessi coltivatori, vedi Coldiretti: e fa tanto più impressione se si pensa che, per le piogge abbondantissime di luglio, si temeva invece che i prezzi della frutta e della verdura esplodessero, causa allagamenti e produzioni rovinate. La frutta fresca – secondo i dati del settore Statistica del Comune – costa il 12,3 per cento in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa, quasi il 13 per cento in meno rispetto a giugno scorso. Verdura fresca e ortaggi hanno un prezzo al consumo in calo del 10 per cento su un anno fa, mentre le patate registrano un calo del prezzo del 14 per cento. Pesche, meloni, angurie: Abbascià elenca la frutta che dovrebbe avere prezzi più alti di quelli che vengono scritti ogni mattina sui cartellini, ma che – se così fosse – si venderebbero ancor meno di quanto già non accada. «Il calo dei consumi dei milanesi arriva al 20 per cento meno di un anno fa: a ridurre la spesa sono anche i clienti della Milano bene», racconta. Tra loro, e tra quelli che – stando alle analisi degli esperti – hanno deciso di mettere gli 80 euro del bonus del governo Renzi sotto il materasso, il risultato non cambia: anche questa estate prezzi e consumi – tranne limitate voci – sono fermi. I ribassi, però, non si vedono solo sulla frutta e sulla verdura. Costa meno – rispetto a un anno fa, ma anche solo a un mese prima – comprare carne di maiale, di agnello, di pollo, e così uova e yogurt. Costa il 2,6 per cento in meno, rispetto al 2013, comprare i piatti pronti nella grande distribuzione, e questo sì è il segno della crisi: dopo il boom degli ultimi anni forse anche i milanesi stanno tornando a perdere un po’ più di tempo in cucina per non spendere troppo (di conseguenza: meno richiesta, prezzi in discesa). Altro taglio dei prezzi che può essere letto allo stesso modo, fuori dal settore alimentare? Tintorie e lavanderie hanno prezzi più bassi del 3,4 per cento, e può voler dire che sempre più persone rinunciano alla comodità della camicia stirata in negozio e lo fanno in casa. Sui cellulari la flessione è notevole: i prezzi sono calati del 18,3 rispetto a un anno fa e dello 0,5 rispetto a giugno: una tendenza che dura ormai da inizio anno e che testimonia proprio come anche una spesa che sembrava irrinunciabile, quella per smartphone e simili, sia diventata più oculata. Denuncia il Codacons che «il tasso di crescita dei prezzi oramai azzerato o sotto lo zero è lo specchio dello stato disastroso in cui versano le famiglie, con un potere di acquisto in picchiata libera ». Sarebbe il momento di acquistare, visti i prezzi in discesa, oggetti e passatempi per vacanze casalinghe: articoli sportivi (meno 4 per cento), giochi e hobby segnano fino all’ 8,4 per cento di ribassi (anche in questo caso, molto fa il riuso, il riciclo). Per le vacanze vere e proprie, invece, i prezzi a luglio sono in salita, rispetto allo scorso anno (ma qui bisogna mettere in conto anche tutto il capitolo degli aumenti su energia, benzina, eccetera): dagli alberghi ai villaggi vacanza, passando per i pacchetti tutto compreso, ci sono aumenti dal 3 al 5 per cento, in media. Ma se si risparmia su tutto, se – come sottolineano Adusbef e Federconsumatori – «preoccupa il numero di famiglie che riduce significativamente qualità e quantità della spesa» – non meraviglia che calino anche i prezzi dei gioielli, dell’ 8,5 per cento rispetto al 2013: se un gioiello è per sempre, forse per il suo acquisto si possono aspettare tempi migliori. © RIPRODUZIONE RISERVATA Il crollo dei consumi congela i costi dei generi di prima necessità A luglio l’ indice arretra dello 0,3% rispetto al mese precedente Abbascià, presidente dei dettaglianti: “A tagliare sono anche i clienti della Milano bene” Il Codacons lancia l’ allarme: “Il potere d’ acquisto è ormai in caduta libera” LE OFFERTE La grande distribuzione si sfida a colpi di offerte come era successo anche nel periodo dei mondiali. | |||||||||
| oriana liso | |||||||||
| La Repubblica, 13/08/2014 04:16 | |||||||||
| la giornata -0,7% Prezzi italiani a crescita zero mai un declino così dal 1959 e in 10 grandi città è deflazione PDFsecondo l’ istat a luglio +0,1% annuo e – 0,1% su giugno pesano la crisi economica e la frenata dei consumi. |
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| ROMA . Meno 0,1 per cento su giugno, più 0,1 per cento sul luglio dell’ anno scorso: variazioni nulle, le rilevazioni Istat confermano che i prezzi sono fermi, fermissimi. Anzi, mai così fermi dal 1959: solo allora infatti si è registrata una sequenza lunga 11 mesi di variazioni inferiori all’ 1 per cento, con la differenza che in quel periodo il Paese stava per tuffarsi nel boom economico, adesso è stata appena annunciata la terza recessione nel giro di sei anni. Se la media è vicina allo zero, la deflazione è una realtà già in dieci grandi città: in testa tra i capoluoghi di regione Torino, con un calo tendenziale dello 0,4 per cento. Nel confronto mensile i numeri sono anche più alti: si parte dal meno 0,7 per cento di Firenze. La deflazione si concentra soprattutto nel Nord-Ovest, mentre nel Nord-Est e Centro i prezzi sono fermi, e nel Sud e nelle Isole si registrano tassi di inflazione superiori alla media. Federconsumatori e Adusbef denunciano «il grido di allarme delle famiglie», mentre il Codacons sottolinea come la deflazione sia «lo specchio della grave crisi dei consumi». A confermare la tendenza al ribasso anche l’ andamento dei “prodotti acquistati con maggiore frequenza”, una categoria introdotta dall’ Istat per porre fine alle polemiche sollevate soprattutto dalle associazioni dei consumatori, secondo le quali l’ Istituto non misurava correttamente gli aumenti “veri” dei prezzi. Ebbene, i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza a luglio calano dello 0,3 per cento su base mensile, due punti base in più rispetto all’ indice per l’ intera collettività. A incidere sul calo mensile sono soprattutto i prezzi dei beni energetici regolamentati (meno 3,1 per cento), della frutta fresca (meno 9) e delle verdure (meno 3,8). Per la Coldiretti il calo rilevato è anche maggiore: le famiglie, spiega l’ associazione, prediligono l’ hard discount, trascurando la qualità dei prodotti, e pur di risparmiare arrivano a «non buttare il cibo scaduto ma a mangiarlo, con una percentuale che è aumentata del 18 per cento dall’ inizio del 2014». Le scelte low cost degli italiani non si limitano agli alimenti, ma emergono da tutte le categorie del “paniere” Istat: per esempio scendono su base mensile i prezzi di alberghi e pensioni (meno 1,1 per cento), ma salgono i prezzi dei servizi di alloggio di villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù (più 19,9 su giugno, più 2,7 su anno). © RIPRODUZIONE RISERVATA IL RECORD DI LIVORNO Nella città toscana si è registrato a luglio il ribasso più consistente dei prezzi su base annua tra tutte le città con più di 150mila abitanti. | |||||||||
| rosaria amato | |||||||||
| La Città di Salerno, 13/08/2014 04:16 | |||||||||
| le reazioni. Partite spalmate in quattro giorni Monta la rabbia dei tifosi granata PDF |
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| SALERNO Al bar un tifoso chiede all’ altro: «A che ora si gioca col Cosenza?». L’ interrogato ci pensa e rilancia: «Tu ti preoccupi dell’ ora, qua bisogna vedere il giorno: venerdì, sabato, domenica, lunedì, la mattina, la notte, a colazione, il pomeriggio, chissà». Davanti al bar, anzi davanti lo spezzatino, comincia lo psicodramma del popolo che va allo stadio. Non ha colore, è sulla stessa barca. Infatti Salvatore Orilia, presidente di Salerno Club 2010, invita «i tifosi d’ Italia – tutti, di tutte le squadre – a farsi sentire. Si faccia qualcosa. Non possiamo stare alle loro comodità. Per l’ abbonamento bisognerà pensarci due volte. Come si fa a seguire nei giorni infrasettimanali? I soldi per portare avanti una famiglia sono già pochi, immaginiamo che significa investire nell’ abbonamento e non poterlo sfruttare. Se la C è questa, la tolgano. Non so come fanno le società a mantenersi. Ma il pubblico conta o no? Allora non conta l’ incasso. Poi si ignorano i problemi di ordine pubblico: chi se la prende la responsabilità? Altro che stadi pieni. La C dovrebbe essere il serbatoio per portare gente sugli spalti e calciatori a livelli altissimi, dopo la gavetta. In questo modo, è stato creato un progetto per farla scomparire. Parlassero chiaro, i signori che governano il calcio». Riccardo Santoro, presidente del Centro Coordinamento Salernitana Clubs ha telefonato a Macalli e a Ghirelli per protestare. «A questo punto il calcio è finito – ha poi commentato – non ne possiamo più. Siamo tradizionalisti, vogliamo la partita classica, la domenica alle ore 14.30 o alle 15. Quello è lo sport che ci appartiene. Ci sarebbe bisogno di una tifoseria di disoccupati ma grazie a Dio qualcuno ancora lavora. Possiamo capire l’ anticipo e il posticipo una tantum ma sistematicamente è difficile seguire, non ci si può abbonare. Il calcio è uno spettacolo fatto per il pubblico, per la gente. Viene penalizzata l’ essenza del calcio. Se ci sono altri ritorni economici, a noi non interessa. C’ è mancanza di rispetto per il primo fruitore del prodotto, per il consumatore. Non ce ne staremo con le mani in mano. Pensiamo a proteste immediate e a ricorsi al Codacons». Fiore Cipoletta, club Amici Salernitana: «È una cosa assurda che abbiano lasciato tutto invariato con la Salernitana nel girone Sud, ad altissimo rischio di ordine pubblico. Con l’ inasprimento del nuovo Daspo è sufficiente una scintilla per trovarsi nei guai. Gli orari-spezzatino sono la morte del commercio, delle attività produttive. Quando si giocherà di lunedì, metteremo lo striscione “Siamo tutti barbieri e parrucchieri”.Con questi orari, è possibile portare mogli e figli allo stadio?». (p. t.) | |||||||||
| La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Taranto), 13/08/2014 04:01 | |||||||||
Italia, trappola deflazione in 10 città i prezzi arretrano PDFanche bari nella spirale negativa, che affossa produzione e reddito ora scricchiola l’ ue e anche la germania serve il bazooka bce. |
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| • «Andrò in vacanza in Italia», ma «non parteciperò alla ripresa del Paese», ha detto il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi giovedì scorso. Ma la gelata della crescita dell’ Eurozona, che potrebbe culminare giovedì con la notizia di un Pil negativo in Germania, rischia di mettere la Bce sotto una pressione crescente proprio per rilanciare la crescita usando l’ arma che finora ha evitato: l’ acquisto diretto, e massiccio, di titoli di Stato. La Bce intende usare la pausa estiva per valutare gli effetti del pacchetto di misure lanciato a giugno, fra cui spiccano i nuovi maxi-finanziamenti alle banche per rilanciare il credito alle pmi. Ma al rientro dalle ferie, i banchieri a Francoforte rischiano di ritrovare stravolte le loro stime di moderata ripresa e inflazione ancora sotto controllo. Le stime degli economisti indicano in media Pil a -0,1% per la Germania nel secondo trimestre. L’ Italia è già tornata in recessione, come la Finlandia. La Francia è in stagnazione. L’ Olanda nel secondo trimestre è precipitata a -0,6%. Certo, c’ è la Spagna, protagonista di una ripresa che accelera dalla primavera del 2013 (+0,6% nel trimestre appena concluso). Grecia e Irlanda sono uscite dalla recessione dopo la cura da cavallo chiesta dalla troika. Ma il blocco centrale dell’ economia europea si è fermato. A Bruxelles, ciò potrebbe aiutare Italia e Francia a ottenere più flessibilità sui conti pubblici: fermo restando il vincolo del 3%, il saldo strutturale tiene conto di un ciclo economico sfavorevole. Pesa, come mostra oggi l’ indice Zew, la crisi in Ucraina: decine di aziende tedesche che esportano verso l’ est macchinari e tecnologie lamentano un blocco degli ordini, con i committenti russi che hanno fermato tutto temendo una mancata consegna nel caso di inasprimento delle sanzioni reciproche. Ma c’ è dell’ altro. Mentre il Sud Europa fa i conti con mancanza di riforme e un debito pubblico e privato paralizzante, il modello economico di economie come quella tedesca o olandese, fortemente orientato all’ export, riceve una batosta dalla frenata del Pil di Paesi come Italia, dove gli investimenti continuano a mostrare segno meno, ma anche Brasile, Turchia o Sud Africa. E poi c’ è il raffreddamento dell’ economia cinese. Berlino, come in parte già ha fatto con lo stipendio minimo, potrebbe aprire a un rilancio della propria domanda interna. Ma ci vorranno anni. Nell’ immediato, la pressione torna sulla politica monetaria nonostante i successi in chiaroscuro negli Usa, e soprattutto in Giappone, del ‘quantitative easing’. Di fronte a una gelata sul Pil dell’ Euro zona, che rischia di sballare le attese della Bce per un’ inflazione in moderata ripresa, i ‘falchì che bloccano questa misura potrebbero trovarsi presto a corto di argomenti convincenti. E i mercati non stanno a guardare: nonostante Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, confermi “più o meno” la stima di crescita tedesca dell’ 1,9% quest’ anno, il Bund decennale si avvicina pericolosamente all’ 1%, un livello ‘giapponesè che racconta come i mercati temano una spirale deflazionistica. Draghi lo ha messo in conto. Giovedì, nella conferenza stampa mensile, ha parlato apertamente dell'”opzione” di acquistare titoli di Stato. E ha citato apertamente i rischi geopolitici. L’ innesco potrebbe essere un precipitare degli eventi in Ucraina. Per i Paesi ad alto debito, come l’ Italia, un ‘QE’ sarebbe un’ ulteriore boccata d’ ossigeno, che probabilmente arriverà però con un pressing europeo sempre più intenso a realizzare riforme economiche ritenute non più rinviabili. • Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. I prezzi invece che salire hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati l’ anno scorso. Una notizia positiva per le tasche dei consumatori, ma non in tutti i casi. Quando si accosta a una disoccupazione in ascesa e a un’ economia in recessione il risultato è la paura: gli economisti con la mente vanno subito al Giappone, alla crisi che per due decenni ha colpito il Paese. La mancata crescita dei prezzi in determinate circostanze può avere l’ effetto di paralizzare il sistema, anzi, peggio, di innescare un circolo vizioso che porta al collasso. Per ora però i segni meno sono limitati a determinate aree territoriali, mentre la media nazionale a luglio, come conferma l’ Istat, si mantiene positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1%). Insomma l’ Italia non è in deflazione, ma l’ allarme è ormai stato lanciato. D’ altra parte a terrorizzare è proprio la spirale, la catena «maledetta»: si parte con i consumi deboli che spingono a una riduzione dei listini. Ma, ed è questo il problema, la domanda non risponde alle sollecitazioni. Allora si fa ancora leva sui prezzi, abbassandoli ancora, ma non cambia niente, perchè mancano tutte le altre condizioni di rilancio, finchè la produzione perde ogni stimolo e il valore di beni e servizi si annulla. Ovviamente si tratta di una dinamica teorica, di casi di scuola, ma la posta in gioco è talmente alta che la deflazione, abbinata a una crescita anemica, viene vista come uno spettro. Con luglio si arriva alla terza diminuzione consecutiva dell’ indice, ormai sotto quota 1% da undici mesi. Per rintracciare un periodo così lungo di bassa inflazione bisogna fare un salto indietro di 55 anni. Non stupisce quindi se il sistema prezzi scricchioli: sia su base territoriale, con le flessioni maggiori a Livorno (-0,7%), Verona e Torino (-0,5%), sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa, dal cibo ai detersivi, tocca il minimo dal 1997. Neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. Ora occhi puntati sul mese in corso. E a riguardo l’ Istat nell’ ultima nota mensile, datata 31 luglio, qualcosa ha lasciato presagire: “L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto, prima di una possibile marginale inversione di tendenza in autunno”. Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio invita a considerare l’ Italia all’ interno del quadro Ue: “La politica economica restrittiva” di Bruxelles e Francoforte “sta portando l’ Europa stessa – spiega – in una situazione di deflazione e recessione, che potrebbe configurare una sindrome giapponese”. E stando all’ indice armo nizzato per i paesi Ue (Ipca) la Penisola ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona). Cifre lontane dal target Bce del 2%. Di fronte a questi dati Federconsumatori e Adusbef si appellano al Governo affinchè estenda “la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro”, mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, “l’ economia italiana rischia l’ infar to”. | |||||||||
| La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Basilicata), 13/08/2014 04:00 | |||||||||
| potenza in deflazione. Negozi «molto aperti» giù i prezzi, zero consumi PDFun agosto con saracinesche alzate. le imprese annaspano. |
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| • Il denaro è scarso, le incertezze sul futuro non si diradano, il lavoro resta una chimera, i consumi languono. E i negozi non chiudono, nella speranza di riuscire a vendere qualcosa. Neanche i saldi, come hanno continuamente testimoniato gli esercenti, sono riusciti ad attrarre pubblico e a rimettere in moto il sistema del commercio. È lo scenario della crisi. L’ Istat fa sapere che c’ è anche Potenza fra le dieci città d’ Italia colpite dalla deflazione. Con i prezzi dei prodotti che calano. Rispetto all’ anno precedente, nel capoluogo di regione della Basilicata i prezzi, nel mese di luglio, hanno fatto registrare un meno 0,1 per cento. E Potenza è in buona compagnia: meno 0,1 per cento è stato il calo registrato anche a Trieste, a Reggio Emilia e a Ravenna. Ancora maggiore il calo che si è registrato a Livorno (meno 0,7), Verona (meno 0,5), Torino (meno 0,4), Firenze e Bari (meno 0,3). «Sono lo specchio della grave crisi dei consumi – commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. – Siamo in pieno allarme deflazione e l’ economia italiana sta rischiando un vero e proprio infarto». I suggerimenti sono sempre gli stessi: «Il Governo deve correre ai ripari incentivando i consumi e riducendo la pressione fiscale, specialmente per le famiglie a reddito medio -basso». Le conseguenze di questo stato di cose sono «pesantissime in tutti i settori» e pongono le premesse per «una nuova ondata di povertà». D’ altronde basta fare un giro in città. Dal centro alla periferia. Le saracinesche abbassate d’ agosto, la città che si svuota e diventa uno spazio libero di qualche turista che si aggira spaesato, gli avvisi «chiuso per ferie» sono ormai un ricordo del passato. Qualcuno anzi ha voluto scrivere sulla proprio vetrina «siamo molto aperti», tanto per eliminare ogni rischio di equivoco. Confesercenti stima che «almeno un’ impresa su due rimarrà aperta per tutto il mese di agosto». «le eventuali chiusure – aggiunge – si limiteranno al weekend di Ferragosto, con l’ esclusione delle località turistiche». I conti di Confesercenti dicono, tra l’ altro, che «nei primi sei mesi del 2014 abbiamo perso circa un miliardo e 700 milioni di consumi». L’ allarme era già stato lanciato da tempo da Unioncamere Basilicata. Il 2013 è stato un altro anno con il segno meno per quanto riguarda il bilancio tra aziende nate ed aziende «morte». E quel che è peggio, la Basilicata resta l’ unica regione del Sud a marciare in territorio negativo rispetto al saldo demografico aziendale. L’ anno scorso, a fronte delle 3.267 nuove iscrizioni al Registro Imprese delle Camere di Commercio di Potenza e Matera, le cessazioni sono state 3.444, con un saldo demografico negativo: meno 177. In percentuale, il dato si traduce in un meno 0,29%. Un dato che conferma ed anzi amplifica l’ andamento del 2012, quando il saldo negativo è stato pari allo meno 0,15% del 2012, mentre è in controtendenza con quanto è accaduto nell’ anno da poco trascorso nel resto del Meridione, che, invece, ha fatto registrare nel 2013 un tasso di crescita dello 0,31%. COMMERCIO Commercio in picchiata: è una delle cartine di tornasole della crisi. Strano agosto in città: la città non si è svuotata (come accadeva in passato) e gli esercizi commerciali non hanno chiuso. Potenza tra i dieci capoluoghi colpiti dalla deflazione. | |||||||||
| La Provincia di Sondrio, 13/08/2014 03:25 | |||||||||
Prezzi ai minimi ma nessuno compra Allarme deflazione in dieci grandi città PDFl’ inflazione è scesa ancora, a un passo dallo zero i ribassi dei prodotti continuano da undici mesi gli esperti: ci sono rischi per l’ intera economia. |
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| Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. I prezzi, invece che salire, hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati l’ anno scorso. Una notizia positiva per le tasche dei consumatori, ma non in tutti i casi. Quando si accosta a una disoccupazione in ascesa e a un’ economia in recessione il risultato è la paura: gli economisti con la mente vanno subito al Giappone, alla crisi che per due decenni ha colpito il Paese. Un circolo vizioso La mancata crescita dei prezzi in determinate circostanze può avere l’ effetto di paralizzare il sistema, anzi, peggio, di innescare un circolo vizioso che porta al collasso. Per ora, però, i segni meno sono limitati a determinate aree territoriali mentre la media nazionale, a luglio, come conferma l’ Istat, si mantiene positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1%). Insomma l’ Italia non è in deflazione, ma l’ allarme è ormai stato lanciato. D’ altra parte a terrorizzare è proprio la spirale, la catena «maledetta»: si parte con i consumi deboli che spingono a una riduzione dei listini. Ma, ed è questo il problema, la domanda non risponde alle sollecitazioni. Allora si fa ancora leva sui prezzi, abbassandoli ancora, ma non cambia niente, perché mancano tutte le altre condizioni di rilancio, finché la produzione perde ogni stimolo e il valore di beni e servizi si annulla. Ovviamente si tratta di una dinamica teorica, di casi di scuola, ma la posta in gioco è talmente alta che la deflazione, abbinata a una crescita anemica, viene vista come uno spettro. Con luglio si arriva alla terza diminuzione consecutiva dell’ indice, ormai sotto quota 1% da undici mesi. Per rintracciare un periodo così lungo di bassa inflazione bisogna fare un salto indietro di 55 anni. Il sistema scricchiola Non stupisce, quindi, che il sistema prezzi scricchioli: sia su base territoriale, con le flessioni maggiori a Livorno (-0,7%), Verona e Torino (-0,5%), sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa – dal cibo ai detersivi – tocca il minimo dal 1997. Neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. Ora occhi puntati sul mese in corso. E a riguardo l’ Istat nell’ ultima nota mensile, datata 31 luglio, qualcosa ha lasciato presagire: «L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto prima di una possibile, marginale, inversione di tendenza in autunno». Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio invita a considerare l’ Italia all’ interno del quadro Ue: «La politica economica restrittiva di Bruxelles e Francoforte sta portando l’ Europa stessa – spiega – in una situazione di deflazione e recessione, che potrebbe configurare una sindrome giapponese». E stando all’ indice armonizzato per i paesi Ue (Ipca) la Penisola ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona. Cifre lontane dal target Bce del 2%. Di fronte a questi dati Federconsumatori e Adusbef si appellano al governo affinché estenda «la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro», mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, «l’ economia italiana rischia l’ infarto». E tutto questo avviene mentre si attende un autunno caldo sul fronte dell’ occupazione e dei conti pubblici con l’ Europa pronta a farsi sentire nel caso in cui Roma non riuscisse a centrare il 3% nel rapporto deficit-Pil. Con tutto quello che ne conseguirebbe in termini di una correzione degli equilibri di bilancio. • | |||||||||
| La Provincia di Varese, 13/08/2014 03:25 | |||||||||
Prezzi ai minimi ma nessuno compra Allarme deflazione in dieci grandi città PDFl’ inflazione è scesa ancora, a un passo dalla zero i ribassi dei prodotti continuano da undici mesi gli economisti: ci sono rischi per l’ intera economia. |
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| Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. I prezzi, invece che salire, hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati l’ anno scorso. Una notizia positiva per le tasche dei consumatori, ma non in tutti i casi. Quando si accosta a una disoccupazione in ascesa e a un’ economia in recessione il risultato è la paura: gli economisti con la mente vanno subito al Giappone, alla crisi che per due decenni ha colpito il Paese. Un circolo vizioso La mancata crescita dei prezzi in determinate circostanze può avere l’ effetto di paralizzare il sistema, anzi, peggio, di innescare un circolo vizioso che porta al collasso. Per ora, però, i segni meno sono limitati a determinate aree territoriali mentre la media nazionale, a luglio, come conferma l’ Istat, si mantiene positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1%). Insomma l’ Italia non è in deflazione, ma l’ allarme è ormai stato lanciato. D’ altra parte a terrorizzare è proprio la spirale, la catena «maledetta»: si parte con i consumi deboli che spingono a una riduzione dei listini. Ma, ed è questo il problema, la domanda non risponde alle sollecitazioni. Allora si fa ancora leva sui prezzi, abbassandoli ancora, ma non cambia niente, perché mancano tutte le altre condizioni di rilancio, finché la produzione perde ogni stimolo e il valore di beni e servizi si annulla. Ovviamente si tratta di una dinamica teorica, di casi di scuola, ma la posta in gioco è talmente alta che la deflazione, abbinata a una crescita anemica, viene vista come uno spettro. Con luglio si arriva alla terza diminuzione consecutiva dell’ indice, ormai sotto quota 1% da undici mesi. Per rintracciare un periodo così lungo di bassa inflazione bisogna fare un salto indietro di 55 anni. Il sistema scricchiola Non stupisce, quindi, che il sistema prezzi scricchioli: sia su base territoriale, con le flessioni maggiori a Livorno (-0,7%), Verona e Torino (-0,5%), sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa – dal cibo ai detersivi – tocca il minimo dal 1997. Neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. Ora occhi puntati sul mese in corso. E a riguardo l’ Istat nell’ ultima nota mensile, datata 31 luglio, qualcosa ha lasciato presagire: «L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto prima di una possibile, marginale, inversione di tendenza in autunno». Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio invita a considerare l’ Italia all’ interno del quadro Ue: «La politica economica restrittiva di Bruxelles e Francoforte sta portando l’ Europa stessa – spiega – in una situazione di deflazione e recessione, che potrebbe configurare una sindrome giapponese». E stando all’ indice armonizzato per i paesi Ue (Ipca) la Penisola ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona. Cifre lontane dal target Bce del 2%. Di fronte a questi dati Federconsumatori e Adusbef si appellano al governo affinché estenda «la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro», mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, «l’ economia italiana rischia l’ infarto». E tutto questo avviene mentre si attende un autunno caldo sul fronte dell’ occupazione e dei conti pubblici con l’ Europa pronta a farsi sentire nel caso in cui Roma non riuscisse a centrare il 3% nel rapporto deficit-Pil. Con tutto quello che ne conseguirebbe in termini di una correzione degli equilibri di bilancio. • | |||||||||
| L’Eco di Bergamo, 13/08/2014 03:25 | |||||||||
Prezzi ai minimi ma nessuno compra Allarme deflazione in dieci grandi città PDFl’ inflazione è scesa ancora, a un passo dallo zero i ribassi dei prodotti continuano da undici mesi gli esperti: ci sono rischi per l’ intera economia. |
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| Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. I prezzi, invece che salire, hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati l’ anno scorso. Una notizia positiva per le tasche dei consumatori, ma non in tutti i casi. Quando si accosta a una disoccupazione in ascesa e a un’ economia in recessione il risultato è la paura: gli economisti con la mente vanno subito al Giappone, alla crisi che per due decenni ha colpito il Paese. Un circolo vizioso La mancata crescita dei prezzi in determinate circostanze può avere l’ effetto di paralizzare il sistema, anzi, peggio, di innescare un circolo vizioso che porta al collasso. Per ora, però, i segni meno sono limitati a determinate aree territoriali mentre la media nazionale, a luglio, come conferma l’ Istat, si mantiene positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1%). Insomma l’ Italia non è in deflazione, ma l’ allarme è ormai stato lanciato. D’ altra parte a terrorizzare è proprio la spirale, la catena «maledetta»: si parte con i consumi deboli che spingono a una riduzione dei listini. Ma, ed è questo il problema, la domanda non risponde alle sollecitazioni. Allora si fa ancora leva sui prezzi, abbassandoli ancora, ma non cambia niente, perché mancano tutte le altre condizioni di rilancio, finché la produzione perde ogni stimolo e il valore di beni e servizi si annulla. Ovviamente si tratta di una dinamica teorica, di casi di scuola, ma la posta in gioco è talmente alta che la deflazione, abbinata a una crescita anemica, viene vista come uno spettro. Con luglio si arriva alla terza diminuzione consecutiva dell’ indice, ormai sotto quota 1% da undici mesi. Per rintracciare un periodo così lungo di bassa inflazione bisogna fare un salto indietro di 55 anni. Il sistema scricchiola Non stupisce, quindi, che il sistema prezzi scricchioli: sia su base territoriale, con le flessioni maggiori a Livorno (-0,7%), Verona e Torino (-0,5%), sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa – dal cibo ai detersivi – tocca il minimo dal 1997. Neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. Ora occhi puntati sul mese in corso. E a riguardo l’ Istat nell’ ultima nota mensile, datata 31 luglio, qualcosa ha lasciato presagire: «L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto prima di una possibile, marginale, inversione di tendenza in autunno». Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio invita a considerare l’ Italia all’ interno del quadro Ue: «La politica economica restrittiva di Bruxelles e Francoforte sta portando l’ Europa stessa – spiega – in una situazione di deflazione e recessione, che potrebbe configurare una sindrome giapponese». E stando all’ indice armonizzato per i paesi Ue (Ipca) la Penisola ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona. Cifre lontane dal target Bce del 2%. Di fronte a questi dati Federconsumatori e Adusbef si appellano al governo affinché estenda «la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro», mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, «l’ economia italiana rischia l’ infarto». E tutto questo avviene mentre si attende un autunno caldo sul fronte dell’ occupazione e dei conti pubblici con l’ Europa pronta a farsi sentire nel caso in cui Roma non riuscisse a centrare il 3% nel rapporto deficit-Pil. Con tutto quello che ne conseguirebbe in termini di una correzione degli equilibri di bilancio. • | |||||||||
| Il Giornale, 13/08/2014 03:04 | |||||||||
LA CRISI ECONOMICA PDF |
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| L’ Italia non spende più, neanche per i beni essenziali, e a luglio i prezzi crollano per il terzo mese consecutivo: lo spettro della deflazione si materializza. Un pericolo ben più insidioso dell’ inflazione, perché indica una domanda debolissima: i prezzi in discesa libera rispecchiano l’ inarrestabile contrazione dei redditi. La produzione ristagna, la disoccupazione cresce e la ripresa si allontana come un miraggio: e non c’ è bonus governativo in grado di far ripartire i consumi. Anche e soprattutto nelle grandi città, dove l’ andamento dei prezzi rilevato dall’ Istat nel mese di luglio è inequivocabile: Torino (-0,4%), Firenze (-0,3%), Bari (-0,3%), Roma (-0,2%), Trieste (-0,1%), Potenza (-0,1%), Livorno (-0,7%), Verona (-0,5%), Ravenna (-0,1%) e Reggio Emilia (-0,1%). In generale tutto il Nord Ovest fa registrare quella che viene definita una «crescita negativa» dei prezzi (0,1%) mentre si attesta a crescita zero al Nord Est e al Centro. E i valori superiori alla media al Sud (+0,4%) e nelle isole (+0,7%) non consolano. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa, dal cibo ai detersivi, tocca il minimo dal 1997: -0,6% su base annua (ma su base mensile il ribasso è dello 0,7%). E anche il famigerato «caro vacanza», un classico d’ agosto, è ormai un ricordo lontano: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. Le famiglie hanno paura del futuro e tengono stretto tutto quello che possono: compresi i famosi 80 euro, che certamente non sono stati utilizzati in spese extra, casomai per pagare le bollette. Per ritrovare una fase depressiva così lunga, sul fronte prezzi, occorre andare indietro di oltre mezzo secolo. Adesso come allora, a cavallo tra il 1958 e il 1959, il termometro dell’ Istat segna solo tassi sotto l’ 1%. Ma alla fine degli anni Cinquanta c’ era un Paese pronto al decollo, al boom economico. Oggi, invece, «l’ economia italiana sta rischiando un vero e proprio infarto», come amaramente commenta il presidente del Codacons Carlo Rienzi. Gli economisti evocano la «sindrome giapponese». E la tendenza non sembra destinata a cambiare: «L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto – avverte l’ Istat nell’ ultima nota mensile, datata 31 luglio – prima di una possibile marginale inversione di tendenza in autunno». | |||||||||
| laura verlicchi | |||||||||
| Il Giornale, 13/08/2014 03:04 | |||||||||
| la nuova federcalcio il neopresidente a caccia di un ct. Il Tav fa subito un colpo Conte più vicino all’ Italia PDFl’ ex juventino potrebbe accettare anche per fare un dispetto ad agnelli ancora lontani sull’ ingaggio: 1,7 milioni l’ offerta, lui vuole il doppio. |
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| L’ operazione Conte è avviata. Ieri l’ ex inadeguato oggi diventato presidente federale ha cominciato la manovra di avvicinamento e convincimento. Non è detto che l’ ex allenatore della Juve non gli abbia dato sodisfazione. Tempo qualche giorno e Tavecchio avrà in mano il ct. Ieri il presidente Figc ha lavorato in federazione, messo mano al telefono di primo mattino e pescato il suo ct di riferimento. «Ho parlato con lui, non mi ha ancora dato una risposta definitiva», ha raccontato. Aggiungendo: «Comunque ho parlato con tre-quattro tecnici». Tavecchio non saprà parlare bene, ma sa raccontarla. Magari con l’ inclinaziopne al pinocchiesco. Pare invece che la telefonata a Conte sia stata positiva. Tav lo ha fatto intuire nelle righe delle poche parole. «É una persona per bene, non mi ha detto sì, sennò lo direi. La scelta avverrà prima di lunedì. Ottimista? Sono ottimista per la federazione e per l’ Italia». Il tecnico è meglio disposto rispetto ai pensieri di qualche giorno fa: c’ è la disponibilità ad un incontro subito dopo Ferragosto, non certo in zona romana (federazione), piuttosto nelle vicinanze lombarde (casa Tavecchio). Ora Conte è in vacanza in Croazia. Il tempo di tornare. E non è escluso che nell’ idea di accettare la panchina della nazionale, oltre agli onori e oneri, pesi anche l’ idea di un dispettuccio ad Agnelli con il quale sono stati cari saluti, ma ognuno con l’ idea che l’ altro abbia tradito. Non indifferente il problema dell’ ingaggio: Conte vorrebbe 3,5 milioni, la Figc non può andare oltre il milione e 700 mila. Tavecchio dovrà inventarsi qualche ingegneria finanziaria (bonus e sponsor) e il Coni non farà notare la pesantezza dell’ esborso. Malagò avrebbe preferito Mancini, ma Conte mette tutti d’ accordo. Poi ci sarà da vederlo all’ opera, ma questa sarà un’ altra storia. Se un allenatore non resiste (è fuggito per questa ragione) a tre anni di pressione Juve, figuratevi come si sentirà per due anni (tanto vale la presidenza Tavecchio) in Nazionale. Ora Conte è possibilista anche per ragioni personali: preferirebbe restare in Italia. E l’ accordo con Agnelli prevede un anno lontano da qualunque club italiano. Non certo dalla nazionale. La ciliegina per ingolosirlo consiste nell’ incarico di coordinatore di tutte le nazionali, idea simile a quella proposta a Prandelli, simil Loew in Germania. Se, invece, l’ operazione Conte fallisse, resta in piedi l’ idea Zaccheroni: certo, non proprio esaltante con il Giappone. Ma almeno conosce il mestiere del ct. A minor costo e a minor responsabilità. I soliti nomi a seguire: Tardelli come ultima chance, magari Guidolin con Cabrini. Mancini ha l’ ostacolo Lotito. Intanto in federazione c’ è un gran preparare di bagagli per chi va e chi viene: il nuovo direttore generale Michele Uva sarà insediato lunedì, ma prima Tavecchio dovrà sentire-informare il consiglio federale. Poi volano i nomi: Andrea Butti, ex Inter, agli affari internazionali, il club Italia affidato a Rinaldo Sagramola, ex a.d. di Sampdoria e Palermo, ovvero un ex dirigente di società. Simone Perrotta, quota calciatori, potrebbe avere il settore giovanile e scolastico. E intanto dall’ estero non arrivano applausi ma solo critiche all’ elezione. Giocatori di colore non hanno gradito il discorso delle banane. Molto duro Patrick Vieira che ha giocato con Juve, Inter e Milan. «Sto trovando davvero difficile credere che Tavecchio sia stato eletto presidente dopo i commenti fatti. Dimostra quanto le autorità calcistiche siano lontane dal trattare il tema della discriminazione. Ho giocato in Italia per anni, conosco i problemi». Si è aggregato Sunday Oliseh, ex di Reggiana e Juve, in un’ intervista alla Bbc. «Un giorno buio per il calcio». Guarda caso, due ex Juve che ci fanno una bella pubblicità. Ai contestatori si è aggiunto il Codacons, ma astenendosi dal coro sulle banane, ha piuttosto piuttosto puntato un ricoso al tar del Lazio contro le regole delle elezioni al vertice federale. Potevano pensarci anche dieci anni fa. Non ora. | |||||||||
| riccardo signori | |||||||||
| La Provincia di Como, 13/08/2014 03:04 | |||||||||
Prezzi ai minimi ma nessuno compra Allarme deflazione in dieci grandi città PDFl’ inflazione è scesa ancora, a un passo dallo zero i ribassi dei prodotti continuano da undici mesi gli esperti: ci sono rischi per l’ intera economia. |
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| Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. I prezzi, invece che salire, hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati l’ anno scorso. Una notizia positiva per le tasche dei consumatori, ma non in tutti i casi. Quando si accosta a una disoccupazione in ascesa e a un’ economia in recessione il risultato è la paura: gli economisti con la mente vanno subito al Giappone, alla crisi che per due decenni ha colpito il Paese. Un circolo vizioso La mancata crescita dei prezzi in determinate circostanze può avere l’ effetto di paralizzare il sistema, anzi, peggio, di innescare un circolo vizioso che porta al collasso. Per ora, però, i segni meno sono limitati a determinate aree territoriali mentre la media nazionale, a luglio, come conferma l’ Istat, si mantiene positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1%). Insomma l’ Italia non è in deflazione, ma l’ allarme è ormai stato lanciato. D’ altra parte a terrorizzare è proprio la spirale, la catena «maledetta»: si parte con i consumi deboli che spingono a una riduzione dei listini. Ma, ed è questo il problema, la domanda non risponde alle sollecitazioni. Allora si fa ancora leva sui prezzi, abbassandoli ancora, ma non cambia niente, perché mancano tutte le altre condizioni di rilancio, finché la produzione perde ogni stimolo e il valore di beni e servizi si annulla. Ovviamente si tratta di una dinamica teorica, di casi di scuola, ma la posta in gioco è talmente alta che la deflazione, abbinata a una crescita anemica, viene vista come uno spettro. Con luglio si arriva alla terza diminuzione consecutiva dell’ indice, ormai sotto quota 1% da undici mesi. Per rintracciare un periodo così lungo di bassa inflazione bisogna fare un salto indietro di 55 anni. Il sistema scricchiola Non stupisce, quindi, che il sistema prezzi scricchioli: sia su base territoriale, con le flessioni maggiori a Livorno (-0,7%), Verona e Torino (-0,5%), sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa – dal cibo ai detersivi – tocca il minimo dal 1997. Neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. Ora occhi puntati sul mese in corso. E a riguardo l’ Istat nell’ ultima nota mensile, datata 31 luglio, qualcosa ha lasciato presagire: «L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto prima di una possibile, marginale, inversione di tendenza in autunno». Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio invita a considerare l’ Italia all’ interno del quadro Ue: «La politica economica restrittiva di Bruxelles e Francoforte sta portando l’ Europa stessa – spiega – in una situazione di deflazione e recessione, che potrebbe configurare una sindrome giapponese». E stando all’ indice armonizzato per i paesi Ue (Ipca) la Penisola ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona. Cifre lontane dal target Bce del 2%. Di fronte a questi dati Federconsumatori e Adusbef si appellano al governo affinché estenda «la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro», mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, «l’ economia italiana rischia l’ infarto». E tutto questo avviene mentre si attende un autunno caldo sul fronte dell’ occupazione e dei conti pubblici con l’ Europa pronta a farsi sentire nel caso in cui Roma non riuscisse a centrare il 3% nel rapporto deficit-Pil. Con tutto quello che ne conseguirebbe in termini di una correzione degli equilibri di bilancio. • | |||||||||
| La Provincia di Lecco, 13/08/2014 03:04 | |||||||||
Prezzi ai minimi ma nessuno compra Allarme deflazione in dieci grandi città PDFl’ inflazione è scesa ancora, a un passo dallo zero i ribassi dei prodotti continuano da undici mesi gli esperti: ci sono rischi per l’ intera economia. |
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Sono cadute nella trappola della deflazione dieci grandi città, da Torino a Bari passando per Firenze e Roma. I prezzi, invece che salire, hanno invertito la tendenza, scendendo rispetto ai livelli registrati l’ anno scorso. Una notizia positiva per le tasche dei consumatori, ma non in tutti i casi. Quando si accosta a una disoccupazione in ascesa e a un’ economia in recessione il risultato è la paura: gli economisti con la mente vanno subito al Giappone, alla crisi che per due decenni ha colpito il Paese. Un circolo vizioso La mancata crescita dei prezzi in determinate circostanze può avere l’ effetto di paralizzare il sistema, anzi, peggio, di innescare un circolo vizioso che porta al collasso. Per ora, però, i segni meno sono limitati a determinate aree territoriali mentre la media nazionale, a luglio, come conferma l’ Istat, si mantiene positiva, anche se ai minimi da cinque anni e a un solo passo dallo zero (+0,1%). Insomma l’ Italia non è in deflazione, ma l’ allarme è ormai stato lanciato. D’ altra parte a terrorizzare è proprio la spirale, la catena «maledetta»: si parte con i consumi deboli che spingono a una riduzione dei listini. Ma, ed è questo il problema, la domanda non risponde alle sollecitazioni. Allora si fa ancora leva sui prezzi, abbassandoli ancora, ma non cambia niente, perché mancano tutte le altre condizioni di rilancio, finché la produzione perde ogni stimolo e il valore di beni e servizi si annulla. Ovviamente si tratta di una dinamica teorica, di casi di scuola, ma la posta in gioco è talmente alta che la deflazione, abbinata a una crescita anemica, viene vista come uno spettro. Con luglio si arriva alla terza diminuzione consecutiva dell’ indice, ormai sotto quota 1% da undici mesi. Per rintracciare un periodo così lungo di bassa inflazione bisogna fare un salto indietro di 55 anni. Il sistema scricchiola Non stupisce, quindi, che il sistema prezzi scricchioli: sia su base territoriale, con le flessioni maggiori a Livorno (-0,7%), Verona e Torino (-0,5%), sia guardando ai diversi settori. Interi comparti, infatti, risultano in deflazione, tra cui l’ alimentare, che con un -0,7% annuo, segna il ribasso più forte da quasi dieci anni. D’ altra parte l’ insieme dei prodotti che vanno a finire nel carrello della spesa – dal cibo ai detersivi – tocca il minimo dal 1997. Neppure il caro vacanza è riuscito a risollevare il tasso: voli e traghetti aumentano solo a confronto con giugno, mentre calano rispetto all’ estate precedente. Ora occhi puntati sul mese in corso. E a riguardo l’ Istat nell’ ultima nota mensile, datata 31 luglio, qualcosa ha lasciato presagire: «L’ inflazione potrebbe ulteriormente ridursi ad agosto prima di una possibile, marginale, inversione di tendenza in autunno». Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio invita a considerare l’ Italia all’ interno del quadro Ue: «La politica economica restrittiva di Bruxelles e Francoforte sta portando l’ Europa stessa – spiega – in una situazione di deflazione e recessione, che potrebbe configurare una sindrome giapponese». E stando all’ indice armonizzato per i paesi Ue (Ipca) la Penisola ha già azzerato l’ inflazione, registrando una variazione annua nulla, contro lo 0,4% della media relativa all’ Eurozona. Cifre lontane dal target Bce del 2%. Di fronte a questi dati Federconsumatori e Adusbef si appellano al governo affinché estenda «la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro», mentre il Codacons avverte che, se non si cambia marcia, «l’ economia italiana rischia l’ infarto». E tutto questo avviene mentre si attende un autunno caldo sul fronte dell’ occupazione e dei conti pubblici con l’ Europa pronta a farsi sentire nel caso in cui Roma non riuscisse a centrare il 3% nel rapporto deficit-Pil. Con tutto quello che ne conseguirebbe in termini di una correzione degli equilibri di bilancio. •
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