31 Luglio 2014

Maxi-processo, sentenza “dimenticata”

Maxi-processo, sentenza “dimenticata”

di Fabio Malacrea Sono passati più di 9 mesi dalla fine del primo maxi-processo amianto che ha visto la condanna di 13 (su 39) tra amministratori e dirigenti dell’ ex Italcantieri; sei sono passati dal primo termine (15 gennaio) fissato dal giudice Matteo Trotta per il deposito delle motivazioni della sentenza, tre dal secondo termine (15 aprile), pure prorogato. E ancora oggi delle motivazioni non c’ è traccia. Nel frattempo, almeno, Fincantieri avrebbe già provveduto ai risarcimenti: 75mila euro al Comune di Monfalcone, 106mila alla Provincia, 250mila a Regione e Inail, 75mila alla Fiom-Cgil, 25mila all’ Aea e 7mila al Codacons. Il maxi-processo si era concluso lo scorso 15 ottobre con la condanna di 13 imputati ritenuti colpevoli di omicidio colposo per le morti di 81 lavoratori del cantiere di Panzano in seguito a malattie professionali legate all’ amianto. Era iniziato con l’ audizione dei primi testi il primo luglio 2010. Un processo sofferto, come sofferta è ora l’ attesa delle motivazioni della sentenza. Già ad aprile si parlava già di uno slittamento dei termini che davano per maggio la data, più o meno certa. Ma ora, a fine luglio, non è cambiato nulla. E dallo stesso palazzo di giustizia non arrivano segnali di un imminente deposito degli atti. Il giudice Trotta avrebbe anzi chiesto un’ altra proroga all’ attuale presidente del Tribunale, che gliela avrebbe concessa. E tutti aspettano: imputati, parti civili, avvocati. E soprattutto molti si chiedono se, dietro a questo ritardo, non si nasconda qualche secondo fine. La conoscenza della motivazione della sentenza è fondamentale per vari motivi. Primo fra tutti, le motivazioni delle condanne potrebbero far da guida ai successivi processi sempre per morti da amianto, il primo dei quali è già faticosamente partito a fine dello scorso aprile. Il ritardo però rende impossibili anche i ricorsi in appello da parte degli imputati condannati che hanno 45 giorni per presentarli dal giorno della notifica della deposizione delle motivazioni della sentenza di primo grado. Senza contare il diritto sacrosanto dei familiari delle vittime dell’ amianto di conoscere tutte le ragioni per cui gli imputati condannati sono stati ritenuti responsabili dei decessi dei loro cari. E non è tutto: c’ è il rischio fondato che, di questo passo, scadano i tempi della prescrizione. Anzi, sembra che per qualcuno degli imputati siano già scaduti. Che la complessità della redazione delle motivazioni di una sentenza “storica”, con migliaia di atti da verificare da parte del giudice, sia enorme è un dato di fatto che giustifica per certi versi un lungo tempo di gestazione. Ma 9 mesi sembrano davvero troppi. Tanto più che nel frattempo il dottor Trotta è diventato presidente del Tribunale di Trieste con tutti gli oneri aggiuntivi che questa carica comporta. Sulla questione non nasconde la sua preoccupazione l’ avvocato Riccardo Cattarini, presidente della Camera penale di Gorizia. «Questa lunga attesa del deposito delle motivazioni della sentenza del maxi-processo amianto – afferma – da un lato è comprensibile, vista la complessità e l’ enorme mole di lavoro che richiede. Sono peraltro da considerare le forti aspettative di tutto il territorio giuliano per un dramma che ha coinvolto e sta coinvolgendo ancora migliaia di famiglie. Ma anche quelle di coloro che sono stati condannati che hanno diritto a interporre appello, e di coloro che sono stati assolti e che vorrebbero veder chiusa definitivamente questa brutta pagina della loro vita». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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