Il balletto delle spese e dei rimborsi
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fonte:
- Corriere Adriatico
LORENZO SCONOCCHINI Ancona Erano proprio necessarie, per la comunità regionale, quelle coppe e targhe acquistate per premiare i vincitori di un torneo di calcetto? Giova al buon governo delle Marche destinare anche pochi euro pubblici, 16 per la precisione, all’ acquisto di un libro dal titolo “Segreto delle donne, viaggio nel piacere?”. Non suona strano che un convegno medico, costato 1.350 euro, sia organizzato proprio il 31 dicembre? E come si spiega il transito al telepass dell’ A14 di una stessa vettura per circa 40 volte in un giorno? Sono alcune delle domande che ballano nell’ inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza sulle spese sostenute da singoli e gruppi consiliari della Regione Marche nel corso del 2012, per la quale a giugno la Procura della Repubblica ha chiesto una proroga delle indagini a carico di 42 fra consiglieri e assessori regionali e cinque collaboratori addetti ai gruppi, tutti indagati per concorso in peculato. Il 16 giugno scadevano i sei mesi dalle prime iscrizioni nel registro degli indagati e in vista di quel traguardo il pm Giovanna Lebboroni aveva chiesto al Gip Alberto Pallucchini i tempi supplementari “vista la complessità dei fatti di causa” e tenendo conto del fatto “che sono in corso indagini di polizia giudiziaria”. Ora sarà il Gip a decidere se concedere o meno un altro semestre, ma la mossa della Procura ha avuto come effetto collaterale l’ obbligo di informare i politici regionali dell’ inchiesta in corso a loro carico. Anche se molti sapevano già di essere indagati, per aver richiesto nei modi previsti dal codice la certificazione della propria iscrizione nel registro delle notizie di reato, finora il procedimento penale non aveva attraversato passaggi che rendono obbligatorio informare i diretti interessati, che in questi primi sei mesi non avevano pertanto ricevuto atti dell’ inchiesta né nominato avvocati. Con la richiesta di proroga, invece, scatta l’ obbligo di avvisare gli indagati dell’ appuntamento dal Gip, in modo che gli stessi possano (entro 5 giorni dalla notifica) presentare memorie per opporsi alla concessione della proroga, se ritengono che la Procura abbia avuto già tempo, nei primi sei mesi, di completare tutti gli accertamenti del caso. Un “atto dovuto, come si è affrettato a precisare ieri il procuratore capo Elisabetta Melotti – previsto dalla legge, a garanzia degli indagati, ai quali la richiesta deve essere notificata”. Proprio in questi giorni i 47 indagati – una schiera bipartisan in cui figurano anche il Governatore Gian Mario Spacca, il segretario regionale del Pd Francesco Comi, l’ onorevole Paolo Petrini – stanno ricevendo la notifica della richiesta di proroga, quattro pagine in cui la Procura si limita a elencare i nomi degli indagati e l’ ipotesi di reato a loro carico. Si tratta di concorso in peculato (articolo 110 e 314 del Codice penale). Il Codice prevede la reclusione da tre a dieci anni per “il pubblico ufficiale o l’ incaricato di pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria”. La richiesta è stata notificata anche alle parti offese: la Regione Marche attraverso il suo legale rappresentante, lo stesso Spacca, e il Codacons, l’ associazione dei consumatori che già in altre Regioni aveva chiesto di costituirsi parte civile in caso di eventuale processo. Gli accertamenti su possibili “Spese pazze” (formula giornalistica ancora tutta da dimostrare nelle opportune sedi giudiziarie) riguarderebbero uscite per un totale di circa 380 mila euro. Ma il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, come rivela la Procura nella sua richiesta di proroga, sta ancora passando in controluce la mole di documenti (rendiconti annuali dei gruppi, scontrini, bolle, fatture, pezze d’ appoggio e supporti informatici), acquisiti a partire dall’ ottobre del 2012 con la piena collaborazione dell’ Assemblea legislativa delle Marche. Interessano gli anni a partire dal 2008 e alla fine il perimetro dell’ inchiesta potrebbe ridefinirsi, archiviando alcune posizioni o coinvolgendo ex consiglieri eletti nella precedente legislatura. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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