24 Luglio 2014

Istat: vendite alimentari giù dell’ 1,2%. Tengono solo i discount

Istat: vendite alimentari giù dell’ 1,2%. Tengono solo i discount

   

È durato poco il segno positivo delle vendite registrato ad aprile , quando l’ Istat fotografava un aumento del 2,6% e un boom degli alimentari. Tutto finito (lì probabilmente incideva la Pasqua) tanto è vero che i dati sul commercio resi noto oggi tornano negativi: a maggio le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,7% rispetto al mese precedente. Diminuiscono le vendite di prodotti alimentari, che scendono dello 1,2%, e in misura minore quelle dei prodotti non alimentari (meno 0,3%). Si salvano solo i discount. Nella media del trimestre marzo-maggio 2014 , l’ indice delle vendite al dettaglio mostra una leggera flessione rispetto ai tre mesi precedenti (-0,1%), rileva l’ Istat, sottolineando che rispetto a maggio 2013, l’ indice del valore totale delle vendite segna una diminuzione dello 0,5%. Variazioni tendenziali negative si registrano sia per le vendite di prodotti alimentari (-0,5%) sia per quelle di prodotti non alimentari (-0,6%). Nei primi cinque mesi del 2014, l’ indice grezzo diminuisce dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2013. Le vendite di prodotti alimentari segnano una flessione dello 0,4% e quelle di prodotti non alimentari dello 0,8%. In un contesto in cui, su base annua,le vendite della grande distribuzione restano invariate, mentre per le imprese operanti su piccole superfici si registra una variazione negativa (-1,1%), continua il boom dei discount: qui le vendite aumentano del 2,4%, mentre diminuiscono dello 0,9% quelle dei supermercati e dell’ 1,1% quelle degli ipermercati. Fra i prodotti non alimentari, a maggio l’ andamento è abbastanza diversificato: su base annua, aumentano dell’ 1% le vendite di Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+1,0%) mentre le flessioni di maggiore entità riguardano le Dotazioni per l’ informatica, telecomunicazioni, telefonia (meno 3,8%) e Cartoleria, libri, giornali e riviste (meno 3,1%). Riflettori puntati sulla flessione degli alimentari, e sul boom dei discount, per Consumatori e Agricoltori. Secondo Federconsumatori e Adusbef, però, sull’ onda dell’ aumento di vendite nei discount ” sta via via diminuendo la “convenienza” di tali punti vendita: secondo uno studio dell’ Osservatorio Nazionale Federconsumatori,mentre ieri la forbice esistente tra il costo della spesa presso un discount e un supermercato ammontava a circa il 35-40%, oggi tale differenza è scesa al 28% (tale rilevazione non riguarda i singoli prodotti, ma interessa il costo complessivo della spesa, grazie al ricorso sempre più ampio alle offerte ed alle promozioni da parte dei supermercati e degli ipermercati)”. Dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti Federconsumatori e Adusbef: “È proprio nella rinuncia alla qualità e ad alcuni prodotti più costosi come carne e pesce che si percepisce la condizione di profonda difficoltà in cui vivono le famiglie.” Altro segnale evidente del perdurare della crisi è l’ andamento delle vendite a saldo che, secondo le stime delle due associazioni, segnerà quest’ anno una contrazione compresa fra il 3 e il 4%. I dati non sorprendono il Codacons: l’ aumento delle vendite di aprile era dovuto solo all’ effetto della Pasqua. ” Quando tutti gridavano al miracolo per i dati Istat sulle vendite di aprile in crescita del 2,7%, solo il Codacons, unica voce solitaria, denunciava come quei dati fossero frutto di mera “illusione ottica”, perché determinati dall’ effetto Pasqua , festeggiata nel 2014 con un mese di ritardo rispetto all’ anno precedente – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi – Oggi l’ Istat conferma quanto da noi denunciato: le vendite e i consumi degli italiani continuano a registrare segno negativo, e il bonus da 80 euro in busta paga introdotto dal Governo Renzi non cambierà di molto la situazione. La crisi economica continua a far sentire i suoi effetti, mentre il potere d’ acquisto delle famiglie si riduce inesorabilmente – prosegue Rienzi – Il 2014 non solo non potrà essere l’ anno della ripresa, ma vedrà vendite e consumi ancora con segno negativo, in attesa che la classe politica si decida a ridare capacità d’ acquisto ai cittadini per salvare il settore del commercio e l’ economia nazionale”. Due italiani su tre tagliano la spesa sia in quantità sia in qualità, torna a denunciare Coldiretti: questa percentuale è ormai del 67% e tre milioni di famiglie sono costrette a fare acquisti negli hard discount, con un aumento del 48% rispetto all’ inizio della crisi. Le vendite salgono solo nei discount ma, affermano gli agricoltori, “le difficoltà economiche dunque costretto molti italiani a preferire l’ acquisto di alimenti più economici ma si tratta di prodotti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute”. Nonostante la pressione delle promozioni, un italiano su due compra a tavola solo l’ essenziale e lo fa, appunto, nelle cattedrali del low cost, dice la Cia-Confederazione italiana agricoltori : “Gli italiani in bolletta continuano a ridurre ogni tipo di spesa, compresa quella per la tavola, come dimostrano i dati sulle vendite al dettaglio dei generi alimentari che anche a maggio cedono terreno, segnando -1,2% su aprile e -0,5% su base annua. Significa che la situazione economica del Paese è sempre più critica, tanto da imporre tagli draconiani persino sul cibo, con quasi 15 milioni di famiglie che hanno svuotato il carrello alimentare in quantità e qualità nell’ ultimo anno”. La spesa cala anche in supermercati e ipermercati, nonostante le numerose promozioni e le offerte speciali presenti sugli scaffali, che ormai riguardano circa un terzo dei prodotti. Dice la Cia: “A dispetto della pressione promozionale altissima, quindi, il budget delle famiglie è così ridimensionato dal crollo di redditi e potere d’ acquisto che un italiano su due continua a comprare solo l’ essenziale, e lo fa sempre più spesso al discount, ultimo baluardo della spesa “low cost” e unica forma distributiva che cresce continuativamente, registrando a maggio +2,4% e raggiungendo il +3,1% nei primi cinque mesi del 2014″.

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