11 Luglio 2014

«Non sono un autista di bus: non ero obbligato a essere al comando»

«Non sono un autista di bus: non ero obbligato a essere al comando»

ROMA «Non sono un autista di pullman. Per me non era obbligatorio stare sul ponte di comando». Francesco Schettino dice la sua verità sul naufragio della Concordia. La affida alle telecamere di Codacons tv, la televisione che l’ associazione dei consumatori decide di inaugurare in occasione dei 40 anni di attività. Come già durante il processo penale in corso a Grosseto, l’ ex comandante della Costa ribadisce di non aver alcuna responsabilità nella tragedia costata la vita a 32 persone nel gennaio 2012. E anzi dichiara che la lave affondava «dritta» si sarebbero salvati tutti. Rischiano di rinfocolare le polemiche le sue dichiarazioni alla vigilia delle operazioni di rigalleggiamento del relitto annunciate per lunedì al Giglio, ammesso che vengono rilasciate le autorizzazioni dall’ Osservatorio per il monitoraggio della Concordia che si riunisce domani a Firenze. Secondo quanto racconta Francesco Schettino la verità sarebbe che la nave ha impattato contro lo scoglio delle Scole perché «il timoniere non ha eseguito i miei ordini, che sono stati impartiti chiari e con tempismo». Questa, del resto, è esattamente la versione già fornita durante in sede processuale. E da questa l’ ex comandante non si sposta. Anzi aggiunge: «L’ unica manovra possibile per aggirare l’ ostacolo» (lo scoglio contro cui la nave è naufragata, ndr) sarebbe stata quella di portare il timone «tutto a destra, sia pure progressivamente, e poi tutto a sinistra». Ma – sempre secondo quanto riferisce Schettino – «quando gli ordinai di mettere il timone a sinistra, il marinaio ha messo la barra effettivamente a sinistra ma poi ci ripensò e andò verso destra, vanificando l’ estremo tentativo di porre in essere la manovra evasiva». A quel punto – conclude l’ ex comandante – «purtroppo sappiamo come sono andate le cose: se la nave non si abbatteva ma affondava dritta, scendevano tutti e il gioco era fatto». Resta il fatto, invece, che ci sono state 32 vittime, molti feriti. E anche se diverse persone (e familiari) sono usciti dal processo accettando risarcimenti, le conseguenze della manovra non possono essere cambiate. Tuttavia, Francesco Schettino tiene a precisare che «nell’ immaginario collettivo il comandante di una nave viene visto come l’ autista di un pullman ma non è così: senza scaricare le responsabilità su altri, per me non era obbligatorio stare sul ponte di comando e c’ era uno staff di tre ufficiali oltre a un marinaio e a un allievo». In sostanza, la nave non era in balia di nessuno quando ha fatto naufragio, insiste Schettino. Ma nonostante la presenza di altri membri dell’ equipaggio, sottolinea Schettino nell’ intervista rilasciata a Codacons tv, «siamo arrivati al punto che mi sono dovuto accorgere io di quanto stava accadendo, mentre potevo anche essere in cabina in quel momento». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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