La Capitale nel cassonetto
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fonte:
- Il Tempo
Una situazione esplosiva. Centinaia di discariche a cielo aperto ornano le bellezze della Capitale d’ Italia. Dal centro alla periferia. Il Campidoglio da mesi cerca di metterci una pezza senza riuscirci e, ultimamente, è stato toccato il fondo. Il sindaco Ignazio Marino ogni giorno dice di essere su tutte le furie e se la prende con gli assenteisti dell’ Ama, la municipalizzata che gestisce la raccolta e lo smaltimento. Ha detto che presto salteranno delle teste. Sarà anche per questo che il presidente e ammistratore delegato di Ama, Daniele Fortini, assieme ad altri dirigenti, hanno passato la notte a perlustrare chilometri di strade per capire dove conviene concentrarsi per allentare l’ emergenza. LA PROCURA La situazione paradossale è lo scaricabarile continuo tra i principali attori in campo. E, come se non bastasse, la Procura di Roma ha aperto un’ indagine dopo un esposto del Codacons per capire se una parte dei netturbini stia attuando un boicottaggio impedendo così la raccolta dei rifiuti. Questo boicottaggio verrebbe portato avanti con vere e proprie strategie messe in atto con assenze giustificate in orari strategici. GLI ASSENTEISTI La giunta Marino, come detto, ritiene che il problema sia proprio questo. Ogni giorno, infatti, non si presenterebbe al lavoro il 16-18% dei lavoratori. Praticamente uno su cinque, poco meno di mille lavoratori su un totale di cinquemila. Cifre che non sono state smentite nemmeno dai sindacati. Proviamo a pensare cosa accadrebbe se in una qualsiasi azienda privata non timbrassero il cartellino due lavoratori su dieci. Il fallimento sarebbe garantito. Nell’ esposto del Codacons si legge la descrizione esatta di cosa sta accadendo in questi giorni a Roma: “Gli abitanti sono costretti a convivere con un’ ingiustificabile sporcizia ed inquinamento ambientale, che si sta trasformando in una vera e propria emergenza igienico-sanitaria, a respirare aria maleodorante proveniente da cumuli di rifiuti, in particolare quelli organici, oltre che ad inalare sgradevoli e nocive esalazioni provenienti dai cassonetti stracolmi e, comunque, sudici e fatiscenti”. CACCIA ALLE STREGHE I sindacati, come scontato, ritengono che la colpa non sia dei lavoratori. Il segretario regionale Fit Cisl Lazio, Alessandro Bonfigli, precisa che “continuare a puntare il dito sull’ assenteismo dei dipendenti di Ama è pura demagogia ed è la prova che non si vuole affrontare seriamente il problema. Da tempo abbiamo chiesto di valutare insieme le assenze dei dipendenti ma questo per noi è e rimane uno solo uno dei problemi e non è il problema dei rifiuti a Roma. Il vero problema, invece, è che tutta l’ attenzione di Ama si è focalizzata sulla raccolta differenziata, spostando il personale su questo servizio”. I QUARTIERI La stessa dirigenza dell’ Ama, in questi ultimi mesi, ha difeso i propri lavoratori, condividendo i numeri sull’ assenteismo, ma lamentando la “fragilità” degli impianti di smaltimento ritenuti non sufficienti. Nei suoi giri di perlustrazione, l’ ad Fortini ha fatto sapere che gli equipaggi dell’ Ama si stanno concentrando su vari quartieri: Prenestino-Casilino, Tor Pignattara, Borghesiana, Rocca Cencia, Ponte Galeria, Monteverde, Trastevere, Portuense, varie aree del centro storico e dei quartieri Prati, Appio e Tuscolano. “Da quanto ho potuto constatare dice Fortini – il servizio è in percepibile miglioramento. Permangono sporadiche criticità residue che, se nelle prossime 48/72 ore non verrà meno per eventi accidentali l’ operatività degli impianti di ricezione, l’ azienda sarà in grado di sanare completamente”. Nel nostro, di giro per le strade della città, la situazione non ci è apparsa così rosea. Montagne di rifiuti anche ieri si potevano trovare ovunque. Dall’ Ostiense a Tor Vergata, dall’ Aurelio a Montesacro, passando per via Labicana e la Prenestina. L’ elenco è lungo, bisognerebbe citare praticamente quasi tutti i quartieri della Capitale. IL PIANO Intanto Campidoglio e Ama si stanno concentrando sulle possibile soluzioni da adottare. Ieri sera il sindaco Marino ha tenuto una giunta straordinaria. Il piano dell’ Ama è aumentare la capacità di trattamento degli impianti. Un’ impresa. Come primo passo, i due impianti di trattamento meccanico biologico (tmb) di Colari (l’ azienda di Manlio Cerroni “commissariata” dopo l’ inchiesta giudiziaria di gennaio) saranno utilizzati anche di domenica. I vertici di Ama hanno incontrato anche i responsabili delle aziende di Emilia e Piemonte che aiutano Roma nello smaltimento, affinché sia “garantita la regolarità dei 130 trasporti giornalieri in altre regioni effettuati con mezzi pesanti e di tutti gli undici impianti di recupero a cui ogni giorno sono destinati il Cdr, la Fos e gli scarti delle circa 3.300 tonnellate di rifiuti romani indifferenziati raccolti e trattati a Roma. Il corretto funzionamento degli impianti è il fattore dirimente delle attuali criticità”. Ecco qua la spiegazione, secondo Ama, di cosa sta accadendo. I rifiuti si accumulano non per colpa dei dipendenti sfaticati ma per la rete di smaltimento inadeguata. Tutto qua? Naturalmente no. I vertici dell’ Ama accusano anche i cittadini degli altri Comuni: “Non pochi rifiuti sono portati nelle periferie romane, in particolare nel quadrante nord-est, da cittadini di comuni limitrofi che si sottraggono al “porta a porta” e alla raccolta differenziata nei loro territori di residenza. Per questo – spiega Fortini – Ama aumenterà il numero degli agenti accertatori presenti sul territorio”. MALAGROTTA Sorge però spontanea una domanda. Perché fino all’ anno scorso, la raccolta dei rifiuti andava avanti con minori difficoltà? I dipendenti dell’ Ama sono diventati tutto ad un tratto sfaticati? La risposta, probabilmente, l’ ha fornita nientemeno che Manlio Cerroni, bersaglio continuo del sindaco Marino. Il patron di Colari, infatti, ha ricordato che “la discarica di Malagrotta è stata per 30 anni la fortuna e la salvezza di Roma, non solo per il costo del servizio, ma anche per la sicurezza dello smaltimento: ricevendo i rifiuti tutti i giorni sulle 24 ore contribuiva non poco alla tempestività della raccolta dei rifiuti da parte dell’ Ama, in quanto gli automezzi addetti alla raccolta riuscivano a fare due, a volte anche tre, viaggi al giorno, consentendo di tenere pulita la città”. Il nodo sta tutto qui: quando ad ottobre è stata chiusa Malagrotta, il Comune non ha pensato ad una valida alternativa. Gli impianti del nord d’ Italia non sono bastati a risolvere il problema. IL TEMPO CORRE Al momento, si sta studiando una soluzione tampone. Diciotto-venti piazzole temporanee per scaricare e smistare l’ immondizia ogni volta che gli impianti di trattamento vanno in affanno. Un’ altra soluzione è inviare un quantitativo di rifiuti negli impianti di altre province del Lazio o all’ estero. In passato si era parlato della Spagna e della Germania. LA MANIFESTAZIONE Ieri, infine, come se non bastasse, un centinaio di cittadini ha protestato davanti all’ impianto Ama di via Salaria. I residenti, infatti, sono costretti a rimanere con gli infissi chiusi a causa dei cattivi odori. In mano sventolavano cartelli di protesta, fischietti e megafoni. Questo impianto è nato nel 1996 per farne un autocentro per 200 automezzi dell’ Ama e un’ officina per la manutenzione e riparazione di mezzi e cassonetti. Nel 2006, l’ allora governatore Piero Marrozzo decretò la trasformazione della struttura in un centro di lavorazione dei rifiuti, per smaltire 750 tonnellate. Durante la manifestazione di ieri sono stati chiamati in causa gli amministratori municipali che avevano promesso che lo stabilimento sarebbe stato chiuso entro il 2015. I cittadini stanchi di tenere le finestre chiuse e delle infinite attese giudiziarie e preoccupati per la propria salute, hanno deciso di usare le maniere “forti” e di far sentire la propria voce. Alla manifestazione hanno partecipato grandi e bambini, quest’ ultimi maggiormente colpiti, visto che la loro scuola si trova a 150 metri dall’ impianto. (ha collaborato Matteo Di Mirto)
dario martini
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