Rai: Codacons, ricorso al Tar contro le ultime nomine
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fonte:
- Ansa
Violati i principi di trasparenza e par condicio
(ANSA) – ROMA, 10 LUG – Il Codacons e l’Associazione Utenti Radiotelevisivi hanno notificato oggi un ricorso al Tar del Lazio contro le recenti nomine decise dal cda della Rai di Paola Marchesini (direttore di Radio2); Vittorio Argento, Maria Teresa Torcia e Onofrio Dispenza (confermati nelle funzioni di Vice Direttore); Gianfranco D’Anna, Francesco De Vitis e Maria Maddalena Lepri; Silvia Calandrelli (direzione Rai Cultura); Pasquale D’Alessandro (direttore di Rai5). Il ricorso, appoggiato anche da alcuni giornalisti indipendenti, è stato illustrato a Roma nel corso della presentazione del “Codacons Tv”. Le associazioni lamentano – tra le varie cose – che “al pari delle precedenti nomine, la Rai abbia agito svincolando il proprio operato da qualsivoglia criterio di trasparenza, par condicio e giusto procedimento per le nomine di importanti candidati a ricoprire ruoli direttoriali e di vicedirettore”. “D’altronde – chiariscono Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi – si tratta sempre di nomine assoggettate ad un compenso in relazione al quale in capo alla Rai sorge l’obbligo di documentarne la consistenza e la legittimità anche con riferimento alla Corte dei Conti”. “Le tempistiche delle nomine (che si ricorda intervengono in un contesto in cui viene fatto obbligo anche alla Rai di procedere ad una spending review) – proseguono -, l’oggettiva impossibilità di un confronto curriculare, la mancanza di una progettualità alla luce anche delle impugnate nomine del Cda appaiono, in assenza di motivazione, il frutto di scelte che non sembrano provenire da Organi caratterizzati da quella notoria indipendenza che dovrebbe qualificarli”. “Le nomine quindi – concludono le associazioni – non solo si configurano come forme di concessione di stipendi ed emolumenti economici da parte di una concessionaria pubblica, in favore di soggetti scelti in assenza di una preventiva fase di raffronto tra curricula, ma operano quale ulteriore sintomo di una gestione, quella della Rai, che non è in alcun modo incline a logiche di spending review, esaltazione della trasparenza e della par condicio”.(ANSA).
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