Obbligo Pos, è già scattata la rivolta
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fonte:
- Il Secolo XIX
L’ OBBLIGO di bancomat è partito ieri tra dubbi (molti), disubbidienti e polemiche politiche. E’ infatti entrata in vigore ieri la norma che impone a imprese, artigiani e professionisti di accettare i pagamenti con il Pos sopra i 30 euro. La norma riguarda una platea di 1,5 milioni di persone. Ma si tratta di una norma depotenziata: nessuna sanzione è prevista per gli inadempienti. Monta intanto lo scontro politico con voci che si levano, soprattutto dall’ opposizione, a sostegno delle lamentele delle categorie, per niente contente di dover sostenere costi aggiuntivi dopo anni di grande difficoltà. Per un’ azienda con 100.000 euro di ricavo annuo, tra canone mensile, canone annuale e la percentuale di commissione sull’ incasso, a spesa media annua di 1.200 euro, secondo la Cgia che chiede, così come le altre associazioni di categoria, che i costi di commissione siano abbattuti. Su tutto ciò l’ appello delle associazioni ai consumatori: «Non pagate con denaro contante chi non ha installato il Pos – dice il Codacons – Fatevi mandare il conto a casa da artigiani e professionisti che in barba alla legge non si sono muniti del Pos, in modo da scegliere in un secondo momento la modalità migliore per saldare il conto». Anche se il fornitore è inadempiente, non viene meno l’ obbligo di pagare il conto, assicurano avvocati e commercialisti. In una circolare al riguardo, il Consiglio nazionale forense precisa infatti che: «Qualora il cliente dovesse effettivamente richiedere di effettuare il pagamento tramite carta di debito, e l’ avvocato ne fosse sprovvisto, si determinerebbe semplicemente la fattispecie della mora del creditore, che, come noto, non libera il debitore dall’ obbligazione. Nessuna sanzione è infatti prevista in caso di rifiuto di accettare il pagamento tramite carta di debito». Concorda Marco Cuchel, presidente dell’ Associazione nazionale commercialisti: «Non viene meno il fatto che la prestazione professionale o la fornitura di prodotti debbano essere pagati. Sta al cliente chiedere preventivamente la possibilità di pagare tramite moneta elettronica». Andrebbe previsto però un credito d’ imposta o un abbattimento delle commissioni per la dotazione del dispositivo, «Altrimenti- dice – è un regalo alle banche. Comunque nel caso dei commercialisti è un provvedimento inutile. Le nostre transazioni sono già tracciate». Non c’ è obbligo ma funziona il circolo virtuoso, sul quale forse ha puntato il legislatore: «I grandi studi sono già dotati di Pos, gli altri si stanno allineando alle nuove disposizioni. Ognuno con la sua tempistica, ma piano piano si adegueranno tutti» assicura Gianluca Petrone, avvocato a Roma. Ma sul terreno politico lo scontro è aperto: «Io sto con i commercianti», scrive su Facebook il deputato del M5S Luigi Di Maio. Per la presidente di FdI-An, Giorgia Meloni, è un regalo alle banche. Il Nuovo Centrodestra invita il governo a «negoziare con il sistema creditizio la gratuità della moneta elettronica eliminando il costo di transazione del Pos. Lo scambio può riguardare da un lato gli incentivi all’ uso dei pagamenti elettronici e dall’ altro il risparmio per le banche degli oneri di gestione del contante che nel complesso superano ancora i 10 miliardi». La Confcommercio chiede di attivare al più presto «tavoli di confronto con le organizzazioni d’ impresa per ridurre le commissioni e rivedere le soglie di fatturato in base alla quali applicare la norma»
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