1 Luglio 2014

Prezzi in picchiata: rischio recessione

Prezzi in picchiata: rischio recessione

ROMA – L’ Istat vede nero tra i rischi di un Pil ancora negativo nel secondo trimestre 2014 e un rallentamento dei prezzi allo 0,3%, che porta il Paese vicino alla deflazione. A gelare le speranze di una rapida ripresa è la nota mensile dell’ Istituto di statistica, che si attende un variazione congiunturale del Pil, tra aprile e giugno, compresa tra il -0,1% e il +0,3% rivedendo in lieve ribasso le stime precedenti (+0,1%/+0,4%). «Il recupero dei ritmi di attività economica dovrebbe risultare più graduale di quanto atteso all’ inizio dell’ anno», osservano i tecnici dell’ Istat, che alimentano timori di una nuova recessione tecnica (data da due trimestri consecutivi in rosso) citando le incertezze sulla ripresa e le difficoltà del mercato del credito. «Il Pil è previsto evolvere intorno a ritmi sostanzialmente analoghi anche nella seconda metà dell’ anno in corso», spiega l’ Istituto, e «la variazione del prodotto lordo nella media del 2014 risulterebbe debolmente positiva». Non arrivano buone notizie nemmeno dall’ Eurozona dove l’ inflazione resta inchiodata allo 0,5% a giugno, secondo le stime flash Eurostat. Per il nono mese consecutivo la crescita dei prezzi rimane così sotto all’ 1%, ben distante dall’ obiettivo della Banca centrale europea del 2%. I timori di Francoforte per il possibile impatto sulla crescita di andamento dei prezzi debole e prolungato portano a pensare che non ci saranno novità sulla politica monetaria nella riunione della Bce del 3 luglio, in attesa degli effetti delle misure straordinarie di giugno. L’ Italia è in una situazione più critica di quella dell’ insieme dell’ area euro con l’ inflazione che scivola, nelle stime provvisorie di giugno, al livello più basso da quasi cinque anni (ottobre 2009, lo 0,3%). A far temere per una possibile deflazione, il calo dei prezzi che contraddistingue alcune delle crisi più gravi, sono i tanti segni meno rilevati dall’ Istat, a partire da quelli dei prodotti alimentari (-0,6% sul 2013) e del cosiddetto carrello della spesa che include, oltre al cibo, i prodotti per la cura della casa e della persona (-0,5%). Entrambe le categorie non vedevano un calo così marcato dal settembre 1997, ben 17 anni fa. A spingere i prezzi verso il basso sono, secondo la Coldiretti, soprattutto i vegetali freschi con un crollo del 12,1% e la frutta fresca (-7,5%). Mentre la Cia-Confederazione italiana agricoltori nota come, nonostante i prezzi bassi, prosegue la “spending review” sulla tavola degli italiani, con la spesa per il cibo scesa di un ulteriore 2% dall’ inizio del 2014. Il calo dei prezzi per i beni alimentari «è assolutamente allarmante», secondo il Codacons, «perché rispecchia la forte riduzione di spesa delle famiglie. I prezzi scendono, infatti, solo quando i consumatori non comprano più, e se non comprano più migliaia di piccole imprese sono destinate a chiudere». Al contrario, Federconsumatori e Adusbef giudicano inverosimili, perché troppo bassi, i dati Istat sulla frenata dei prezzi. In ogni caso l’ inflazione allo 0,3%, stimano le due associazioni, significherebbe rincari per 106 euro l’ anno a famiglia. Giugno è il decimo mese consecutivo con un’ inflazione sotto l’ 1%, rimarca il centro studi Confcommercio e «caratterizza gli ultimi dodici mesi come il periodo a più bassa inflazione degli ultimi cinquanta anni». Per evitare un 2014 di «completa stagnazione» è necessario, secondo l’ ufficio studi, il taglio degli sprechi nella spesa pubblica e del carico fiscale. Sulla stessa linea, Confesercenti preme per sciogliere i nodi che ancora frenano l’ Italia, a partire dal fisco e dalla carenza di credito, e la Cisl chiede di intervenire con «mezzi straordinari» nelle politiche per la crescita.

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