La Pasqua spinge i consumi italiani Vendite +2,6%
-
fonte:
- La Stampa
Arriva un bel segnale di ripresa dalle vendite al dettaglio ad aprile, anche se l’ Istat lo depotenzia attribuendolo (in gran parte) al fatto che nel mese è capitata la Pasqua. I numeri nudi e crudi dicono che le vendite al dettaglio sono aumentate in Italia dello 0,4% rispetto a marzo e del 2,6% nel confronto annuo, cioè rispetto all’ aprile del 2013 quando la Pasqua non c’ era stata. È vero che questa differenza (a rigore) inficia il raffronto, dato che le festività comportano sempre più spese, pranzi extra al ristorante oppure in casa ma più ricchi, regali in famiglia eccetera, e quindi maggiori consumi. Se si fa il paragone con un mese in cui tutto questo non c’ è stato, il confronto è spurio, ed è più facile lucrare un segno più. Ma anche fatta la tara di tutto questo, vorrà dire qualcosa se il rialzo tendenziale (cioè annuale) è risultato il più forte dall’ aprile del 2011, ovvero da tre anni, cioè tre anni durante i quali la Pasqua è rimbalzata fra marzo e aprile senza mai produrre un +2,6%, con o senza aiutini. Come che sia, il rialzo congiunturale (cioè mensile, fra marzo e aprile) è frutto dell’ aumento dell’ 1,2% segnato dalle vendite degli alimentari, mentre diminuiscono leggermente le vendite nel resto dei comparti (-0,1%). La crescita annua invece risulta da variazioni positive su entrambi i fronti, anche se è sempre il cibo a fare la parte del leone (+6,7% contro il +0,2% degli altri settori). A parte il balzo dei prodotti della tavola, sono andate bene anche le vendite di giochi (+3,0%), di articoli di profumeria (+2,4%), calzature e prodotti in cuoio (+1,8%), insomma delle tipiche cose che vengono regalate in occasione delle feste. Invece non si rialzano, e anzi continuando a calare in una maniera anche sensibile, gli acquisti di elettrodomestici, radio, tv e registratori (-1,2%), di dotazioni per l’ informatica, le telecomunicazioni e la telefonia (-1,1%) e dei prodotti di cartoleria (-1,0%). A parte la cartoleria, al cui calo non si può attribuire un significato economico generale, il segno meno davanti alle vendite di tutto il comparto elettronico è preoccupante, senza dubbio, perché rappresenta una quota importante dei consumi globali e anche perché alcuni prodotti (smartphone, iPad eccetera) sono oggetti tipici da regalo in occasione delle feste e quindi se c’ è di mezzo la Pasqua ci si potrebbe aspettare per il comparto un segno più e non un segno meno. Allargando la visuale all’ insieme dei primi quattro mesi del 2014, il bilancio delle vendite al dettaglio in Italia nonostante l’ impennata di aprile resta negativo, con una diminuzione dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2013 (-0,5% per il cibo e -0,8% per tutti gli altri settori). L’ Istat ricorda pure che (come sempre) la rilevazione delle vendite incorpora «la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi», che ad aprile sono saliti dello 0,6% (tasso d’ inflazione annuo). Scettici o negativi i commenti delle associazioni di consumatori. Federconsumatori osserva che «nel solo biennio 2012-2013 la riduzione dei consumi è stata dell’ 8,1%» e ci vorrà parecchio per recuperare anche solo la perdita di quel periodo (senza contare gli anni di crisi precedenti, dal 2008 al 2011). Il Codacons ammonisce che i rialzi delle vendite al dettaglio registrati in aprile «sono frutto esclusivamente di un’ illusione ottica. L’ incremento più elevato riguarda il settore alimentare, comparto che caratterizza fortemente la festività della Pasqua». E gli agricoltori della Coldiretti fanno la stessa osservazione.
luigi grassia
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: alimentari, consumi, Istat, vendite
