«Una class action contro le ruberie»
-
fonte:
- Corriere del Veneto
VENEZIA – Una class action contro «le ruberie» del Mose, il Codacons invita tutti i veneziani a costituirsi contro il malaffare che ha privato Venezia di fondi per i restauri «per darli invece a chi ha usato le paratie mobili come un bancomat per arricchirsi». Sul sito dell’ associazione dei consumatori, codacons.it, si possono scaricare i moduli per aderire, basta compilarli e spedirli alla Procura. «Abbiamo calcolato che ai cittadini spettano 2 miliardi e 700 milioni di euro di risarcimento, 10 mila a testa», dice il presidente nazionale Carlo Rienzi. Quella del Codacons non è una semplice provocazione. «È la prima class action penale d’ Italia, una strada audace contro il danno subito da Venezia e in generale dagli italiani, vittime di uso delinquenziale di fondi pubblici», spiega Franco Conte, consigliere comunale del Pd e presidente veneziano di Codacons. I quasi 3 miliardi di risarcimento non sono una cifra casuale, l’ associazione ha calcolato la differenza tra i costi inizialmente preventivati per la grande opera, il rincaro successivo e i fondi di legge speciale che da quando il Mose ha iniziato a prendere forma sono stati tolti alla laguna. Codacons però non si limita alla class action, venerdì ha deciso formalmente di costituirsi parte offesa nell’ inchiesta sulle tangenti e annuncia che se il governo si presenterà parte civile si opporrà. «Lo Stato è corresponsabile di questa situazione, il Mose e il sistema con cui realizzarlo sono stati decisi dal Consiglio dei ministri – dice Rienzi – per noi è inammissibile che ora il governo si schieri contro un metodo creato da lui». In questi giorni, l’ associazione è tornata a dare battaglia alla grande opera dopo aver perso nei primi anni del 2000 due ricorsi al Tar e altrettanti al Consiglio di stato. «Non ci svegliamo oggi sul Mose, è da 15 anni che diciamo che non andava fatto – tuona il presidente -, fa rabbia ripensare a come centinaia di pagine di ricorsi sono stati liquidati come niente fosse». Forti dunque dell’ articolo 15 del Codice di procedura civile, l’ associazione chiederà che si riapra il ricorso al Consiglio di stato che contestava la Valutazione di incidenza ambientale del Mose. «La legge prevede che quando emergono nuove prove si riapra la causa – continua Rienzi -, chiederemo la revoca della sentenza». Ma c’ è di più, Codacons è convinto che i cantieri vadano subito bloccati e il Consorzio Venezia Nuova sciolto e commissariato. Chi ha paura del proprio futuro sono invece i lavoratori di Thetis, la società tirata in ballo nell’ inchiesta, finita in diverse intercettazioni e attaccata anche da Piergiorgio Baita in un’ intervista all’ Espresso. «Non è in atto alcun massivo trasferimento o parcheggio di personale del Consorzio Venezia Nuova in Thetis – spiegano dall’ azienda, che occupa 123 dipendenti – L’ attività svolta in oltre 20 anni è facilmente rilevabile dal curriculum e dalle numerose pubblicazioni tecniche». G.B. RIPRODUZIONE RISERVATA
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- AMBIENTE
