17 Giugno 2014

Il lunedì nero delle tasse. Un ingorgo da 54,5 miliardi

Il lunedì nero delle tasse. Un ingorgo da 54,5 miliardi

Quello di ieri si è conquistato il titolo di lunedì nero delle tasse per l’ impressionante numero di scadenze fiscali che si sono concentrate nella stessa data e che, secondo una stima dell’ ufficio studi della Cgia di Mestre, frutteranno all’ erario 54,5 miliardi di euro tra imposte, tributi e tasse. Un ingorgo fiscale che chiama famiglie e imprese a pagare Imu, Tasi, Iva, Irpef, Ires e Irap. Ieri per la prima volta gli italiani hanno messo mano al portafoglio per il pagamento di una nuova tassa sulla casa, la Tasi, che si paga sia sulle abitazioni principali che sugli altri immobili. Non tutti i proprietari di immobili però hanno pagato l’ acconto Tasi, ma solo quelli che hanno proprietà nei comuni che hanno deliberato l’ aliquota lo scorso 23 maggio e resa nota entro il 31. Per tutti gli altri la scadenza è rinviata al 16 ottobre salvo poi regolare il saldo entro il 16 dicembre. Sempre ieri scadeva il termine per il pagamento dell’ acconto dell’ Imu 2014 dovuta sulle seconde e terze case ma anche su negozi e capannoni e per la presentazione del 730 dopo la proroga decisa dal ministero. Scadenze fiscali anche per le imprese chiamate a versare l’ Irpef, le addizionali Irpef, l’ Ires, l’ Irap e l’ Iva. Tra Imu e Tasi l’ importo che sarà versato sfiorerà gli 11 miliardi mentre l’ imposta più onerosa, stando ai dati della Cgia di Mestre, dovrebbe essere l’ Ires, ovvero l’ imposta sui redditi pagata dalle società di capitali che dovrebbe aggirarsi attorno ai 14,7 miliardi di euro. Che la Tasi si sia presentata da subito un rompicapo per i contribuenti lo si è capito non tanto e non solo per la differenziazione delle scadenze tra comuni virtuosi e non, ma anche per il fatto che la diversificazione locale non è relativa solo all’ aliquota da applicare tanto da rendere la nuova tassa sui servizi indivisibili un vero e proprio rompicapo. Se possibile maggiore e forse anche più perverso dell’ Imu. In primo luogo perché il federalismo fiscale mostra in questo caso i suoi effetti più deleteri in quanto, a differenza di quanto avveniva in passato con l’ Imu prima casa, sono i singoli comuni a stabilire detrazioni Tasi di qualsiasi tipo sull’ abitazione principale. Anzi, proprio per rendere possibili queste detrazioni i comuni hanno chiesto e ottenuto nei mesi scorsi ben 2 miliardi di euro. Ma, sorpresa, in molti comuni per non dire la maggior parte, le detrazioni, presenti quando si pagava l’ Imu prima casa, ora non ci sono. Sono scomparse. E, questo, perché per legge le detrazioni sono obbligatorie nel caso in qui il sindaco decidesse di fissare un’ aliquota Tasi superiore al 2,5 per mille. Il che vuol dire che chi ha figli, in assenza di detrazioni, pagherà esattamente quanto un single. Per Federconsumatori la Tasi costerà mediamente 231 euro a famiglia. Certo la legge prevede anche che i singoli comuni possano decidere se istituire o no la Tasi, se farla pagare solo alle prime case. Il caos fiscale ha provocato file alla posta e in banca ma anche in precedenza ai Caf soprattutto per la confusione che regna intorno alla Tasi. Rispetto all’ ingorgo per le scadenze del pagamento di numerosi tributi, secondo il Codacons va infatti aggiunta «la grande incertezza che regna attorno alla Tasi, alimentata dalla diversificazione dei termini di pagamento, slittati al 16 ottobre in quei comuni che non hanno deliberato le aliquote». Chi ha denunciato «code interminabili» in tutta Italia dinanzi agli sportelli abilitati a ricevere i versamenti i Imu e Tasi è stata Confedilizia che ha definito la situazione insostenibile. Per Confedilizia è «indispensabile che i comuni riuniscano d’ urgenza le proprie giunte per deliberare – per lo meno nei circa 2200 centri in cui è dovuto l’ acconto Tasi – il rinvio del termine di versamento, così da rassicurare i contribuenti sul fatto che non saranno soggetti a sanzioni».

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