17 Giugno 2014

Ieri lo Stato ci ha mangiato uno stipendio

Ieri lo Stato ci ha mangiato uno stipendio

FRANCESCO DE DOMINICIS nnnPerfino il premier, Matteo Renzi, ha ammesso che finora «sulla Tasi ha capito poco». Non il miglior spot per invitare i contribuenti a rispettare i termini per il pagamento del nuovo tributo sulla casa. Sta di fatto che ieri i sindaci dovrebbero aver incassato la bellezza di 10,8 miliardi di euro. Il dato comprende anche il gettito Imu (che si paga su seconde case, capannoni e negozi), ma è comunque parziale perché il versamento della prima rata Tasi è stato rinviato a ottobre nei comuni che non hanno approvato la delibera sulle aliquote in tempo. I balzelli sulla casa, comunque, sono solo una parte della spremuta di tasse che ieri ha colpito famiglie e imprese: stando ai calcoli della Cgia di Mestre, Stato ed enti locali hanno messo in cascina fieno per oltre 54,5 miliardi e, di questi, quasi 20 miliardi sono arrivati dalle casse delle imprese tra Ires (14,7 miliardi) e Irap (3,5 miliardi). Mentre dalle tasche dei lavoratori sono usciti 13,8 miliardi di Irpef a vario titolo: acconti, saldi, addizionali. Per completare il salasso sugli immobili, alla voce «Tasi/Imu» (10,8 miliardi, come accennato), bisogna aggiungere pure 1,9 miliardi di Tari, cioè il balzello sui rifiuti che ha preso il posto della Tares senza grosse differenze sul bollettino postale o sul modello F24. Per arrivare a 54,5 miliardi bisogna conteggiare, poi, 8 miliardi di Iva e 1,5 miliardi tra diritti camerali e imposte sostitutive di rivalutazione. Calcolatrice alla mano vuol dire che i 41 milioni di contribuenti, ieri, hanno pagato ciascuno circa 1.360 euro: uno stipendio mensile regalato all’ amministrazione finanziaria. Una mazzata che ha spinto il ministro dell’ Economia, in serata, a gettare la spugna: «L’ Italia ha un problema di tassazione eccessiva» e «in parte di mercato del lavoro». In mattinata era arrivato lo schiaffo dell’ Eurostat che ha svelato – ma non è una novità – che la pressione fiscale in Italia, in rapporto al prodotto interno lordo è assai più alta rispetto alla media dell’ Unione europea: 44% contro il 39,4%. Ma per Padoan i veri problemi sono «soprattutto la trasparenza della Pubblica amministrazione, la giustizia civile che costa una marea di soldi, un sistema di certezza del diritto che non viene rispettato». Segno che il titolare dell’ Economia non ha fretta di ridurre il peso delle tasse (il vero spread che zavorra la nostra economia) e di accorciare la distanza con la concorrenza europea. Al massimo, il governo Renzi promette un intervento sulla semplificazione fiscale fatto di 730 a domicilio, riassetto delle detrazioni, più sgravi per le famiglie con figli. Qualcosa dovrebbe arrivare venerdì sul tavolo del consiglio dei ministri e le brutte sorprese sono dietro l’ angolo. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio, ha escluso condoni: l’ ex presidente Anci ha fatto riferimento a eventuali colpi di spugna sui fondi che rientrano dalla Svizzera, ma in realtà, come già riferito su queste colonne, governo e Parlamento stanno lavorando a una sanatoria sui soldi in nero non espatriati, cioè il denaro contante nascosto (al fisco) nelle cassette di sicurezza o sotto il materasso. La norma verrà inserita, salvo sorprese, nel disegno di legge sul rientro dei capitali dall’ estero. Quanto alle riforme, da temere è di sicuro quella del catasto che vedrà la luce nei prossimi mesi e porterà a una rivalutazione dei valori delle case che potrebbe far scattare l’ ennesima stangata sulle famiglie. Che, come accennato, ieri hanno sperimentato per la prima volta la Tasi. E il gran debutto è andato in scena tra corse contro il tempo e code agli sportelli. Fra comuni in ritardo e comuni in regola, calcoli impossibili su aliquote e detrazioni, i contribuenti hanno avuto uno spazio di tempo troppo breve per prendere le misure con un nuovo, complesso sistema tributario che si è intrecciato alla solita raffica del «tax day». Insomma, è caos sicuro e il Codacons ha detto che la Tasi è la principale responsabile perché a un certo punto, cioè a fine maggio – quando è stato chiaro quali comuni avevano deliberato aliquote e detrazioni e quali non ce l’ avevano fatta – Caf, commercialisti e singoli cittadini hanno messo da parte tutti gli altri tributi per dedicarsi a sviscerare la giungla di prescrizioni relative all’ ultima nata. «Una situazione insostenibile con il concreto rischio che molti cittadini non riescano entro oggi (ieri, ndr) a effettuare il versamento o commettano errori» ha affermato Confedilizia. Insieme all’ organizzazione dei proprietari di case in molti hanno chiesto ai circa 2.200 comuni per i quali l’ acconto doveva essere pagato entro oggi, di rinviare il termine del versamento. Qualcuno ha deciso di rinviare, molti no. E i ricorsi fioccheranno.

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