16 Giugno 2014

Il rincaro del bollo auto Brescia lo pagherà 24 milioni

Il rincaro del bollo auto Brescia lo pagherà 24 milioni 

¦ Le riforme costano, la coperta finanziaria è stretta, l’ automobile è a… disposizione. Il Governo Renzi ha in animo di mettere mano al pacchetto auto nei prossimi giorni. Oltre all’ accorpamento delle due banche dati Aci-Pra e Motorizzazione Civile, sul tavolo del Consiglio di ministri potrebbe arrivare, ed essere approvata, la proposta di rincarare del 12 per cento il bollo auto, diventata negli anni «tassa di proprietà». Il conto sarà pesante e per Brescia equivarrà ad un salasso di circa 24 milioni di euro. Un importo considerevole da «girare» al piano scuola, oppure al riequilibrio dei conti per il pur meritevole taglio dell’ Irap per le imprese. All’ importo di 24 milioni ci si arriva incrociando due dati: il parco circolante della nostra provincia, che è di poco più di 750 mila automobili, e la media dell’ importo del bollo pagato dagli automobilisti, che il Codacons stima in 265 euro. Una semplice moltiplicazione ci fornisce il totale medio annuo pagato a Brescia e provincia: più di 199 milioni di euro. Ecco allora che, in base ad una stima del tutto prudenziale (in linea con quella del Codacons, che calcola un’ elevata percentuale di utilitarie), arriviamo ai 23 milioni che potrebbero essere richiesti in aggiunta ai possessori bresciani di una o più autovetture. Una cifra considerevole che, peraltro, non prende in considerazione autocarri, autobus e moto. Se, come probabile, scatterà l’ aumento, ancora una volta l’ automobile sarà di fatto considerata un bene di lusso e non uno strumento di mobilità e di lavoro. Un bene sul quale è anche facile «intervenire» dimenticando, ad esempio, che «semplicemente» ri correndo alla stazione appaltante unica per le forniture di beni e servizi al sistema pubblico, si potrebbero risparmiare circa 30 miliardi di euro l’ anno. Facile, no? In attesa che si metta mano a questa ed altre voci di spreco, sull’ autosi continuano apagare conti salati: le accise su benzina e gasolio tengono ancora conto della guerra di Abissinia, della tragedia del Vajont e di un rinnovo contrattuale a favore dei ferrotranvieri. L’ automobile, quindi, è un «superfluo utile» sul quale fare leva, in modo diretto o indiretto, ogni volta che lo Stato deve affrontare un impegno straordinario. E non parliamo di «supercar», peraltro in via di estinzione sulle nostre strade da quando sono scattate le verifiche fiscali, ma semplicemente di automobili, utilitarie o medie, che tra l’ altro sono spesso strumento insostituibile per molti pendolari. Torniamo quindi alle stime del Codacons (che, ricordiamo, è un’ associazione di consumatori). Secondo la tabella che pubblichiamo in questa stessa pagina, un’ utilitaria ha un costo di esercizio medio di 4mila euro annui. Una cifra corposa alla quale molte famiglie non possono più fare fronte. Viene il sospetto che qualcuno abbia in animo di istituire il bollo bici. In Italia non sarebbe una novità: a fine Ottocento i Comuni vennero autorizzati ad imporre tasse sui velocipedi. Claudio Venturelli Eccole accise applicate alla benzina. Guerra in Abissinia (1935); crisi di Suez (1956); Vajont (1963); alluvione Firenze (1966); terremoti Belice (1968), Friuli (1976), Irpinia (1980); missione in Libano (1983) e Bosnia (1996); contratto autoferrotranvieri (2004); conservazione beni culturali (2011); emergenza emigrati (2011); alluvione in Liguria e Toscana (2011); decreto Monti (2011).
 
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