8 Giugno 2014

Cencetti: gli affari con i colossi “rossi”

Cencetti: gli affari con i colossi “rossi”

di Carlo Gregori Tutto ruota intorno a Stefano Cencetti e agli affari che faceva quando occupava la poltrona di direttore generale del Policlinico sia per quanto riguardava le sue mansioni e i suoi poteri – quindi, appalti e consulenze – sia le sue attività di convegni e consulenze che transitavano nella sua onlus Hfm con conseguenti sospetti di corruzione, tangenti e sponsorizzazioni fasulle. Con lui i principali indagati sono sei dirigenti ospedalieri – non di area medica, prevalentemente tecnici e amministrativi – che in qualche modo dovevano seguire e avallare i suoi progetti e i suoi appalti. Più una psicologa che avrebbe fatto da tramite con un collega che avrà poi una serie di consulenze e un contratto triennale (oggi sciolto) per il progetto di formazione ministeriale dedicato al benessere, attraverso convegni e analisi. Il benessere torna come tema di un convegno di due giorni al quale collaborò il Policlinico dell’ era Cencetti con la Fondazione “Marco Biagi”. E Cencetti fece ottenere più di 200mila euro di contributi alla “Marco Biagi”, fondazione privata, per alcuni borsisiti, l’ ultimo dei quali ad essere stato scelto era una sua parente perugina. Tra gli indagati dell’ inchiesta risulta anche il professore associato della facoltà di Economia che all’ epoca era responsabile della scuola di dottorato. Quindi colui che si interfacciava con il Cencetti contributore di denari pubblici destinati inizialmente alla sanità. Si aggiunge una serie di indagati per ora marginali o minori perché l’ ambito dell’ inchiesta è in espansione. Tutto pare nato da una costola dell’ indagine iniziale su Cardiologia. Cencetti, in quanto direttore generale dello staff della professoressa Maria Grazia Modena, era “attenzionato” dai Nas e da qui sono emersi alcuni episodi poco chiari. A questi si sono aggiunte le segnalazione fatte nella primavera del 2011 da Codacons, Pdl (anche in Parlamento) e da M5S in Regione che puntavano improvvisamente il dito sulla figura di Cencetti, direttore generale di un ospedale, che aveva molto tempo per organizzare convegni (e prendervi parte come relatore) sponsorizzati da alcune aziende che avevano vinto il Global Service, il cosiddetto Appaltone, maxi appalto da 130milioni di euro con sconto del 5% (ribasso) della durata di 8 anni: gli sponsor della Hfm, la sua onlus che organizzava i convegni, erano proprio Coopservice e Servizi Italia, “coop rosse” di primo piano. La prima, in quei giorni, rappresentata da quel Wainer Reggiani che anni prima, quando era presidente della coop La Generica, aveva patteggiato al termine dello scandalo dei finanziamenti occulti al Pds sempre attraverso false sponsorizzazioni (in quel caso sportive). Con lui, stessa coop, Roberto Olivi; ma il suo legale assicura che non è indagato. Secondo la Procura, il direttore commerciale del Ccc Giorgio Benedetti è coinvolto in un caso di corruzione con Cencetti: 200mila euro di “stecca” per un affidamento di lavori di manutenzione edile e impiantistica dell’ edificio ospedaliero della durata di nove anni che sarebbe illegittimo. I magistrati guardano dentro l’ Appaltone, certo, ma pare chiaro che la loro attenzione va a quella serie di appalti in più e in deroga che venivano fatti. L’ Appaltone prevedeva infatti la possibilità di fare appalti in deroga che non superassero i 3,5 milioni all’ anno; ogni appalto non doveva superare i 200mila euro. Per questi Cencetti dava indicazioni al suo staff di dirigenti di istruire appalti con affidamento diretto. Una formula che a volte veniva riformulata in altri tipi di appalti. Il più importante di questi era la “buca”: quel cratere enorme dietro il bar del Policlinico nel quale Cencetti voleva costruire il cosiddetto “edificio di trasferimento”; una struttura per accogliere i degenti durante le ristrutturazioni da utilizzare in un futuro per laboratori. I lavori furono affidati al colosso Ccc che a sua volta lo girò alla Cmb ma non andarono mai oltre la “buca” che si vede ancora e il nuovo dg Licia Petropulacos risulta aver sempre sistemato i degenti dentro l’ ospedale. Pare infatti che la “buca” fossa progettata sul percorso dei vigili del fuoco e che per raccordarla con il Policlinico servisse un ponte… Poi c’ è una pletora di appalti, contratti e affitti che Cencetti decideva senza dover chiedere pareri ai medici sui quali i magistrati fanno accertamenti. C’ è la Biobanca, una banca di tessuti conservati a -80° per essere studiati da ricercatori di specifiche patologie. Nel giugno 2011 la biobanca fu inaugurata con il suo principale sponsor, la Fondazione cassa (era presente Andrea Landi) con una donazione di 700 mila euro: non è ancora a pieno regime. C’ è la “penna digitale”, complesso sistema di monitoraggio delle apparecchiature in sala chirurgica che debuttò a Forlì proprio con la Petropulacos e poi fu annunciato da Cencetti per il Policlinico: la convenzione con un’ azienda di forniture e assitenza di macchinari mai sviluppata. Poi c’ è la vicenda degli armadi informatici: due apparecchiature per dispensare le dosi dei medicinali prese a noleggio: una è rimasta imballata in magazzino e l’ altra è stata montata e sottoutilizzata; entrambe sono state in seguito restituite. Infine c’ è l’ impianto di trigenerazione affidato con appalto alla Cpl di Concordia: in questo caso è indagato un manager, Nicola Verrini, già finito dentro l’ inchiesta sulla corruzione all’ Ufficio tecnico di Castelfranco e poi “archiviato”.

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