6 Giugno 2014

Meno cari i mutui variabili ossigeno a famiglie e imprese

Meno cari i mutui variabili ossigeno a famiglie e imprese

GLI EFFETTI ROMA È difficile dire quando arriveranno gli effetti delle nuove misure choc promosse dalla Bce. È lo stesso Mario Draghi ad ammetterlo: «Forse tra 3-4 trimestri» si potrà fare un bilancio su gli Ltro. Ma una cosa è certa: in attesa di verificare nel tempo i risultati dell’ allarga-prestiti studiato a Francoforte, c’ è da mettere in conto qualche ritocco positivo sul costo dei mutui, ma anche una limatura sui rendimenti di depositi e polizze. Ma partiamo dai mutui. Perchè è proprio sulle rate da pagare a fine mese che si potrà vedere un beneficio, seppur minimo, visto l’ importo limitato della manovra sui tassi (dallo 0,25% allo 0,15%). Certo, va ricordato che i risparmi si possono calcolare solo sui mutui a tasso variabile in corso, mentre per quelli a tasso fisso il beneficio è riservato ai nuovi prestiti. Ma in base alle prime elaborazioni del Codacons, il risparmio dovrebbe andare dai 72 euro all’ anno per chi ha un mutuo da 100.000 euro a 30 anni, fino ai 96 euro per un mutuo da 150.000 euro a 25 anni. Non saranno però in molti a contare i benefici. Perchè va anche ricordato che in realtà mutui ancorati al tasso Bce rappresentano soltanto una fetta marginale dell’ intero stock (si parla di circa l’ 1%). La gran parte dei prestiti per la casa segue invece l’ andamento dell’ Euribor e dell’ Eurirs, gli indici ad hoc per le transazioni tra banche. In questo caso, il taglio di Draghi è destinato a produrre leggeri assottigliamenti ma anche questi due valori sono già a livelli minimi vicini allo zero, e si parla di una riduzione allo 0,10% per l’ Euribor nei prossimi mesi. Senza contare che il meccanismo di trasmissione non è affatto immediato. Il taglio della Bce dovrebbe però avere effetti positivi sugli spread dei mutui, vale a dire l’ aliquota applicata dalle banche. Tanto che le previsioni parlano di spread applicati dalle banche appiattiti sotto il 2% nei prossimi mesi per chi un mutuo deve ancora chiederlo. Per chi invece ha il prestito-casa già nel bilancio familiare (e soprattutto risale ai tempi più duri della crisi) può risultare più conveniente l’ opzione surroga, nella prospettiva di uno spread ancora più leggero. Per quanto riguarda i prestiti al consumo, la riduzione del tasso della Bce avrà pochi effetti visto che solitamente i finanziamenti sono a tasso fisso e vengono influenzati solo in minima parte dal costo del denaro. Rendimenti sempre più al lumicino, invece, per i piccoli risparmiatori con in portafoglio conti deposito e polizze. Certo, si tratta di riduzioni minime, quasi ininfluenti. Ma comunque penalizzanti in un sistema di tassi da tempo appiattivi verso lo zero. Automatico poi l’ ulteriore calo dei rendimenti delle obbligazioni. Quanto alle nuove operazioni Ltro in cantiere, dovrebbero avere l’ effetto di allargare le maglie del credito a imprese e famiglie. E uguale obiettivo dovrebbe avere la scelta di rendere negativi i tassi dei depositi Bce. Perchè se alle banche non converrà più depositare il denaro a Francoforte dovrebbero riaprire i rubinetti a imprese e famiglie. Il condizionale è d’ obbligo per due motivi. Il primo è che dopo la mossa analoga fatta dalla banca centrale danese già nel 2012 la crescita dei prestiti al settore privato è stata modesta (anche se qualcuno dà la colpa alla mancanza di domanda e non di offerta). Il secondo motivo è che probabilmente le banche aspetteranno che sia chiuso il dossier degli stress test Bce prima di cambiare passo sui prestiti. R. Amo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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