La rabbia su Facebook «Un sistema marcio Venezia se ne liberi»
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fonte:
- Il Gazzettino
«Non si tratta di una responsabilità individuale ma di un sistema marcio e corrotto che deve essere estirpato dalla città, sia attraverso un approfondimento dell’ attività giudiziaria, ma soprattutto attraverso la risposta politica della cittadinanza che oggi deve essere chiamata alla responsabilità e al cambiamento». Così Venessia.com ha affidato alla rete i commenti in diretta della notizia che ha fatto tremare Venezia. L’ associazione attiva su Facebook ha preso atto “con soddisfazione dell’ operazione svolta dalla Magistratura con la GdF che ha decapitato in un solo giorno metà dei vertici politici locali e regionali di entrambi gli schieramenti politici”, pur nella convinzione che si tratti dello specchio “di una situazione molto più grave di quanto i cittadini si potevano immaginare, che merita di essere approfondita e analizzata”. E il popolo dei social network è pronto a seguire sugli smartphone gli sviluppi delle indagini. Tutta la città si è sbizzarrita nel commentare la notizia: come Italia Nostra che ha denunciato “non sono mai state ascoltate le nostre denunce sulla scelta del progetto del Mose e del metodo, ora si ripropone un sistema identico per le grandi navi”. Il movimento Ambiente Venezia sottolinea che le indagini “sveleranno le coperture e connivenze di una politica sempre più distante dai reali interessi e controlli pubblici” e si meraviglia perchè “si persevera e si proseguono i lavori alle bocche di porto senza alcuna pausa di riflessione volta a bloccare prima e riconvertire conseguentemente il sistema Mose”. Il movimento consumatori Adico, invece, annuncia la costituzione di parte civile tramite il presidente Carlo Garofolini visto che si tratta di “un’ opera pubblica che ha cambiato per sempre i connotati del nostro territorio e quale sarà l’ entità reale del danno anche questo probabilmente lo sapremo presto”. Stessa posizione del Codacons, il cui presidente Carlo Rienzi ricorda che 10 anni fa “furono portate all’ attenzione della magistratura alcune violazioni commesse nella procedura di approvazione del Mose, denunciammo l’ assenza della valutazione di impatto ambientale indispensabile per opere di questa portata e l’ immane spreco di soldi pubblici che il Mose avrebbe comportato senza risolvere il problema dell’ acqua alta”. Diverso il punto di vista dei sindacati: Gerardo Colamarco della Uil Veneta si augura che l’ inchiesta “non metta in discussione la realizzazione delle grandi opere”, Roberto Montagner, segretario generale della Cgil considera il sistema di corruzione a Venezia come uno “sfregio” alla città, che va estirpato e invita a mettere in atto misure preventive per garantire trasparenza e legalità negli appalti. “In particolare l’ arresto del commissario straordinario per il recupero territoriale e ambientale di Porto Marghera Giovanni Artico non può paralizzare il blocco delle bonifiche” e si appella al presidente del Consiglio perchè sia data continuità. Infine il rappresentante di Usb Giampiero Antonini chiede che vengano affrontate in maniera trasparente tutte le questioni all’ ordine del giorno della città, dal Casinò al bilancio del Comune, dal trasporto pubblico ai servizi sociali. © riproduzione riservata.
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