Padoan: Ue, un premio a chi fa le riforme
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- Avvenire
ROMA È riuscito a scatenare qualche minuto di panico, Pier Carlo Padoan, quando si è detto favorevole ad un «graduale aumento » dell’ età pensionabile. Una frase che il ministro dell’ Economia ha detto durante il Festival dell’ economia di Trento, ma con riferimento non alla situazione italiana bensì alla recente decisione della Germania di diminuire i requisiti per accedere all’ assegno. «In Italia l’ età pensionabile è già indicizzata alle aspettative di vita», ha dovuto chiarire poco dopo Padoan per spazzare via le preoccupazioni. L’ Italia è al momento uno dei Paesi in cui si lavora più a lungo in Europa. Al di là dell’ equivoco sulle pensioni, l’ intervento del ministro del Tesoro a Trento ha chiarito la strategia dell’ Italia sui conti pubblici alla vigilia del semestre di presidenza Ue: da un lato Padoan chiede «un differente profilo di bilancio» per i Paesi che realizzano le riforme strutturali (in soldoni: flessibilità sul rapporto deficit/ Pil); dall’ altro il titolare dell’ Economia assicura che l’ Italia proseguirà su un sentiero di «credibilità e serietà ». Il problema, spiega, è che in Europa c’ è «insufficiente fiducia» tra governi, e dunque l’ Italia deve lavorare su corruzione e riforme. In particolare, cruciale è quella della Pubblica amministrazione. A Trento, il ministro ha incassato l’ endorsement dell’ ad Fiat Sergio Marchionne («Padoan è uno degli assi nella manica di Renzi…»), ma si è riservato anche qualche puntura. Alla Rai ha ricordato che deve partecipare alla spending review, e ha bollato come «provocazione » l’ accusa di qualche presente di ‘subalternità’ rispetto al Lingotto. Ha difeso inoltre la Ragioneria dello Stato, il cui rapporto con Palazzo Chigi non sembra serenissimo: «Lo staff della Ragioneria è di altissimo livello. Se le domande sono fatte in modo energico, e il mio capo (Renzi, ndr ) è energico, le risposte arrivano ». In riferimento alle polemiche sulla Tasi, Padoan parla di un aumento «atteso» ma «apparentemente gigantesco» sino a quando i comuni non faranno le loro scelte. Sulla crescita del Paese, Padoan ha confermato che il dato «drammatico» è il crollo della produttività, al quale si risponde con un più significativo taglio del cuneo fiscale alle imprese. Parole non casuali, visto che il Tesoro avrebbe preferito un più deciso taglio dell’ Irap al bonus in busta paga. Se ne ha conferma quando, scherzosamente, Padoan rinvia a Renzi (presente oggi a Trento) la domanda su «ricette miracolose» per riattivare l’ occupazione. Quanto agli 80 euro, il ministro assicura che per il 2015 le risorse ci saranno, e allo stesso tempo scongiura l’ ipotesi di manovra correttiva («Ci aspettiamo miglioramenti sulla finanza pubblica»). Proprio il ‘plus’ in busta paga ha aperto ieri una discussione tra addetti ai lavori: secondo Federconsumatori si può produrre un più 0,5 di Pil, e per Confesercenti mette in giro 3,1 miliardi. Per Codacons invece non bastano a far ripartire i consumi e Federalberghi ne denuncia l’«inutilità» perché il ponte del 2 giugno non si annuncia positivo. (M.Ias.) © RIPRODUZIONE RISERVATA
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