Concordia, via all’ apertura casseforti
-
fonte:
- il Tirreno
di Pierluigi Sposato GROSSETO Sta per cominciare la parte finale dell’ operazione casseforti della Concordia. Al termine dell’ udienza di martedì il Tribunale ne ha ordinato l’ apertura e la restituzione dei beni alla Costa e quindi ai proprietari. E adesso, a Talamone dove sono custodite, dovrà iniziare la fase di apertura. O meglio di “rottura”, visto che non è più possibile aprire con il badge questi piccoli forzieri (30 per 20 centimetri, più o meno) che costituivano la dotazione di circa 800 delle camere complessive a bordo. Ma non sono state recuperate tutte, perché molte cabine sono ancora sott’ acqua. La guardia costiera e Titan Micoperi ne hanno prelevate nei mesi scorsi poco più di 430, di cui circa 200 aperte e senza contenuto. Quelle chiuse sono altrettante o poco più, quindi. Tutte sono state catalogate e appena arriverà il provvedimento del Tribunale saranno aperte. Di queste non ve n’ è alcuna che fa parte della dotazione interna di Costa Crociere. Sono una trentina le richieste dei passeggeri che intendono rientrare in possesso dei beni che avevano riposto all’ interno. Intanto, dopo la ultima coppia di udienze, torna a parlare il comandante Francesco Schettino. E lo fa per contestare le parole del sostituto procuratore Stefano Pizza che aveva definito un «regalo» all’ imputato la richiesta di sospensione del processo da parte di Codacons: «Non ho ricevuto nessun regalo dal Codacons – ribatte il comandante – L’ associazione codacons,al servizio dei consumatori e della tutela dei trasporti, dimostra costantemente di avere esclusivo interesse ad ottemperare al suo ruolo. L’ accertamento dei fatti, alla base del procedimento giudiziario, è obiettivo comune delle parti convolte, pertanto qualora le parti trovino convergenza nelle eccezioni e nelle richieste fatte, si tratta di un atto finalizzato al raggiungimento del suddetto scopo comune anche alla difesa». Schettino mette poi l’ accento su un’ altra questione: «Dall’ udienza di martedì è emerso un fatto importante: la falsa testimonianza resa dall’ ingegner Paolo Parodi che era a conoscenza del dato da me fornito all’ unità di crisi dei 3 compartimenti allagati almeno due ora prima di quanto da lui sostenuto. Alla luce delle contraddizioni contenute nelle deposizioni dei testi e riscontrabili nella scatola nera,nell’ ottica dell’ accertamento della verità sarebbe dunque opportuno il confronto diretto tra le testimonianze». E infine la questione droga-alcol: «Alla luce delle mie pregresse esperienze che mi hanno fatto intraprendere azioni disciplinari nei confronti di coloro che facevano uso di sostanze stupefacenti resta un enorme interrogativo: perché il test antidroga cui sono stato sottoposto nell’ immediato dell’ incidente non è stato esteso anche agli altri componenti il team di plancia, tutti rinviati a giudizio?» ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- TRASPORTI
