I contratti non si firmano i salari restano al palo
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fonte:
- L`Unità
A proposito di retribuzioni. Se salgono, pur di poco, il merito è tutto di quelle del settore privato, che registrano un incremento tendenziale dell’ 1,6%, mentre per gli stipendi della pubblica amministrazione la variazione è nulla. Poi c’ è la partita contratti. Sempre alla fine di aprile, i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 38,4% degli occupati dipendenti e corrispondono al 37,6% del monte retributivo osservato. L’ attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 28,3 mesi per l’ insieme dei dipendenti e di 14,5 mesi per quelli del settore privato. Tra i contratti monitorati dall’ indagine, il mese scorso è stato recepito un solo accordo e nessuno è scaduto: la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 61,6% nel totale dell’ economia e del 50,3% nel settore privato. Per i sindacati, i dati Istat confermano che la situazione dei lavoratori resta molto difficile e in particolare quelli dei dipendenti pubblici, i cui contratti sono bloccati dal 2010. «Quello che non è accettabile è far finta di niente – sostiene Antonio Foccillo della Uil – Bisogna ripartire con un progetto condiviso che ridia all’ economia un nuovo sviluppo e bisogna rinnovare i contratti, a partire da quelli del pubblico impiego, dove il governo è il datore di lavoro». Il ministro del Lavoro, Giuliano Polet ti, interviene intanto parlando della legge delega sul lavoro: «Le cose che stiamo facendo sono già dentro la legge delega, avviata alla discussione in Parlamento – dice – Penso che entro l’ estate sarà approvata in Senato. Poi c’ è il passaggio alla Camera e credo che entro fine anno possa essere approvata. Lì c’ è un corposissimo piatto che riguarda il cambiamento degli ammortizzatori sociali, i contratti e la costruzione, per noi decisiva, di un’ agenzia nazionale per il lavoro, che serve per passare dalle politiche passive, cioè dagli incentivi e casse varie, a una logica più attiva di sostegno e supporto per chi cerca lavoro». Al momento, con dati occupazionali allarmanti, retribuzioni e contratti (pubblici soprattutto) al palo, la situazione non può che continuare a zavorrare i consumi: secondo l’ Istat, infatti, le vendite al dettaglio sono diminuite a marzo del 3,5% annuo. Particolarmente negative le vendite di prodotti alimentari che segnano una flessione del 6,8%, la peggiore dall’ inizio delle serie storiche nel 1995. Le vendite di prodotti non alimentari calano invece dell’ 1,5%. Su base mensile, l’ indice scende dello 0,2%, mentre nella media del trimestre gennaio -marzo 2014 registra una riduzione dello 0,3% nei confronti dei tre mesi precedenti. Per Federconsumatori e Adusbef, la contrazione dei consumi nel settore alimentare «è un vero e proprio grido di allarme: solo in questo comparto ogni famiglia ha ridotto i propri consumi di 376 euro annui». Il Codacons sottolinea che tutti gli indicatori economici ci dicono che i consumi delle famiglie sono in costante calo nel 2014, «a dimostrazione che la ripresa è ancora molto lontana».
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