22 Maggio 2014

“Chicco di grano”, interrogazione dei consiglieri Liviano e Capriulo

“Chicco di grano”, interrogazione dei consiglieri Liviano e Capriulo

Dubbi dei consiglieri Liviano e Capriulo su una cooprrativa sociale che avrebbe modificato la propria attività, passando da struttura educativa per minori a riabilitativa per soggetti portatori di handicap. Non solo, i due consiglieri avanzano anche perplessità per la presenza nella cooperativa di una persona che ha riportato una condanna in primo grado per reati contro il patrimonio. Tutto questo è contenuto in una interrogazione risolva a sindaco e assessore ai servizi sociali sul centro diurno socio educativo e riabilitativo denominato “Chicco di grano”. I due consiglieri sottolineano che «il 20 giugno 2011 la cooperativa sociale “Pam Service” di Taranto chiedeva l’ autorizzazione per l’ apertura e il funzionamento della struttura educativa denominata “Chicco di grano 3” ubicata in viale Jonio a San Vitoper l’ accoglienza di n. 10 minori più posti per le emergenze di eta`compresa tra 3 e 18 anni; in data 28/09/2011 veniva effettuato apposito sopralluogo in seguito del quale la commissione di controllo esprimeva verbale di rilascio dell’ autorizzazione. Il 15 febbraio 2012 il Comune di Taranto autorizzava l’ apertura ed il funzionamento della comunità. Il 24 gennaio 2013 il legale rappresentata della coop. Sociale “Pam service” avanzava richiesta di autorizzazione all’ esercizio di un centro diurno socio educativo e riabilitativo sito in viale Jonio». La ricostruzione dei due consiglieri comunali prosegue: «Il 30 gennaio 2013 veniva effettuato sopralluogo in seguito del quale la commissione di controllo esprimeva verbale di rilascio dell’ autorizzazione per l’ apertura ed il funzionamento della centro diurno socio educativo e riabilitativa “chicco di grano 3”. Poi il 4 febbraio 2013 il Comune di Taranto autorizzava l’ apertura ed il funzionamento della comunita` educativa “chicco di grano 3” destinata al centro diurno socio educativo e riabilitativo; il 24 aprile 2013 la giunta comunale esprimeva la volonta` di affidare, quale atto d’ indirizzo, alle coop sociali di tipo B il servizio di centro diurno socio educativo e riabilitativo tramite stipula di convenzione; il 15 maggio 2013 la Giunta rettificava la delibera decidendo di affidare alla coop sociali di tipo A (e non piu’ di tipo B) il servizio centro diurno socio educativo e riabilitativo. Il 2 luglio 2013 la cooperativa sociale Pam Service veniva iscritta nel registro regionale delle strutture avendo ottenuto autorizzazione definitiva all’ esercizio di tale attivita`. Il 17 luglio 2013 veniva approvata la tariffa giornaliera per i centri diurni socio educativi e riabilitativi, fissati in euro 52, unitamente alle tabelle contributive per quanto attiene la quota sociale; il 7 ottobre 2013 la giunta comunale approvava lo schema di convenzione con cooperative sociali per l’ apertura di un centro socio educativo e riabilitativo nel comune di Taranto». Quindi, ricordano Liviano e Capriulo, «il 29 novembre 2013 il Comune di Taranto stipulava con la cooperativa Pam Service una convenzione per prestazioni socio educative e riabilitative in favore di persone con handicap. ». Inoltre, sottolineano i due consiglieri, «come apparso sugli organi di stampa, e come riferitoci da numerosi cittadini, tra i responsabili della cooperativa sociale Pam ci sarebbe una persona già accusata e condannata in primo grado di giudizio per reati contro la pubblica amministrazione». tion ed attraverso un’ associazione far qualcosa per muovere le acque e sopprimere il controsenso. Peraltro una delibera della Corte Costituzionale a proposito è stata impugnata ed il Codacons invita i cittadini ad agire contro o fare con loro un’ azione comune con spese che risulterebbero risibili. Lo hanno detto anche la Corte dei Conti e l’ Unione Europea, che si sono pronunciati a tal proposito, come d’ altronde è recente la lotta per non pagare il canone Rai: hanno accolto la rimostranza emanando una sospensiva sui pagamenti. Ieri nella conferenza del Codacons e Taranto Futura si è parlato anche della controversa vicenda di Cimino. Russo e Boschetti hanno sottolineato che «il programma elettorale del sindaco Stefàno prevedeva che Cimino non dovesse essere oggetto di varianti e quindi di estensioni. Il tutto poi è stato in seguito ribadito in consiglio comunale (con delibera 65 del 2007), ma poi è accaduto di recente che l’ amministrazione comunale sia venuta meno alla delibera stessa ed abbia redatto un progetto di riqualificazione». La decisione (meramente politica) ed il dietrofront sono assolutamente incompatibili con le previsioni urbanistiche di quella zona periferica, in quanto erano basate sul presupposto che Taranto in futuro potesse accogliere 360 mila abitanti, mentre oggi ce ne sono 195 mila, col sussistere peraltro di un forte decremento demografico. «Stefàno aveva promesso di “non estendere” la città, che di per sé da Lido Azzurro a Leporano è lunga 20 km – ha spiegato l’ architetto Carlo Boschetti, anche perché si sarebbero innescati al contrario dei problemi di ecosostenibilità ed inoltre una maggiore estensione avrebbe comportato un maggior esborso di denaro pubblico per la manutenzione delle strade, per la illuminazione, per il servizio Amat che costa 4,50 euro a km, ed infine per il servizio Amiu. Costi esosi che l’ ente civico non poteva e non può permettersi. L’ ampliamento avrebbe sottratto 88 ettari di suolo, in contrasto con ciò che aveva stabilito il Dpru e ciò che era nel Prg».
 

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