19 Maggio 2014

Un mese alla scadenza E la Tasi è ancora rebus

Un mese alla scadenza E la Tasi è ancora rebus
Delrio: «In settimana si chiarisce se c’ è la proroga Ma i Comuni fissino le aliquote alla svelta»

Maledetta tassa sulla casa si direbbe. Sì perché qualunque formula prenda il tributo che colpisce il bene più amato dagli italiani, il mattone, finisce per creare ansia e confusione in chi quella tassa vuole pagare. Succede anche per la Tasi, la tassa che ha sostituito l’ Imu sulla prima casa (sulla seconda è rimasta simile a quella introdotta da Monti) e che comprende oltre l’ imposizione sull’ abitazione anche un contributo sui servizi indivisibili (illuminazione pubblica ad esempio). Semplice da dire, complicato da fare perché come spesso accade quando si introducono nuove gabelle la fase di avviamento è la confusionaria. Questa voltala colpa ricade però sui Comuni, i soli beneficiari del gettito Tasi. Piangono miseria e chiedono fondi spesso anche dopo dissennate gestioni finanziarie. Ma ora non riescono a fissare con una delibera, dunque un semplice atto amministrativo le aliquote per il calcolo della tassa. Hanno tempo fino al 23 maggio dunque pochi giorni, ma finora solo circa mille comuni hanno fissato i parametri. La risposta dell’ inerzia è chiaramente attribuibile alla lentezza endemica delle decisioni politiche e tecniche. Ma secondo i più maliziosi sarebbero le elezioni europee a motivare la lentezza. La gran parte delle municipalità, infatti, ha necessità di aumentare le tasse sulla casa, pena il default, ma è difficile dirlo ai concittadini elettori una settimana prima della tornata elettorale che pur non spostando nulla dal punto di vista del parlamento nazionale è pur sempre un test importante anche per la politica nazionale. Dunque meglio non irritare gli elettori visto che Grillo e la protesta sono in agguato. Il problema è che se il comune non incassa è lo Stato che anticipa e vista la situazione dei conti e soprattutto della liquidità nei conti del Tesoro, versare ai Comuni qualche miliardo di euro in attesa di recuperarlo a fine anno è cosa non gradita. Ieri anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ha battuto i pugni sul tavolo. Per la prima applicazione della Tasi «bisogna che i cittadini abbiano pazienza con i comuni e i sindaci». Intanto «invitiamo le amministrazioni comunali a decidere alla svelta. La settimana prossima faremo chiarezza sulle scadenze. È l’ inizio di una fiscalità che non cambieremo». Una tirata d’ orecchi ai primi cittadini che non dirada l’ incertezza sul pagamento sospeso tra il caos e la possibile proroga del pagamento al 16 settembre. In settimana è previsto anche un vertice tra governo e Anci per trovare una soluzione che trovi una mediazione tra i municipi virtuosi che hanno fissato i parametri per pagare e le «pecore nere». In attesa è ancora una caos in Italia sul fronte dei pagamenti fiscali. Ad affermarlo è stato ieri anche il Codacons «Ad oggi – ha denunciato il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi- non solo la maggioranza dei Comuni, circa 7mila, non ha ancora deciso l’ aliquota da imporre, ma addirittura non si conosce la scadenza certa entro cui gli italiani dovranno effettuare il pagamento della prima rata». Addirittura, aggiunge Rienzi, «potrebbe determinarsi una situazione surreale: i cittadini residenti nei comuni che hanno deliberato le aliquote costretti a pagare subito, quelli che vivono nei comuni ritardatari in altra data, con evidente ingarbugliamento della procedura e disparità di trattamento tra contribuenti». Tale situazione, rileva, determina un generale clima di incertezza, al punto che un cittadino su due ancora non ha capito cosa è la Tasi o non sa dire entro quando sarà tenuto a pagarla. «Ancora una volta la Pubblica Amministrazione è deficitaria nei confronti dei contribuenti – ha concludso Rienzi – contribuenti ai quali lo Stato chiede sforzi economici e il pagamento delle tasse senza però fornire elementi certi per adempiere i propri doveri». In tutto questo non va dimenticato l’ allarme dei Caf che rischiano di essere presi d’ assalto dai contribuenti in mancanza di informazioni chiare sui pagamenti.

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