15 Maggio 2014

Debito pubblico, nuovo record a 2.120 miliardi

Debito pubblico, nuovo record a 2.120 miliardi

ROMA Vola a un nuovo massimo storico il debito pubblico italiano a marzo, mentre le entrate tributarie sono state solo lievemente superiori rispetto all’ anno scorso. E con l’ obiettivo di far cassa, il Consiglio dei ministri di venerdì dovrebbe approvare in via definitiva il decreto che darà il via libera alle privatizzazioni, fra cui quella di Poste. Il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato a marzo di 12,8 miliardi, raggiungendo il record di 2.120 miliardi di euro da 2.107,2 miliardi di febbraio, secondo quanto riportato dal supplemento al bollettino statistico di Bankitalia. Le entrate tributarie nello stesso mese sono invece aumentate su base annua di appena il 5,8%, a 27,6 miliardi da 26 miliardi di marzo 2013. «La politica delle tasse e degli interventi lacrime e sangue, attuata dagli ultimi governi, non è servita e non ha prodotto alcun risultato utile sul fronte del debito», afferma il Codacons, sottolineando quindi il fallimento dell’ austerity. Federconsumatori ed Adusbef chiedono di vendere le riserve auree di Bankitalia, disboscare la giungla di Authority, favorire la concorrenza, combattere la corruzione e «ridare così fiato all’ economia e speranze ai giovani disoccupati e precari». Nel dettaglio, spiega Via Nazionale, l’ incremento del debito è stato inferiore al fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (17,8 miliardi), per effetto principalmente del decremento di 2,7 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (pari a fine marzo a 62,1 miliardi; 45,9 a marzo del 2013); l’ emissione di titoli sopra la parità, l’ apprezzamento dell’ euro e gli effetti della rivalutazione dei Btp indicizzati all’ inflazione (Btpi) hanno contenuto l’ incremento del debito per 2,3 miliardi. Mentre il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 13,6 miliardi, quello delle amministrazioni locali è diminuito di 0,9 miliardi e quello degli enti di previdenza è salito di 0,1 miliardi. Intanto, secondo indiscrezioni, il governo starebbe studiando un Piano B nel caso in cui dovesse slittare la quotazione di Poste in Borsa quest’ anno: una quota potrebbe essere venduta a Cassa Depositi e Prestiti «lasciando poi a quest’ ultima, in una fase successiva, il compito di collocare in Borsa il pacchetto». Buone notizie per il governo e le casse del Tesoro arrivano però dal fronte dei titoli di Stato. Per il nuovo Btp a 15 anni con scadenza marzo 2030, sono stati infatti raccolti ordini superiori ai 20 miliardi di euro, per un collocamento che porterà sul mercato 7 miliardi di euro di nuovi titoli di Stato, con un tasso di interesse del 3,5%.
 

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