Consumi, timidi segnali di ripresa Nel 2016 si prevede un +1%
-
fonte:
- Quotidiano di Sicilia
Modesti segnali di ripresa dei consumi: quest’ anno, dopo tre anni consecutivi di riduzione, la spesa delle famiglie dovrebbe segnare un aumento dello 0,2 per cento. Nel 2015 si prevede un ulteriore miglioramento, con una crescita dei consumi pari allo 0,5 per cento. La spesa delle famiglie aumenterebbe infine dell’ 1 per cento nel 2016. Sono le prospettive per l’ economia italiana rese note dall’ Istat. Che sia l’ effetto degli 80 euro di rimborso Irpef promesso dal governo nazionale per i redditi al di sotto dei 22 mila euro? In effetti, l’ aumento dei consumi sarebbe sostenuto da un incremento del reddito disponibile delle famiglie, spiega l’ Istat, “in parte alimentato dalle misure fiscali a favore dei redditi da lavoro dipendente”. Come si legge nel report dell’ Istituto, “nel 2014 la spesa per consumi delle famiglie italiane è prevista in lieve ripresa (+0,2 per cento) dopo tre anni di riduzione. Segnali di assestamento dei consumi privati sono comparsi nel quarto trimestre del 2013 (-0,1 per cento la caduta congiunturale), quando la componente dei beni durevoli ha registrato una variazione positiva. Negli ultimi mesi il clima di fiducia risulta in recupero, supportato dal miglioramento dei giudizi sulla situazione economica del paese e, per la prima volta da oltre un triennio, delle valutazioni sulle condizioni economiche della famiglia e sulle prospettive del mercato del lavoro. L’ aumento dei consumi sarebbe sostenuto prevalentemente da un incremento del reddito disponibile nominale, in parte alimentato dalle misure fiscali a favore dei redditi da lavoro dipendente. Il reddito disponibile è previsto crescere in misura superiore all’ inflazione al consumo e il potere d’ acquisto delle famiglie tornerebbe a migliorare per la prima volta dal 2007”.Sempre secondo l’ Istat, il tasso di risparmio si consoliderebbe intorno ai livelli registrati nel 2013, quando la propensione al risparmio per il totale delle famiglie è risultata pari a 12,9 per cento. Per quest’ anno si prevede un aumento del prodotto interno lordo pari allo 0,6 per cento in termini reali, con una crescita dell’ 1 per cento nel 2015 e dell’ 1,4 per cento nel 2016. Segnali positivi vengono dagli investimenti: ci si attende una ripresa dei tassi di crescita a più 1,9 per cento quest’ anno, che arriverebbe a più 3,5 per cento nel 2015 e a più 3,8 per cento nel 2016. Diversa invece la voce relativa alla disoccupazione, che ancora nel 2014 raggiungerebbe quota 12,7 per cento: “Una stabilizzazione dell’ indicatore – rileva l’ Istat – è prevista avviarsi nella seconda metà dell’ anno con riflessi sul 2015, anno in cui è attesa una riduzione del tasso al 12,4 per cento. Il tasso di disoccupazione è previsto scendere ulteriormente nel 2016. Le unità di lavoro si ridurrebbero dello 0,2 per cento nel 2014 per poi aumentare dello 0,6 per cento nel 2015 e dello 0,8 nel 2016”. Si tratta, naturalmente, di uno scenario denso di incertezze perché “è condizionato dalle ipotesi relative all’ evoluzione del quadro internazionale, all’ andamento del tasso di cambio, agli effetti macroeconomici delle manovre di finanza pubblica e alle condizioni di erogazione del credito e di incertezza”. Michele GiulianoConsiderazioni contrastanti tra i consumatoriQuanto peserà in questa modesta ripresa dei consumi l’ aumento di 80 euro in busta paga per i lavoratori dipendenti? Le valutazioni, in effetti, sono diverse. Per il Codacons, “la realtà è che la previsione Istat non può che essere “sballata”, dato che ci sono ancora troppe variabili da definire, a cominciare dalla Tasi che le famiglie saranno costrette a pagare e che possono annullare, in parte, l’ effetto del bonus”. Di conseguenza, afferma l’ associazione, “gli 80 euro in busta paga avranno un effetto sui consumi e sul Pil, ma questo non sarà alto, dato che il bonus non riguarda le famiglie più povere (incapienti, disoccupati e pensionati) che hanno una maggiore propensione marginale al consumo e, attualmente, è una tantum. Solo quando ci sarà la garanzia che il bonus diventerà permanente, allora le famiglie potranno fare affidamento su quei soldi e decidere di spenderli. Altrimenti, salvo non si riesca ad arrivare a fine mese, saranno destinati al risparmio”. Federconsumatori e Adusbef sono invece più ottimiste: “Dalle prime analisi appare lievemente sottostimato l’ impatto degli 80 euro in più in busta paga sui consumi nel 2014”. (mg)
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: consumi, Inflazione, Istat, spese
