Acqua, nidi e rifiuti, veri salassi ecco quanto spende una famiglia
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fonte:
- Quotidiano di Sicilia
Una famiglia “tipo” spende in media 13.879 euro. A fare i conti ci ha pensato Cittadinanzattiva che ha così distribuito le spese: 333 euro per l’ acqua, 308 per i rifiuti, 512 euro per la bolletta elettrica, 1.162 per il gas, 290 per il trasporto pubblico. A questi si aggiungono 8.184 euro per il mutuo della casa, e, per chi ha figli, 3.090 euro annuali per l’ asilo nido comunale. I dati sono stati presentati ufficialmente dallo stesso organismo di tutela dei consumatori. “La ricerca – afferma Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva – mostra la debolezza delle misure attualmente in vigore per il sostegno alla famiglia media italiana diventata sempre più, negli anni, soggetto debole, stretta fra crisi economica e un sistema di welfare non più adeguato ad una società profondamente mutata. Dai dati della ricerca si evincono misure deboli, anacronistiche e disomogenee a livello territoriale, non rappresentative delle nuove categorie di soggetti deboli, ad es. i cittadini immigrati Ci troviamo inoltre di fronte ad un forte paradosso: i cittadini sono spesso chiamati a sostenere economicamente le amministrazioni nell’ erogazione dei servizi ma ancora oggi non concorrono sistematicamente nella definizione degli stessi”. Non sono secondarie, poi, le spese sanitarie, quantificate dall’ Istat in circa 900 euro nel 2012 per farmaci e visite specialistiche, e ancora i cosiddetti contributi volontari per la scuola, in media 70 euro ad anno scolastico per ogni figlio studente. Dunque, calcolando le cosiddette spese fisse, ormai una famiglia media italiana spende circa 14.845 euro l’ anno, a cui dovrà aggiungere le spese per il cibo, l’ abbigliamento, il tempo libero, sempre più accessori. Sempre dai dati Istat 2014 risulta che il reddito familiare annuale netto è di 29.956 euro e che il 39,5 per cento delle famiglie non riesce a far fronte a spese impreviste e il 65,2 per cento non riesce a risparmiare. Il 12 per cento ha bollette arretrate, il 5 per cento è in ritardo con la rata del mutuo o dell’ affitto, il 12 per cento ancora è in ritardo con il pagamento di altri debito diversi dal mutuo. Non a caso i consumi si contraggono sempre di più. A febbraio sono rimasti letteralmente congelati, non solo per le temperature rigide: l’ indicatore dei consumi Confcommercio registra un calo dello 0,7 per cento in un anno ed una variazione nulla su gennaio confermando l’ avvio, in atto da alcuni mesi, di una fase di stabilizzazione che, però, in assenza di miglioramenti dell’ occupazione e del reddito, non riesce a tradursi in una ripresa in grado di far ripartire il ciclo economico. Crollano i consumi nei trasporti (-23 per cento), nell’ abbigliamento (-17 per cento) e nei mobili ed elettrodomestici (-14 per cento). Per il Codacons è impressionante che dal 2007 ad oggi i consumi siano diminuiti di oltre 80 oltre miliardi di euro. E’ l’ ennesima conferma del fatto che questa crisi internazionale, iniziata come crisi finanziaria, in Italia si è tradotta in una crisi di consumi. La ragione dipende dal fatto che le famiglie italiane, quando è scoppiata la crisi, erano già in difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Michele GiulianoL’ ingresso dell’ euro ha fatto perdere potere d’ acquistoIl Codacons evidenzia che l’ ingresso dell’ euro ha comportato alcuni problemi sostanziali per i consumatori: c’ è stato prima il raddoppio dei prezzi iniziato nel 2002, le tariffe locali aumentate dal doppio al triplo rispetto all’ inflazione e gli stipendi e le pensioni congelate. Il dato che più conferma questa tesi è quello drammatico dei consumi alimentari in quantità. Dopo essere già calati dell’ 1,4 per cento nel 2007, del 3,3 nel 2008, del 3,1 nel 2009, dello 0,7 nel 2010, dell’ 1,8 nel 2011 e del 3 per cento nel 2012, nel 2013 hanno avuto un crollo record del 3,8 per cento. Crollo che prosegue nel 2014 su base tendenziale. In pratica da quando è scoppiata la crisi gli italiani mangiano oltre il 17 per cento di cibo in meno, in quantità. “Ecco perché – conclude il Codacons – gli 80 euro in più in busta paga devono essere considerati dal governo solo come un primo passo rispetto ad altri 100 necessari per ridare capacità di spesa al ceto medio. Occorre una rivoluzione fiscale che, nel rispetto dell’ articolo 53 della Costituzione, sposti finalmente le tasse verso chi se lo può permettere: Iva sui beni di lusso, Imu maggiore per chi ha più di 3 case, aliquote Irpef più progressive”. (mg)
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