29 Aprile 2014

Risale la fiducia mai consumatori non ci credono

Risale la fiducia mai consumatori non ci credono

La fiducia dei consumatori risale fortemente, ma c’ è chi ne dubita, o chi semplicemente non ci crede. Del resto, è un copione al quale nei prossimi mesi dovremo abituarci, ameno che i segnali di ripresa dell’ economia comincino col diventare evidenti anche nella quotidianità dei cittadini italiani. Capita così che l’ Istat certifichi delle significative tendenze positive, come accaduto ieri, ma che i numeri vengano accolti con un diffuso scetticismo legato, appunto, al perdurare di molte emergenze nella vita di tutti i giorni. In particolare, ad esprimere forti dubbi sono statele associazioni dei consumatori. Nel mese di aprile l’ indice del clima di fiducia dei consumatori italiani si è dunque portato a 105,4 punti dai 101,9 del mese precedente andando così a toccare i nuovi massimi dal gennaio 2010. I dati diffusi dall’ Istituto di statistica vedono in rialzo sia la componente economica che quella personale: la prima in misura più consistente, raggiungendo il valore di 115,1 da 108,1, la seconda cresce invece a 100,6 da 98,8 del mese precedente. Ed ancora, gli indici riferiti al clima corrente e futuro aumentano rispettivamente a 101,6 da 97,9 e a 109,4 da 105,8. In particolare, riguardo la situazione economica del Paese migliorano sia i giudizi sulle condizioni attuali, che le attese future (i saldi passano rispettivamente a -96 da -110 e a 14 da 3). Restano però stabili le attese sulla disoccupazione (44 il relativo saldo). I giudizi sulla situazione economica della famiglia migliorano, il relativo saldo cresce a -52 da -59 di marzo; nel dettaglio, diminuisce, rispetto al mese precedente, la quota di rispondenti che giudica «molto peggiorata» la propria situazione economica (al 10,7% dal 13,6% di marzo). Ed anche le attese sulla situazione economica familiare migliorano: il saldo passa a -6 da -13 del precedente mese. Quanto ai giudizi sul bilancio familiare, il saldo cresce a -15 da -21. In controtendenza le opinioni sull’ opportunità attuale di risparmio, che peggiorano a 116 da 123, mentre restano stabili quelle sulle possibilità future (-57 il relativo saldo). «I nuovi dati Istat che segnalano un rialzo della fiducia dei consumatori come non si registrava dal 2010 certificano gli effetti positivi delle riforme avviate dal governo», ha commentato il democratico Matteo Colaninno per il quale «stimolare l’ aumento dei consumi è prioritario, e si concilia al buon lavoro svolto già dall’ esecutivo per quanto riguarda l’ attesa riduzione del cuneo fiscale. Rimettere in moto l’ economia reale è il primo step, poi inizierà la discesa». Parole peraltro simili a quelle di altri esponenti del Pd, e positiva è stata anche la valutazione di Unimpresa. «La crescita della fiducia dei consumatori è un dato sorprendente e allo stesso tempo importante – ha sottolineato il presidente Paolo Longobardi-, va quindi premiata con una riduzione delle tasse strutturale e più incisiva rispetto al bonus da 80 euro varato pochi giorni fa dal governo con un decreto legge». Assai diversa, come detto, la reazione delle associazioni dei consumatori. «Risultano a dir poco inverosimili i dati sulla fiducia dei consumatori e appare assai difficile credere che tali dati siano stati raccolti in Italia, dove i bilanci delle famiglie sono ridotti ormai allo stremo»: ad affermarlo in una nota congiunti sono stati i presidenti di Federconsumatori e Adusbef, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. Le associazioni evidenziano piuttosto che dal 2008 ad oggi, secondo le rilevazioni dell’ Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il potere di acquisto delle famiglie è diminuito di oltre il13,4%. «Un segno evidente di tale crisi è la continua contrazione dei consumi – scrivono Trefiletti e Lannutti – che ha raggiunto quota -8,1% nel biennio 2012-2013. Ciò significa che ogni famiglia ha ridotto la propria spesa di 2.320 euro annui». Quanto al Codacons, si è limitato a sottolineare come «l’ associazione ha sempre preferito commentare i dati reali forniti dall’ Istat e non la misurazione delle attese o i sondaggi d’ opinione». Un contributo fino a 5.000 euro per un’ auto elettrica, ibrida e gas (metano, biometano o Gpl) a basse emissioni di anidride carbonica (Co2), fino a 120 g/km. Il prossimo 6 maggio tornano gli ecoincentivi: in un decreto firmato il 3 aprile scorso dal ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, il governo mette a disposizione 63,4 milioni di euro, di cui la metà per i privati e la metà per le imprese. La novità principale, oltre all’ aumento dei fondi, è che non c’ è la necessità di rottamare un veicolo immatricolato da almeno dieci anni. La scelta del governo è non privilegiare una singola tipologia, ma basarsi sull’ emissione di Co2: il contributo è pari al 20% del costo complessivo del veicolo. I tetti massimi sono: 5.000 euro-divisi tra sconto del concessionario e quota erogata dallo Stato -peri veicoli con emissioni inferiori a 50 g/km (sostanzialmente i modelli elettrici), 4.000 euro per chi inquina fino a 95 g/km e 2.000 per chi sta dentro i 120 g/km. Quest’ ultimo range è valido solo perle imprese. Non sono valide le auto “a km zero”, perché l’ immatricolazione deve avvenire dopo il 6 maggio, appunto.
 
 

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